Si moltiplicano le iniziative. Napoli, licenziati salgono su Maschio Angioino. Ascoli, sei addetti del gruppo Novico si chiudono in fabbrica. Sciopero della fame alla Cnh di Imola, lavoratori restano sul tetto alla Lasme di Melfi. La mappa delle lotte
Proseguono le lotte degli operai in difesa degli stabilimenti in chiusura. Dopo i casi di Innse e Colosseo, che hanno dominato le cronache di ferragosto, anche a fine mese non si fermano le proteste singolari. Lavoratori che salgono sui tetti, si chiudono dentro le fabbriche, proclamano lo sciopero della fame. E riprende anche l'iniziativa delle guardie giurate Ancr-Ivu (l’istituto di vigilanza romano) che, dopo un incontro insoddisfacente in prefettura, rilanciano la mobilitazione. Insomma, aumentano i punti caldi nella mappa delle proteste che sta caratterizzando questa estate.
Napoli: licenziati salgono su Maschio Angioino
Si è conclusa nel pomeriggio di oggi (venerdì 28 agosto) a Napoli la protesta dei lavoratori saliti sulla torre centrale del Maschio Angioino. E' l'ultimo episodio in ordine di tempo: in quattro erano saliti sul monumento, minacciando di darsi fuoco e lanciarsi di sotto. Gli operai sono stati licenziati l’1 agosto, insieme ad altri 30, dalla società Elettra che attualmente gestisce il termovalorizzatore di Acerra, e chiedono di essere riassunti. Otto lavoratori, questa mattina, hanno lasciato l’impianto di incenerimento - dove protestano da due settimane - e sono andati a Napoli. Poi l'iniziativa si è chiusa con la mediazione della Digos, la torre è stata riaperta al pubblico. “Rivogliamo il nostro lavoro - hanno detto i lavoratori - nessuno, in questi giorni, ci ha prestato attenzione. Siamo disperati e disposti a tutto, anche a lanciarci di sotto”. Poche ore dopo, grazie alla mediazione del prefetto Giampaolo Pansa, gli operai sono scesi dal monumento. In una nota, le segreterie confederali della Cgil Campania e della Camera del lavoro Metropolitana di Napoli insieme alla Fiom hanno fatto richiesta di un incontro in Prefettura con Guido Bertolaso e la società Elettra per affrontare i temi del lavoro e delle prospettive occupazionali della società.
Potenza: Lasme Melfi, operai ancora sul tetto
Gli operai della Lasme di Melfi restano ancora sul tetto della fabbrica, dove sono saliti martedì scorso. Nel frattempo si svolge oggi a Potenza il corteo di lavoratori metalmeccanici: è il giorno dello sciopero di categoria, contro la chiusura della fabbrica dell'indotto Fiat che occupa 174 operai. Alla manifestazione di Fiom, Fim e Uilm partecipano 500 persone - 150 secondo la questura – tra cui il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Prospero De Franchi. Ieri (giovedì 27 agosto) le segreterie regionali hanno chiesto un coordinamento nazionale sulla vertenza. E’ intervenuto anche il segretario nazionale della Fiom, Fausto Durante, parlando proprio degli addetti che protestano: “La Fiom non lascerà mai soli i lavoratori e le lavoratrici della Lasme di Melfi – ha detto -. La protesta dei 174 dipendenti licenziati dalla Lasme e, in modo particolare, l’iniziativa dei 7 lavoratori che sono saliti martedì sul tetto della fabbrica servono a impedire che il virus che qui si è manifestato, con lo smantellamento ingiustificato di un’importante realtà produttiva, possa propagarsi anche altrove”.
