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3 ottobre

Informazione a rischio, sempre di più

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La Cgil ha aderito alla manifestazione in difesa della libertà d’informazione. Intervista a Fulvio Fammoni: “Si interviene non solo distorcendo la realtà, ma anche con il silenzio sui temi più sgraditi. Il tema del lavoro ne è un esempio”

di Roberto Greco

autore: Pulpolux!!!, da flickr (immagini di autore: Pulpolux!!!, da flickr)
Il 19 settembre la Cgil sarà in prima fila, a Roma, alla manifestazione per la libertà dell’informazione, indetta dalla Federazione nazionale della stampa italiana, il cui segretario, Franco Siddi, parla di allarme sempre più alto. È a rischio il diritto sancìto dall’articolo 21 della Costituzione? A questa e ad altre domande sul delicato argomento, risponde Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, responsabile per le politiche della comunicazione.

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Fammoni Il nostro sistema di comunicazione è già da tempo considerato da istituzioni internazionali come Freedom House, parzialmente a rischio, in particolare per i problemi che il conflitto d’interesse e la concentrazione esistente determinano. Ma negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un crescendo impressionante di iniziative contro una libera informazione. Pensiamo, solo per rimanere ai giorni scorsi, agli interventi autoritari messi in atto sul palinsesto Rai. Se Freedom House stilasse oggi il suo rapporto, peggiorerebbe il giudizio e l’Italia sarebbe certamente classificata come paese in cui è fortemente a rischio l’articolo 21 della Costituzione.

Rassegna Le recenti azioni giudiziarie del Presidente del Consiglio contro Repubblica e Unità, nonché quelle minacciate a giornali esteri quali El Pais e Nouvel Observateur, in realtà, sono solo la punta dell’iceberg dell’emergenza: dalle pressioni sugli operatori dell’informazione alle norme sulle intercettazioni, dai tagli all’editoria a quelli al sistema culturale e dello spettacolo, dall’uso delle risorse pubblicitarie ai meccanismi di nomina Rai: sembrano tanti tasselli di un unico disegno che punta ad eliminare qualsiasi forma di dissenso alla linea del governo.

Fammoni Certamente. Tanti tasselli, ognuno apparentemente svincolato dall’altro, ma che identificano un progetto non accettabile. E attenzione, si interviene sulla libertà d’informazione non solo così, non solo distorcendo la realtà con una verità di parte presentata come realtà dei fatti, ma anche con il silenzio sui temi più sgraditi. Il tema del lavoro ne è un esempio evidente: salvo rare eccezioni, è stato uno dei settori privilegiati di questi interventi distorsivi. Per quel poco che se ne è parlato, e soprattutto per come è sparito dalle cronache. Anche la precarietà del lavoro è usata a tale scopo, come forma di indebita intromissione nell’autonomia professionale degli operatori dell’informazione. Siamo di fronte all’evidente non rispetto del fondamentale concetto di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione.

Rassegna Le richieste risarcitorie milionarie di Berlusconi a editori e giornalisti – peraltro inconcepibili all’estero –, oltre che a mettere il bavaglio a voci non gradite, non puntano soprattutto a minare economicamente e, in qualche caso, a far morire per fame testate già afflitte da problemi di bilancio?

Fammoni È una realtà evidente negli atti di questi mesi, nelle norme sulle intercettazioni, ma anche con le scelte dei tagli all’editoria, alla cultura e allo spettacolo, solo in parte rientrati, a seguito di una vasta mobilitazione. Ma cosa dire anche dell’indicazione di non dare inserzioni pubblicitarie a chi racconta la verità sulla crisi o dell’uso della pubblicità istituzionale? Tutto questo si somma a problemi di concentrazione gravi, che già determinavano un’evidente concorrenza sleale.

Rassegna La mobilitazione del mondo del lavoro e della società civile in difesa del pluralismo dei media appare necessaria per arrivare al più presto ad una moderna regolamentazione del settore della comunicazione nel nostro paese, a partire dal tema, sempre irrisolto, del conflitto d’interesse.

Fammoni A questo stato di cose si reagisce con la determinazione adeguata, e perciò è così importante la manifestazione del 19 settembre. Ma è altresì evidente che occorre dare continuità e prospettiva a questa mobilitazione, anche costruendo una proposta compiuta per una moderna e adeguata regolamentazione. Penso a una nuova legge di sistema di tutto il settore della comunicazione, a partire dal macigno del conflitto d’interesse. Bisogna essere chiari, rapidi, unitari, e per questo mettere da parte, ognuno, qualche particolarismo.

Rassegna Il 19, in piazza del Popolo, prevedete una partecipazione di almeno 50.000 persone e vi augurate il più vasto schieramento possibile di forze sociali. Colpisce, al momento, la mancata adesione di Cisl e Uil, su una materia così importante, sinonimo di democrazia e libertà.

Fammoni Prevediamo tanta gente e faremo tutto il possibile per realizzare una grande manifestazione. La Fnsi ha preso una decisione coraggiosa e necessaria. Ha pubblicamente chiesto alle confederazioni sindacali di compromuovere l’iniziativa. Non si è realizzata questa condizione e la Cgil ha deciso la propria adesione, ma bisogna continuare il confronto, perché il tema della libertà d’informazione non può non essere un terreno comune fra noi e con la Fnsi, a cui ci lega un patto di consultazione. Il livello e la quantità di adesioni che ogni giorno affluiscono sul sito del sindacato dei giornalisti dimostrano l’ampiezza e la pluralità della mobilitazione messa in campo.

Rassegna La Cgil chiede chiarezza nei contenuti e certezza di continuità nell’iniziativa messa in piedi. Che cosa fare, dopo la manifestazione, per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica?
Fammoni Ho già parlato della necessità di una proposta unitaria, ma, ovviamente, serve che la mobilitazione non finisca in piazza del Popolo, anzi, che da quella giornata inizi una ramificazione del confronto e della mobilitazione in tante iniziative locali, nelle diverse città italiane. Occorre dare continuità e prospettive all’iniziativa per un’informazione che racconti la verità dei fatti, attenta ai bisogni delle persone, che non distorca le opinioni e dia voce ai più deboli e indifesi, che rafforzi i valori della non violenza, del rispetto degli altri, della legalità e solidarietà. Quello che dice l’articolo 21 della nostra Costituzione.

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TAGS cgil libertà stampa informazione

16/09/2009 11:41

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1
la situazione e' seria!il concerto fra le parti c'e' stato e'indubbio e i segnali ci sono tutti oramai anche alcuni"sindacati"che hanno fatto accordi(e' inutile e offensivo negarlo!),come alcune figure di spicco buttano giu'la maschera,non possono piu' fingere di essere indipendenti,non solo,ma addirittura che non siano di parte.lo sono di parte perche'non e'serio quel che accade in italia con l'informazione e sarebbe illegibile se non che c'e'una accondiscendenza troppo evidente.....

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