
Economia
I Bot finiscono sotto zero
Crollano i Buoni ordinari del Tesoro: per la prima volta il rendimento dei titoli di Stato viene superato dai costi di tasse e commissioni. Uno dei possibili effetti è l'aumento del deficit pubblico. Spunta l'ipotesi di superticket sanitari
di Paolo Andruccioli
Si chiamano Bot, sigla che sta per Buono ordinario del Tesoro, sono titoli emessi quindi dallo Stato per finanziare le casse pubbliche. In termini tecnici si tratta di titoli zero-coupon, senza cedola, con una durata che arriva al massimo ad un anno. L’emissione è direttamente del governo che ha la necessità continua di finanziare il debito pubblico. Lo Stato emette i Bot tramite aste, dette “aste competitive”, cui possono partecipare solo gli intermediari finanziari, che operano per conto dei loro clienti. Ebbene la notizia di queste ore è che il rendimento dei Bot trimestrali è crollato con grande fragore. Tradotto in cifre: i possessori di questi titoli hanno avuto una perdita dello 0,08%. I titoli trimestrali hanno segnato un nuovo minimo storico, scendendo ad un rendimento composto dello 0,386% e perdendo circa 107 millesimi di punto rispetto all'ultima asta. All'asta del 10 luglio il rendimento netto finale dei Bot trimestrali per i risparmiatori era già sceso allo 0,04%. Il record del primo rendimento negativo era stato raggiunto alla fine di agosto anche dai Bot semestrali, che erano stati collocati con un rendimento dello 0,55% lordo, vale a dire che anche in questo caso, una volta detratte tasse e commissioni, il guadagno netto che rimane in tasca ai risparmiatori è solamente dello 0,08%.
Anche i Bot annual hanno fatto registrare il loro minimo storico, perdendo 0,210 punti percentuali, con un rendimento composto che si attesta sullo 0,741%, e un fievole rendimento netto dello 0,35%. L’apparente paradosso di titoli pubblici che non solo non producono interesse, ma creano delle perdite si spiega facilmente considerando il rapporto tra rendimento e costi di commissioni e tasse. In questo caso, nell’andamento degli ultimi mesi, i rendimenti dei Bot sono stati evidentemente così scarsi che non hanno neppure coperto i costi dovuti appunto al pagamento delle tasse e delle commesse per gli intermediari finanziari che gestiscono il mercato. L’associazione degli operatori dei titoli, Assiom, ha calcolato nel dettaglio i costi e i ricavi dalle operazioni con i Bot. Si conferma la discesa dei rendimenti. Pochi mesi fa si era arrivati vicino alla zero. Ora siamo alle cifre negative.
Innumerevoli sono gli effetti finanziari ed economici di questa situazione apparentemente paradossale. Ne elenchiamo solo i principali. Uno degli effetti macro nei prossimi mesi potrebbe essere sicuramente l’aumento del deficit pubblico, visto che è presumibile una riduzione forte della domanda di titoli pubblici. Lo Stato dovrà cercare altre strade per finanziarsi (senza pensare alla “magia” e imprevedibilità di lotto e lotterie). È possibile dunque che il ministro Tremonti (che anche in questo caso ha sbagliato clamorosamente le previsioni) debba andare a cercare altre fonti di finanziamento. Una possibile fonte (ipotizzata già da qualche quotidiano oggi) è l’introduzione di nuovi superticket sanitari. I cittadini e in particolare i lavoratori dipendenti e i pensionati rischiano di pagare tre volte la crisi: come risparmiatori per il crollo dei rendimenti dei Bot, come cittadini con l’aumento del deficit pubblico e come cittadini portatori di diritti universali con la ricomparsa di super ticket sanitari. Il danno e le beffe. Proprio mentre Obama cerca di civilizzare la sanità degli americani.
p.s.: Si tratta poi ora di vedere quali saranno gli effetti del crollo dei Bot sui rendimenti dei Fondi pensione, visto che in tutti i portafogli i titoli pubblici campeggiano.
Anche i Bot annual hanno fatto registrare il loro minimo storico, perdendo 0,210 punti percentuali, con un rendimento composto che si attesta sullo 0,741%, e un fievole rendimento netto dello 0,35%. L’apparente paradosso di titoli pubblici che non solo non producono interesse, ma creano delle perdite si spiega facilmente considerando il rapporto tra rendimento e costi di commissioni e tasse. In questo caso, nell’andamento degli ultimi mesi, i rendimenti dei Bot sono stati evidentemente così scarsi che non hanno neppure coperto i costi dovuti appunto al pagamento delle tasse e delle commesse per gli intermediari finanziari che gestiscono il mercato. L’associazione degli operatori dei titoli, Assiom, ha calcolato nel dettaglio i costi e i ricavi dalle operazioni con i Bot. Si conferma la discesa dei rendimenti. Pochi mesi fa si era arrivati vicino alla zero. Ora siamo alle cifre negative.
Innumerevoli sono gli effetti finanziari ed economici di questa situazione apparentemente paradossale. Ne elenchiamo solo i principali. Uno degli effetti macro nei prossimi mesi potrebbe essere sicuramente l’aumento del deficit pubblico, visto che è presumibile una riduzione forte della domanda di titoli pubblici. Lo Stato dovrà cercare altre strade per finanziarsi (senza pensare alla “magia” e imprevedibilità di lotto e lotterie). È possibile dunque che il ministro Tremonti (che anche in questo caso ha sbagliato clamorosamente le previsioni) debba andare a cercare altre fonti di finanziamento. Una possibile fonte (ipotizzata già da qualche quotidiano oggi) è l’introduzione di nuovi superticket sanitari. I cittadini e in particolare i lavoratori dipendenti e i pensionati rischiano di pagare tre volte la crisi: come risparmiatori per il crollo dei rendimenti dei Bot, come cittadini con l’aumento del deficit pubblico e come cittadini portatori di diritti universali con la ricomparsa di super ticket sanitari. Il danno e le beffe. Proprio mentre Obama cerca di civilizzare la sanità degli americani.
p.s.: Si tratta poi ora di vedere quali saranno gli effetti del crollo dei Bot sui rendimenti dei Fondi pensione, visto che in tutti i portafogli i titoli pubblici campeggiano.
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11/09/2009 15:27