Ascoli: sei lavoratori Novico chiusi in fabbrica per protesta
Sei operai - cinque uomini e una donna - del gruppo Novico si sono chiusi all'interno dello stabilimento di Ascoli e promettono di proseguire la protesta fino a quando le loro richieste non verranno accolte. L’azienda, che produce siringhe in plastica e aghi monouso, occupa circa 100 addetti e oggi si trova in amministrazione controllata. I lavoratori sono nel reparto di sterilizzazione, dove si opera con raggi gamma da cobalto 60. Da mesi vivono nell'incertezza, lottando ogni giorno per avere stipendi arretrati, e denunciano come la “nuova dirigenza non punti ad altro che al fallimento del ramo produttivo”. A loro giudizio, infatti, “in pieno stile globalizzazione si punta a mantenere solo la parte commerciale, per dare in appalto la produzione alla Cina. E così un'azienda che ha intascato incentivi statali se ne infischia delle circa 70 famiglie che lascerà senza reddito, e punta a fare soltanto i suoi interessi, ovviamente senza la minima intenzione di restituire ciò che lo stato gli ha dato: i soldi di noi tutti”. Chiedono un incontro urgente con il commissario straordinario, il pagamento della quattordicesima mensilità e degli assegni familiari, e soprattutto certezze sui futuri assetti occupazionali, dopo che la riapertura dello stabilimento è stata posticipata al 7 settembre.
Imola: operaio Cnh in sciopero della fame ad oltranza
“Vado avanti ad oltranza, l’obiettivo è raggiungere il tavolo con Scajola”. Così Guido, 51 anni, l’operaio della Cnh di Imola in sciopero della fame, ha parlato ieri intervistato dall’Agi. Oggi è il terzo giorno che non mangia. Nell'azienda bolognese controllata da Fiat, che produce macchine per movimento terra, oggi finisce la cassa integrazione ordinaria per i 434 operai, con la prospettiva che lunedì 31 agosto cominci la cig straordinaria. “Ho scelto questa forma di protesta – ha detto il lavoratore - perchè i tempi sono molto stretti: conto di arrivare fino al 28 o al 31, poi si vedrà, ma spero nell'incontro. Sono fiducioso, intanto non sono mai solo”. Gli altri operai infatti lo sostengono e proseguono il presidio permanente davanti all’azienda, che va avanti da circa due mesi. Fim, Fiom e Uilm rilanciano la richiesta di vedere il ministro dello Sviluppo economico. “L’incontro riveste particolare urgenza – si legge in una lettera inviata ieri – dopo l’annuncio, da parte aziendale, di voler procedere alla chiusura dello stabilimento di Imola in palese contrasto con quanto discusso nell’incontro del 18 giugno 2009 a Palazzo Chigi. Anche al fine di evitare situazioni di esasperazione e disperazione tra le centinaia di lavoratori coinvolti – concludono –, le rinnoviamo l’invito a convocare le parti sociali e istituzioni interessate”. Nel pomeriggio il responsabile Lavoro del Partito democratico, Cesare Damiano, ha parlato con l'operaio in sciopero della fame: "Ha dimostrato coraggio e determinazione - ha raccontato -, ma gli abbiamo tutti suggerito di salvaguardare la sua salute, un bene assolutamente prezioso, e di considerare che il suo gesto ha già aperto uno spiraglio di visibilità".
Roma: torna la protesta delle guardie giurate
Al Colosseo è ricominciata ieri la protesta delle guardie giurate dell'Ancr-Ivu. Otto vigilantes e un centinaio di dipendenti si sono recati sotto il monumento e hanno iniziato uno sciopero della fame. L’incontro in prefettura, cui oltre i sindacati confederali hanno partecipato anche RdB-CUB, SdL Intercategoriale e Sinalv-Cisal, è stato giudicato dall'"esito inconcludente" da queste ultime associazioni, secondo le quali “il problema deve essere affrontato dal governo centrale”. La questione è sempre la stessa: i lavoratori protestano contro il cambio di gestione dell'ente, trasformato in soggetto privato. Un cambiamento che comporta il passaggio da dipendenti pubblici ad addetti di un’impresa privata, con un peggioramento contrattuale, salario minore e tutele più basse. Le guardie giurate chiedono “un intervento del governo a soluzione della vertenza, che garantisca loro di continuare a lavorare con gli stessi diritti e requisiti già posseduti”. La lotta dei “gladiatori”, che avevano passato quattro notti sul terzo anello del Colosseo, sembrava rientrata il 19 agosto con la convocazione del tavolo di confronto. Ma l’esito non è stato quello sperato.
Aumentano le iniziative in difesa degli stabilimenti a rischio chiusura. Presidi a oltranza, scioperi in spiaggia. I casi Innse e Colosseo hanno fatto scuola. E in Francia minacciano di avvelenare la Senna