Ocse ed Eurostat vedono segnali di ripresa, ma non per l’occupazione. L’economia italiana è nelle condizioni peggiori. Confindustria (insieme alla Bdi tedesca) chiede all’Europa un’apertura di credito. “Pmi senza ossigeno”. Punire i banchieri non basterà
di Davide Orecchio
Prepariamoci a un autunno double-face, se non schizofrenico. Da un lato istituti statistici e organizzazioni internazionali annunciano il rallentamento della recessione e segnali positivi per l’economia (sebbene i vari segni meno restino comunque impressionanti). Dall’altro le imprese, soprattutto le medie e piccole, non usciranno per un bel pezzo dalla crisi d’ossigeno, e con loro le persone che ci lavorano (dipendenti e non, si vedano le cifre drammatiche sul crollo degli interinali fornite dall’Ebitemp), mentre con l’esaurirsi delle prime 52 settimane di cassa integrazione le tensioni sociali aumenteranno. Oggi, 3 settembre, ad esempio, l’Ocse ha rivisto le sue stime sul Pil 2009 delle principali economie mondiali (il G7): se a giugno l’organizzazione di Parigi aveva previsto un calo del -4,1%, adesso considera una frenata al -3,7%. Anche per l’Italia l'Ocse stima una diminuzione del prodotto interno lordo del 5,2%, mentre a giugno aveva calcolato un -5,5%. Migliorano le stime per tutte le economie principali, tranne che per la Gran Bretagna (Pil al -4,7% rispetto al -4,3% previsto a giugno). Nella zona euro la contrazione del prodotto interno lordo sarà del 3,9% (a giugno l’Ocse prevedeva il -4,8%).
Alle stime Ocse si aggiungono quelle dell’Eurostat. Secondo l’istituto statistico europeo nel secondo trimestre dell’anno la caduta del Pil ha rallentato con un - 0,1% rispetto al trimestre precedente. Un dato negativo ma in miglioramento rispetto al periodo gennaio-marzo. Su base tendenziale, l'Eurozona registra una caduta del 4,7% contro il 4,8% del primo trimestre, mentre il Pil Ue scende del 4,9% contro il 4,8% precedente. Per quanto riguarda l'Italia, il Pil si riduce dello 0,5% su base congiunturale contro il -2,7% del primo trimestre, mentre su base tendenziale il calo è del 6% come tra gennaio e marzo.
Segnali che fanno il paio con l'indice Pmi della zona euro (indicatore di fiducia dei manager acquisti di manifatturiero e servizi) che ha toccato in agosto i 50 punti dai 47 di luglio, raggiungendo la soglia massima da 15 mesi a questa parte. O, in Germania, con l’analogo indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche, che sale ad agosto più delle attese a 90,5 punti (le stime erano di una crescita di 88,9).
A ciò si aggiunga che per il quarto mese consecutivo la Banca centrale europea ha confermato il costo del danaro di riferimento per l'area dell'euro all'1%.
Ma il venticello di fiducia non sembra avere la forza, per il momento, di frenare la tempesta sull’economia reale. Per questo, avverte ancora l’Ocse, i governi “debbono continuare nei piani di stimolo” alle economie, perché “la crescita della disoccupazione e la debolezza del mercato immobiliare continuano a comprimere i consumi”. Altri stimoli dai governi? L’Italia, come si evince dalle stime citate, è uno dei paesi messi peggio. Eppure è inutile farsi troppe illusioni. Osserva Oscar Giannino su Chicago Blog che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti non sembra disposto “a sgravi fiscali aggiuntivi. La sua intenzione è dare massima disponibilità solo per l’estensione degli ammortizzatori in deroga”. Il primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva potrebbe dare qualche indicazione in più.
Proprio col ministro Tremonti – che legge ottimisticamente i dati Eurostat – polemizza a distanza il segretario confederale della Cgil Agostino Megale, secondo il quale “i numeri parlano chiaro: le tabelle sul Pil dei diversi paesi europei indicano un primo rallentamento della crisi solo in Francia e in Germania”. “Rispetto alla media europea - sottolinea Megale -, l’Italia registra una flessione tendenziale più marcata del Pil (-6% contro il 4,8%)”. Per il dirigente della Cgil “i conti sono immediati: un drastico calo del Pil, come ricordato più volte, comporta un impatto pesantissimo sull’occupazione. Solo nel 2009 si prevede, infatti, un tasso di disoccupazione pari al 9,2% e nel 2010 del 10,7%, per un totale di 2,9 milioni di disoccupati. Tra questi i giovani disoccupati sotto i 35 anni aumenteranno di 640mila unità nel 2010 (rispetto al 2008) e le donne disoccupate, comprese quelle sotto i 35 anni, conteranno un incremento di circa 548mila unità nel 2010 (sempre rispetto al 2008)”.
Nel frattempo le imprese italiane e quelle tedesche hanno lanciato un allarme sul credito. La Confindustria italiana e quella tedesca (Bdi) chiedono congiuntamente un intervento della Ue per “allentare immediatamente le regole in vigore previste dall'accordo di Basilea2”. In una lettera al primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno del Consiglio europeo, e al presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, i presidenti di Confindustria, Emma Marcegaglia, e della BDI, Hans Peter Keitel, chiedono all’Europa di favorire l'afflusso di liquidità all'economia. Operazione essenziale, secondo le due associazioni, in “una fase cruciale di crisi” e di fronte alle crescenti difficoltà di accesso al credito che le imprese, specie piccole e medie, continuano a subire in Italia e in Germania. Marcegaglia e Keitel denunciano preoccupanti segnali di un credit crunch in atto nei due Paesi, con conseguenze che, scrivono, “potrebbero essere drammatiche per gli investimenti e l'occupazione in due delle principali economie europee”.
