Gli stranieri residenti in Italia sono 3 milioni e mezzo e contribuiscono per il 4% alla ricchezza del paese. Ma la crisi li colpisce due volte: le imprese li assumono sempre meno e intanto si moltiplicano le discriminazioni
Sono quasi 3 milioni e mezzo i migranti che risiedono regolarmente nel nostro paese, un numero in continua crescita. In tempi di crisi come quelli attuali, sono costretti a convivere con le stesse difficoltà degli italiani, cioè lavoro e casa. Ma chi arriva da lontano ha un problema in più: proprio la recessione, infatti, sta facendo aumentare il clima di intolleranza verso di loro. È quanto sostiene in sintesi il rapporto Ocse-Censis “International Migration Outlook” presentato oggi a Roma. Le difficoltà legate alla crisi avvertite dagli italiani, infatti, secondo il dossier hanno determinato un calo del livello di tolleranza nei confronti degli immigrati, come dimostra l’aumento degli episodi di discriminazione che avvengono soprattutto in ambito lavorativo. Nel dettaglio, il 32,1% delle denunce riguarda la fase di accesso al mercato del lavoro, il 23,2% le condizioni lavorative, il 19,6% azioni di mobbing.
LE CIFRE. Si consolida il processo di stabilizzazione. Il numero dei migranti residenti è infatti in continuo aumento, tanto che lo scorso anno ha fatto registrare un balzo mai visto prima (+16,8%, cioè 493.729 persone in più rispetto all’anno precedente) per un totale di 3.432.651 presenze. Al primo posto c'è la Romania, con un +82,7% di residenti tra il 2007 e il 2008 e una comunità di oltre 600mila persone, seguita da Albania, Marocco e Cina. Il rapporto sottolinea anche il contributo alla ricchezza del paese che arriva dalla popolazione straniera, che contribuisce al 4% del gettito Inps (6,4 miliardi di contributi da lavoro dipendente, 317 milioni da lavoro autonomo e 242 da quello parasubordinato). E intanto le donne straniere diventano un pilastro per il nostro welfare: sono infatti circa 1 milione le colf e badanti di origine immigrata che lavorano nella Penisola (il 71,6% del totale), impegnate in media per 35 ore a settimana per una paga 930 euro netti al mese. Ma le straniere non fanno solo lavori di cura: quasi 67 mila di loro risultano infatti titolari d’impresa tra extracomunitarie (47.894) e comunitarie (19.044)
LAVORO E CASA. A causa della crisi, spiega nel dettaglio il dossier, le imprese italiane hanno ridimensionato le previsioni di assunzione di personale immigrato: 92.500 nuovi posti per il 2009 contro i 171.900 che erano stati previsti per il 2008. Sul capitolo sicurezza, dei quasi 875mila incidenti sul lavoro denunciati nel 2008, il 16,4% ha riguardato cittadini stranieri. Tuttavia, se rispetto all’anno precedente gli infortuni totali diminuiscono dell’1,7%, per quelli degli stranieri il trend è contrario (+2%). Anche la casa “è diventata per gli immigrati un problema sempre più pressante”. Si registra un infatti un aumento degli sfratti per morosità a causa dell’aumento del canone o della perdita del lavoro soprattutto al Nord, dove le famiglie immigrate rappresentano il 22% del totale di quelle sfrattate. Allo stesso tempo si è fermata la corsa al mattone degli immigrati: “Tra il 2007 e il 2008 – si legge – gli acquisti di immobili da parte di immigrati sono diminuiti del 23,7% interrompendo un ciclo di crescita che durava da quattro anni”. Gli effetti della crisi pesano anche sulle rimesse: diminuisce del 10% la cifra pro-capite inviata ogni mese in patria (155 euro nel 2008 a fronte dei 171 del 2007) e rallenta il ritmo di crescita dell’ammontare complessivo delle rimesse (6,4 miliardi di euro nel 2008).
Infine un avvertimento sul capitolo criminalità. Lo scorso anno i cittadini stranieri denunciati sono stati 205.188 (29,7% del totale), mentre quelli arrestati 97.432 (49,2% del totale). Al 1 settembre 2009 i detenuti non italiani risultano 23.696 (37% del totale). Attenzione a leggere questi dati, però, conclude il Censis, perché “a delinquere sono soprattutto gli irregolari e i clandestini” e anche perché “gli stranieri hanno minore conoscenza della lingua e della legge italiana e minore possibilità di usufruire del sistema di tutele come gli arresti domiciliari”.