Hu Jintao annuncia sensibili riduzioni di CO2 entro il 2020. Obama: la situazione “è grave: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile”. Ban Ki-moon: negoziati procedono con “lentezza glaciale”
La Cina si impegna a ridurre "sensibilmente" le emissioni di CO2 entro il 2020, ma non mette nero su bianco le cifre e i dettagli di tale impegno. L'annuncio è arrivato dal presidente, Hu Jintao, nel suo intervento alla conferenza mondiale dell’Onu sul clima, in corso a New York. Hu Jintao ha affermato che sta portando avanti enormi sforzi per ridurre l'anidride carbonica rispetto ai livelli del 2005, per ogni unità di prodotto nazionale lordo, di un "margine notevole" entro il 2020. Pechino continuerà ad agire "con determinazione", ha assicurato, illustrando nuovi piani per l'estensione di programmi di risparmio energetico e ambiziosi obiettivi per la riduzione della "intensità" dell'inquinamento. Infine è previsto un aumento importante della superficie boschiva, di "tecnologie eco-sostenibili" e di un consumo pari al 15% sul totale da fonti rinnovabili sempre entro il 2020.
La situazione "è grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile". Così il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha aperto la conferenza mondiale Onu sul clima a New York. Gli Usa "hanno fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere la energia pulita e ridurre l'inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia", ha detto, sottolineando il cambio di passo in materia di lotta al riscaldamento del pianeta, fatto dalla sua amministrazione rispetto a quella di George W. Bush. "Non siamo venuti qui a celebrare i progressi raggiunti - ha detto ancora Obama - ma perché ci sono ancora passi da compiere. Non dobbiamo farci illusioni quanto al fatto che la parte più difficile è davanti a noi", ha affermato il leader della Casa Bianca. Obama ha insistito molto sulle difficoltà che dovranno essere affrontate ma ha sottolineato che "le difficoltà non possono essere una scusa per non agire". "Tutti noi - ha detto ancora - dovremo affrontare dubbi e difficoltà nelle nostre capitali". "Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere", ha ammonito Obama. "La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli - la nostra prosperità, la nostra salute e la nostra sicurezza - sono a rischio" a causa della minaccia climatica, ha aggiunto il presidente americano che ha invitato Paesi emergenti coma la Cina e l'India "a fare la loro parte" per affrontare il riscaldamento del pianeta adottando "misure vigorose".
Il totale delle emissioni di Stati Uniti e Cina si avvicina al 40 per cento della parte mondiale.
La conferenza di New York ha l’obiettivo di rilanciare i negoziati in vista del vertice di Copenaghen che si terrà fra tre mesi. Vi prendono parte oltre 120 capi di stato e di governo. Novità sostanziali sono attese proprio dalla Cina e dall’India. La conferenza Onu di oggi e il vertice G-20 di Pittsburgh alla fine della settimana hanno lo scopo di aumentare al pressione sugli Stati Uniti e sugli altri paesi industrializzati affinché si impegnino a ridurre le emissioni di gas serra e forniscano ai paesi in via di sviluppo il denaro necessario a imprimere una svolta alle proprie economie energetiche, basate sul carbone e sulla deforestazione.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha aperto il vertice sul clima al Palazzo di Vetro sottolineando la "lentezza glaciale" dei negoziati della comunità internazionale, per un nuovo trattato che sostituisca il protocollo di Kyoto. Anche se la conferenza di Copenaghen per accordarsi sul nuovo trattato si terrà a dicembre, ha ricordato, "i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici". A suo giudizio, infatti, un fallimento di Copenhagen sarebbe "moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada" perché "la Storia potrebbe non offrici un'occasione migliore di questa". Ha infine osservato che "abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori" a causa del surriscaldamento.
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