Sono oltre 2.200 i prigionieri politici attualmente nelle mani della giunta militare in Birmania. Lo rende noto oggi un rapporto di Human Rights Watch (Hrw), spiegando che il numero è raddoppiato dopo la repressione della protesta nel 2007, scatenata dall'opposizione non violenta di decine di migliaia di birmani guidati dai monaci buddisti.
'I generali hanno previsto elezioni per il 2010 - scrive l'organizzazione umanitaria -, che saranno però un'illusione se gli oppositori si trovano in carcere'. Inoltre la comunità internazionale, secondo Hrw, si interessa solo al caso della leader democratica Aung San Suu Kyi, che dovrà scontare 18 mesi ai domiciliari, dimenticando invece gli altri oppositori come 'l'attore Zargana, arrestato per avere criticato la risposta inadeguata del governo al ciclone Nargis, o Su Su Nway, coraggiosa leader delle manifestazioni, che meritano l'attenzione del mondo intero'. Hrw rivolge un appello agli Usa, alla Cina, all'India e ai paesi vicini alla Birmania affinchè utilizzino 'ogni influenza e mezzo di pressione possibili' per ottenere la liberazione dei prigionieri.