I militari sono rimasti uccisi in un attentato nel quartiere diplomatico. Tra i civili 15 vittime. Azione già rivendicata dai talebani. La Russa e Frattini: missione confermata. I nostri soldati in Afghanistan sono 2.800. Dal 2004 ne sono morti 21
Sei soldati italiani sono morti e almeno quattro sono rimasti feriti in un attentato a Kabul, la capitale dell’Afghanistan, il 17 settembre. Nell’attentato hanno perso la vita anche 15 civili afghani, i feriti sono almeno 60. La strage è stata rivendicata dai talebani, tramite un loro portavoce, Zabiullah Mujahid. La forte esplosione è avvenuta nel quartiere diplomatico della capitale. Decine di veicoli hanno preso fuoco, mentre l'ambasciata italiana non avrebbe riportato danni. Stando a un portavoce dell'Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla Nato, la deflagrazione è avvenuta lungo la strada che conduce all'aeroporto internazionale dove è ospitata una base dell'Alleanza Atlantica, la stessa attaccata lo scorso 8 settembre da un kamikaze per conto dei talebani, che rivendicarono poi l'attentato, costato la vita a tre civili.
Le sei vittime appartengono al 183/mo, al 186/mo e al 187/mo reggimento della Folgore che opera a Kabul, dove attualmente sono di stanza circa 500 militari del nostro paese. Fonti della Difesa hanno reso noto i nomi dei sei militari italiani morti in Afghanistan, le cui famiglie sono state avvisate. Si tratta del tenente Antonio Fortunato, originario di Lagonegro (Potenza); del primo caporal maggiore Matteo Mureddu, di Oristano; del primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, nativo di Glarus (Svizzera); del sergente maggiore Roberto Valente, di Napoli, del primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, di Orvieto, e del primo caporal maggiore Massimiliano Randino, nato a Pagani (Salerno).
Immediate le reazioni in Italia, dove si è riaperta la discussione sulla presenza delle nostre truppe in Afghanistan. I rappresentanti del governo insistono sulla linea della fermezza. “Agli infami e vigliacchi aggressori che hanno colpito in maniera subdola” a Kabul “va la nostra ferma convinzione che non ci fermeremo” e in accordo con le istituzioni internazionali “questa missione continuerà”. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio
La Russa riferendo in Senato. Per il ministro degli Esteri, Franco
Frattini, “è proprio in questi momenti di difficoltà che dobbiamo rimanere vicini agli afgani e non dimenticare che la nostra presenza in quel Paese è funzionale alla loro ed alla nostra sicurezza”. “Restiamo convinti – dichiara il ministro - che il processo di stabilizzazione dell'Afghanistan, oltre alla sicurezza, debba necessariamente passare attraverso una soluzione politica condivisa con i nostri alleati e l'insieme delle istituzioni democratiche afgane”. L'ipotesi di un ritiro della missione italiana in Afghanistan non esiste “perché sarebbe una resa alla logica del terrorismo”. L’ha detto il ministro dell'Interno Roberto
Maroni, conversando con i giornalisti a Palazzo Madama.
Per Anna
Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. La presenza in Afghanistan “è concordata attraverso il meccanismo della decisione parlamentare e di fronte a questa responsabilità il governo e la maggioranza hanno il dovere del confronto con l'opposizione. Credo – ha detto la senatrice Pd replicando in Aula la ministro La Russa - che dovremmo perciò affrontare una discussione in Parlamento che sia meno rapsodica di quanto non accada di solito sulle missioni internazionali e sull'Afghanistan e, mi permetto di dire, anche alla presenza del ministro degli Esteri”. Apertamente per il ritiro delle truppe italiane
Rifondazione Comunista,
Pdci e
Sinistra e Libertà. Mentre l’
Italia dei Valori chiede “che da subito si apra in Parlamento un confronto per stabilire i tempi e i modi di una exit strategy”.
L’offensiva militare in Afghanistan contro i talebani è iniziata nel 2001 e si articola in due missioni coordinate dagli Stati Uniti. La prima,
Enduring Freedom (Oef), è guidata dagli Stati Uniti. La seconda,
International Security Assistance Force (Isaf), è sotto il comando della Nato ed è a questa missione che partecipa l’Italia.
I soldati italiani arruolati nella missione Isaf sono circa 2.800, la maggior parte di loro di stanza a Herat, nell’Afghanistan occidentale, e altri 500 operativi a Kabul, dove controllano il territorio e addestrano le forze di sicurezza del luogo. Nell’area di Herat, invece, l’Italia coordina il Regional Command West e le nostre truppe si occupano essenzialmente di progetti di ricostruzione.
Al momento in Afghanistan si trovano circa
65 mila soldati inviati da 42 nazioni diverse. Il contingente più nutrito è quello degli Stati Uniti: 30 mila soldati cui se ne aggiungeranno altri 21 mila da qui alla fine dell’anno. Seguono Gran Bretagna (9 mila uomini), Germania (4.050), Canada (2.830), Italia (2.795), e la Francia (2.780).
Dal 2004 a oggi
sono morti 21 soldati italiani in Afghanistan.
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