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L’allarme

Emergenza carceri, stracolme e violente

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Già superata la cifra record di 64mila reclusi, e ogni mese ne entrano altri mille. “Non c’è più spazio”. Se ne esce solo con misure alternative al carcere. Incensurati e delitti minori possono evitare la detenzione preventiva

di Maurizio Minnucci

foto di mora (da flickr) (immagini di foto di mora (da flickr))
Superato anche l’ultimo disgraziato traguardo, stabilito con la capienza massima tollerabile, oggi negli istituti di pena italiani è record di presenze con 64.580 detenuti. E non è ancora finita: già da qualche tempo, infatti, la quota dei nuovi carcerati viaggia al ritmo di circa mille ingressi al mese. In quale modo, ma soprattutto dove i prossimi reclusi verranno ospitati, resta un’incognita. A lanciare l’allarme è la Funzione pubblica Cgil, che ormai da oltre un anno denuncia la gravità della situazione e insieme l’inerzia manifestata sia dal governo sia dal ministero della Giustizia, che tramite il Dap gestisce le politiche penitenziarie.

Anche perché ci rimettono tutti. I detenuti, che finiscono col lasciarsi morire di fame e di sete, come accaduto il 9 settembre scorso al tunisino Mbarka Sami Ben Garci nel carcere di Pavia senza che nessuno intervenisse. E gli agenti, costretti a lavorare in condizioni sempre più disagiate.

Rassegna si è già occupata dell’argomento l’anno scorso dopo una serie ravvicinata di suicidi tra gli uomini della penitenziaria. Torniamo a parlarne, visto che la situazione degli istituti non è affatto migliorata. Anzi.

“C’è un’inquietante assenza di reali misure contro il sovraffollamento degli istituti penitenziari – scandisce Francesco Quinti, coordinatore nazionale del comparto sicurezza per la sigla di categoria –. Servono soluzioni urgenti e ci auguriamo che venga aperto quanto prima un dibattito parlamentare sull’emergenza carcere. È ora che il governo e il ministro Alfano la smettano di tentare di scaricare il problema del sovraffollamento sull’Unione Europea. La situazione è drammatica e rischia seriamente di produrre l’ingovernabilità del sistema. Per questo va affrontata e risolta al più presto”.

Qualche dato aiuterà a comprendere lo stallo in cui si è finiti.
Gli istituti penitenziari sparsi in tutta Italia sono 207. Allo stato attuale ospitano 64.580 detenuti contro una capienza tollerabile stabilita dal Dap in 64.111 unità e una regolare ben inferiore (42.260). Prima regione per sovraffollamento è l’Emilia Romagna, con 4.600 reclusi contro un tetto di 2.308, cioè il 198% oltre la capienza massima. Seguono la Lombardia (160%), il Veneto (166%), la Sicilia (159%), il Friuli Venezia Giulia (158%), la Calabria (152%) e il Piemonte (144%). Il piano messo a punto dal capo del Dap, Franco Ionta, prevede la realizzazione di 18 nuovi istituti, tuttavia ci vorranno anni per inaugurare i nuovi padiglioni. E intanto oggi muore un detenuto ogni due giorni e nei primi sette mesi del 2009 il numero dei suicidi (45) è raddoppiato rispetto all’anno precedente.

Quanto agli agenti, un decreto ministeriale che risale al febbraio di nove anni fa prevede un totale di 42.268 persone in organico ma oggi siamo a 37.690, molti dei quali addetti solo alle traduzioni e ai piantonamenti, che quindi non lavorano “in sezione”. A conti fatti, visto che il blocco del turn over impedisce di sostituire chi è andato in pensione, e considerando anche i numerosi passaggi a ruoli civili per inidoneità, a lavorare “dentro” non sono rimasti che 17-18 mila poliziotti, cioè appena un terzo rispetto alla popolazione delle patrie galere. Spazi così ridotti non possono che far schizzare lo stress dei detenuti, che poi si riverbera inevitabilmente sugli addetti. "Olio bollente gettato in faccia e braccia rotte non stupiscono più, le aggressioni al personale sono all’ordine del giorno, circa 800 solo dall’inizio anno”, rivela Quinti. Poi ci sono i problemi logistici. Prendiamo ad esempio l’istituto di Cagliari: gli agenti avanzano ferie dal 2005 e spesso devono rinunciare ai riposi settimanali; i turni delle traduzioni dalla Sardegna verso la Penisola possono durare fino a 20 ore di seguito, ma di riscuotere gli straordinari neanche se ne parla perché il budget semestrale viene sempre superato; i mezzi sono obsoleti e va già di lusso quando non bisogna anticipare i soldi per la benzina.

Dov’è allora, se c’è, la soluzione? “Non certo nell’edilizia penitenziaria – riprende Quinti – ma nell’applicazione e nel rafforzamento di misure alternative al carcere”. L’esempio di buone pratiche arriva dall’Inghilterra, dove viene sperimentato con successo un sistema chiamato probation: quando ci sono le condizioni (incensurati, delitti minori che non creano allarme sociale) si può evitare la detenzione preventiva e alleggerire così il peso sugli istituti. E in più si evita di mettere in contatto tra loro semplici criminali con i delinquenti abituali. Su questa linea si muove la Fp Cgil. “È un errore mettere nella stessa cella un mafioso con un ragazzo al primo reato – insiste il dirigente sindacale –. Così si rischia la contaminazione. Dai dati in nostro possesso sappiamo che il 70 per cento di chi sconta misure alternative alle reclusione non è recidivo. Al contrario, solo due detenuti su dieci che passano nelle sezioni tutto il tempo della condanna non commettono più reati in seguito. Evidentemente c’è una differenza tra chi sta fermo in carcere e chi sconta fuori parte della pena”.

Tra le richieste del sindacato vi sono la depenalizzazione delle condotte illecite minori, la riduzione al minimo dell’uso della custodia cautelare e l’ampliamento delle sanzioni alternative immaginando pene diversificate già in sentenza. “Quasi tutti i principi cui gli Stati membri dovrebbero adeguarsi – spiega infatti Quinti – sono già previsti dall’ordinamento italiano. Basterebbe applicarli”. Come noto, gli agenti della penitenziaria non possono scioperare, ma scendere in piazza sì. Nei mesi scorsi ci sono state proteste interregionali a Milano, Bologna, Bari e Napoli. “Vista la situazione – conclude Quinti – e anche considerando le difficoltà per il rinnovo del contratto, non escludiamo nuove proteste”.

» Il 22 un convegno a Roma


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TAGS penitenziaria carceri

21/09/2009 17:17

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