Il dramma delle imprese italiane l’ha descritto anche Giuseppe Morandini, presidente dei piccoli imprenditori della Confindustria, in un'intervista a Repubblica. Anche se è “impossibile” quantificare con esattezza le Pmi a rischio chiusura – dice Morandini -, “l'accordo sulla moratoria sui debiti considera una platea potenziale di un milione di piccole imprese”. “E' come se fossimo a cinquanta metri di profondità con pochissimo ossigeno nei polmoni per risalire. Dobbiamo sperare che qualcuno sia in grado di fornirci le bombole”.
Germania e Italia hanno in comune una consistente base manifatturiera. Sul fronte delle piccole imprese, però, sono molte le analogie tra la Francia e il nostro paese. La Confindustria francese stima in 70 mila le pmi che potrebbero chiudere. E in Francia – ricorda sempre Giannino - “il governo ha annunciato sgravi fiscali alle imprese per quasi 12 miliardi di euro”. Il governo italiano non potrebbe trarre ispirazione dai movimenti d’Oltralpe? “Il problema – spiega ancora Giannino su Chicago Blog - è la base patrimoniale, cioè l’ipocapitalizzazione mediamente assai diffusa nella piccola impresa italiana: oggi, la espone in migliaia di casi all’ipotesi di interruzione della continuità aziendale”. Una soluzione, secondo Emma Marcegaglia (intervistata sul prossimo numero di Panorama), può essere la creazione di un fondo che ripatrimonializzi le Pmi.
La rabbia del lavoro, e la demagogia
Le proteste e le tensioni nelle fabbriche italiane a rischio chiusura, o dove si stanno esaurendo gli ammortizzatori sociali, non termineranno senza interventi concreti. La disoccupazione, non solo in Italia ma in tutta Europa e nelle principali economie del mondo, è destinata a crescere ancora per diversi mesi. E con essa aumenterà la rabbia, senza adeguate politiche di sostegno sociale se possibile a copertura universale (gli insegnanti precari hanno iniziato a salire sui tetti. Non è escluso che li segua anche qualche atipico o interinale senza più contratto).
Citato dal Financial Times, il ministro delle Finanze svedese Anders Borg ammonisce: “Assisteremo a tensioni sociali nelle nostre società, dal momento che sul versante del mercato del lavoro siamo in una situazione precaria”.
Il rischio è che i governi, piuttosto che intervenire in modo impegnativo per frenare l’emorragia, scelgano una più semplice scorciatoia dal sapore demagogico. Secondo l’informatissimo Eurointelligence, il peraltro condivisibile accanimento contro i superbonus dei banchieri va proprio in questa direzione. Una sorta di “politica dell’invidia” fatta per placare il malcontento sociale. Al vertice G20 di Pittsburgh la Ue presenterà appunto una proposta per ridimensionare a livello mondiale i bonus e le “retribuzioni d'oro” dei banchieri. Una decisione promossa anche dal presidente francese Nicolas Sarkozy, dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal premier britannico Gordon Brown in una lettera comune spedita poche ore fa a Bruxelles. Come dire: lo vuole l’Europa degli stati, lo vuole l’Europa che conta. Tra i più decisi assertori di questa misura c’è anche il nostro Tremonti, che l’ha sostenuta nel recente Ecofin. Dare (o fingere di dare) qualche riccone in pasto alle belve per placare la rabbia del popolo: i millenni trascorrono ma, a quanto pare, la politica gira sempre attorno agli stessi schemi.
questo governo ha deliberatamente inguaiato il paese cercando in primis di fingere che la crisi non c'e'e poi non ha sostanzialmente aiutato i redditi da lavoro cosi'da alimentare prima la domanda sostenendo i consumi che automaticamente avrebbero sostenuto l'imprenditoria sottraendola ai ricatti bancari.treconti si e'dato da fare ad aiutare le banche con capitalizzazioni(tremonti bonds)che invece non hanno prodotto alcun beneficio perche'il credito (verso le aziende)e'rimasto fermo come prima.
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1. Concordo pienamente con il commento di Miki. Credito e domanda sono le variabili chiave. Non si riflette abbastanza sulle banche 2. Vorrei far notare, inoltre, che le ultime proiezioni dell'OCSE (-5,2% per il PIL italiano 2009) sono tecnicamente diverse da quelle di giugno (-5,5%) in quanto, nel primo caso si tratta di una estensione meccanica dei risultati del primo semestre 2009 al secondo. Semmai si tratta di una conferma della gravità della crisi (si veda la pagina 3 del comunicato OCSE)
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In qualità di collaboratore del free pres Foggiamagazine ho da tempo evidenziato su questo giornale che il nodo della crisi è il credito: senza credito alle imprese, alle famiglie, con meno mutui e con i tassi così alti nonostante il costo del denaro per le banche continui a scendere non ci potrà essere ripresa. Inutile agire nei confronti dell'offerta: occorre stimolare la domanda per far ripartire i consumi. La prudenza delle banche è pretestuosa ed esagerata.
Intervista al segretario confederale della Cgil Agostino Megale. Per tanti scadrà a breve l’indennità di disoccupazione, mentre gli "invisibili" perdono il posto senza ammortizzatori. "Basta propaganda, serve un discorso unitario sulla contrattazione"
I dati Ebitemp: a giugno 2009 sono diminuiti del 33,3% rispetto allo stesso mese del 2008. Il monte retributivo cala del 23,4%. L'industria è il settore più in crisi: male metalli e mezzi di trasporto. Colpiti anche i servizi