“È tempo” di farle, titola il quotidiano del Carroccio. Poi Calderoli frena: “Parlavo di buste paga parametrate al costo della vita”. Altolà da imprese e sindacati. Ichino (Pd): “Anticostituzionali”. Cgil: “Al Sud servono politiche per il lavoro”
“È tempo di gabbie salariali”. Un titolo a tutta pagina che non ammetterebbe repliche quello che campeggia stamani (5 agosto) su
La Padania. Il quotidiano della Lega interpreta le parole del ministro per la Semplificazione normativa,
Roberto Calderoli, dopo il dossier di ieri della Banca d’Italia che ha quantificato la differenza media del costo della vita nel nostro paese: il 16,5 per cento in meno nelle regioni meridionali. Oggi è arrivata la precisazione dello stesso Calderoli: “Nessuno ha mai parlato di gabbie salariali. È chiaro che è un discorso di contrattazione, ma noi ci impegniamo a recuperare il gap infrastrutturale fra Nord e Sud. Alla fine della contrattazione dovrà essere diversificato rispetto al territorio”. Ma “il costo della vita – insiste il ministro leghista – deve poter incidere su quello che è il potere di acquisto”.
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I dati di Bankitalia,
al Sud la vita costa il 16,5% in meno
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Fp e Fiom,
illogica strumentalizzazione
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Cgil,
Tredici idee per rilanciare il Mezzogiorno
Cauto il Pdl. “L’ipotesi di reintrodurre le gabbie salariali non è all’ordine del giorno” taglia corto
Italo Bocchino, presidente vicario dei deputati di Berlusconi. A spiegare la posizione del Pdl è poi
Fabrizio Cicchitto: “Un'articolazione salariale al Nord e al Sud fondata su più livelli di contrattazione gestita dalle parti è ragionevole e anzi à utile proprio per i lavoratori”, afferma in una nota. Il problema “non va posto nella forma rigida di gabbie salariali precostituite, ma neanche liquidato con battute sommarie”.
“Al Mezzogiorno non servono bassi salari,
ma lavoro e politiche per il lavoro, per chiudere e non allargare il divario con il resto del paese” afferma
Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil. “Sebbene sia inutile ripetere che chi invoca la discriminazione semina nel paese divisioni e difficoltà e non certo soluzioni”, la dirigente sindacale sottolinea che “differenze salariali vi sono già nel paese: la stessa Banca d'Italia ci informa che i lavoratori che hanno solo i minimi contrattuali sono il 10 per cento al Nord, il 30 per cento al Centro e oltre il 40 al Sud. Un dato che permette di vedere come le retribuzioni non siano omogenee”.
Niente gabbie salariali, sarebbe “puro dirigismo” dell’Unione Sovietica e “una cosa oltretutto contraria al buon senso”, commenta il leader della Cisl,
Raffaele Bonanni, in un’intervista al
Corriere della Sera. A suo giudizio è un falso problema: “Primo perché i salari al Sud sono già più bassi e secondo perché con il nuovo sistema contrattuale si punta proprio a legare meglio le retribuzioni alla produttività espressa in azienda”. Dello stesso avviso la Uil: “Le buste paga al Sud sono già più leggere e la politica deve abbassare le mani da una materia che compete la negoziazione tra parti sociali”, afferma all’
Apcom Luigi Angeletti. Contraria anche la
Confindustria. “La verità è che il nostro paese ha necessità di adattamento e flessibilità, qualunque intervento che possa creare rigidità e, dunque, anche le gabbie salariali, non va bene”, spiega Luca Paolazzi, direttore del Centro studi degli industriali.
Il giuslavorista e senatore del
Pd, Pietro Ichino, in un’intervista a
Repubblica, solleva dubbi di anticostituzionalità: “Che gli standard retributivi siano determinati dal potere d’acquisto effettivo della moneta, che è diverso da regione a regione – ha detto – dovrebbe essere una cosa abbastanza ovvia. Ma una scelta di questo genere non può essere imposta per legge: si rischierebbe perfino una censura di incostituzionalità”. Secondo Ichino, ordinario di Diritto del Lavoro alla Statale di Milano, sulla differenziazione dei salari “si può procedere per via negoziale. Non però tornando al sistema nato oltre sessant’anni fa e cancellato nella stagione 1968-69. La contrattazione collettiva, in quel ventennio, prevedeva la determinazione a livello centrale delle retribuzioni secondo 14 parametri zonali, appunto le gabbie”.
Nel dibattito sono spuntati anche i dati della
Cgia di Mestre, secondo cui a ben guardare “le gabbie salariali esistono già”. È quanto emerge dal confronto tra i redditi da lavoro dipendente delle Regioni italiane tra il 2007 e il 1998. Nel Nord, sostengono i ricercatori, “i livelli reddituali medi ponderati sono superiori del 30,3% circa a quelli del Sud”.