Il Libro bianco è l’intelaiatura sulla quale il governo cercherà di far passare la cancellazione del Welfare pubblico. Si accelera il processo di privatizzazione. E vedrà coinvolti tutti i settori, dalla previdenza al mercato del lavoro
di Paolo Andruccioli
Il Libro bianco del ministro Sacconi annulla completamente il concetto di livelli essenziali dei servizi sociali, non parla mai di cittadinanza, afferma che il Welfare State ha fallito nel suo compito storico e infine ridisegna un sistema di assistenza basato sulla privatizzazione dei servizi (sanità in primis) e sull’individualizzazione dei rapporti tra cittadini, divenuti utenti ed enti erogatori delle prestazioni, visto che si chiede comunque allo stato di ritirarsi. Insomma la linea di Sacconi e di tutto il governo si mostra opposta a quella che sta cercando di costruire con grande fatica e coraggio negli Usa Barack Obama. È questo il messaggio principale che è stato lanciato il 24 settembre dalla Cgil nazionale, che ha invitato alcuni studiosi di Welfare a confrontarsi sul Libro bianco e sulle controproposte di corso d’Italia.
Il Libro bianco è solo in apparenza un documento soft, ha spiegato Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil. In realtà si tratta dell’intelaiatura sulla quale il governo cercherà di far passare l’opera di cancellazione del Welfare pubblico. Non si farà attraverso una megariforma, ma con tutta una serie di provvedimenti mirati. Il Libro bianco di Sacconi (che precedentemente era un Libro Verde) è stato scritto prima dell’avvio della grande crisi economica che stiamo ancora vivendo. La crisi non ha modificato però le intenzioni del governo, che anzi sfrutterà la situazione per accelerare il processo di privatizzazione. Un processo che vedrà coinvolti tutti i settori del Welfare, dalla previdenza al mercato del lavoro. Non a caso, ha spiegato Morena Piccinini, il ministro Sacconi sta lavorando su più piani: dalla sanità (dove si tenta di spingere sempre di più verso la sanità integrativa-sostitutiva) al superamento dello Statuto dei lavoratori, con lo Statuto dei lavori.
Uno dei punto più “eversivi” del Libro bianco nella parte che riguarda in particolare la sanità è quell’aggancio delle prestazioni (e quindi dei diritti) alla salute dell’economia misurata solo attraverso il Pil. Se ci sono i soldi – è il messaggio di Sacconi – allora si potranno elargire anche i servizi, altrimenti i cittadini dovranno pagarseli di tasca propria. La spesa sociale diventa così una semplice funzione del Pil. I diritti di cittadinanza sono cancellati, mentre si creano i presupposti per la creazione di un nuovo sistema basato sulle assicurazioni private (le stesse che oggi si oppongono al progetto di riforma di Obama negli Usa).
Ma non è solo la sanità il problema sul tappeto. Anche la previdenza viene messa in discussione e Morena Piccinini ha detto chiaramente che si dovrà riavviare la discussione sulle garanzie da dare anche ai giovani precari, secondo il tetto del 60% dell’ultima retribuzione. Se non si affrontano oggi questi problemi la situazione sociale potrebbe diventare insostenibile visto che i lavoratori sono esposti da più punti di vista ai rischi di mercato. Perfino la previdenza pubblica, secondo le linee di riforma in vigore, è ormai collegata all’andamento del Pil, mentre come sappiamo i fondi pensione sono direttamente collegati alle oscillazioni di Borsa.
L’analisi della Piccinini, che ha parlato a nome della confederazione di corso d’Italia è stata condivisa praticamente da tutti gli ospiti intervenuti (Amos Andreoni, Ugo Ascoli, Elena Granaglia e Laura Pennacchi). In particolare Laura Pennacchi ha voluto approfondire il discorso sugli effetti nefasti delle politiche individualistiche negli Usa e nel resto del mondo (il caso della rinazionalizzazione dei fondi pensione argentini, per esempio). Quello che pervade le politiche della destra, Libro bianco di Sacconi compreso, è una sorta di “infeudamento della liberta”, un processo di nichilismo e di tribalizzazione (per citare Habermas).
Perché dunque questo ennesimo convegno sul Libro bianco e sul Welfare? Perché la Cgil – ha risposto il segretario confederale Fulvio Fammoni nelle conclusioni – deve portare fino in fondo la sua battaglia politica contro il Libro bianco e la distruzione del Welfare. Questo non vuol dire che si devono accettare le cose come stanno. I servizi pubblici devono essere di qualità e devo sempre essere verificabili e trasparenti. Ma è necessario riavviare una battaglia anche sui valori di fondo, come nel caso del contrasto ai tentativi di abolire il valore legale del titolo di studio. Fammoni ha spiegato che la battaglia in difesa del ruolo del pubblico è molto difficile, ma nello stesso tempo si è detto ottimista. “Un anno fa – ha ricordato il dirigente sindacale – eravamo soli in piazza a protestare. Ora le alleanze si sono estese. Basti pensare alle manifestazioni contro il razzismo e l’intolleranza e in difesa della libertà si stampa e di pensiero. La fiaccolata e la manifestazione del 3 ottobre a piazza del Popolo”.
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