Nel primo trimestre del 2009 le missioni di lavoro somministrato sono crollate del 43%. Colpiti soprattutto i giovani: quasi il 50% degli interinali ha meno di 30 anni. Crolla la domanda nell’industria (-59%) e nel Nordest (-46%). Nessuna tutela sociale
La crisi economica falcidia il lavoro interinale. Nel primo trimestre del 2009 le missioni di lavoro somministrato sono diminuite del 43% su base annua, passando dalle oltre 349 mila missioni avviate nel primo trimestre 2008 alle 200 mila dello stesso periodo del 2009. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio nazionale Ebitemp (l’ente bilaterale per il lavoro temporaneo), che evidenziano una contrazione impressionante nel mercato gestito dalle agenzie del lavoro. Il crollo di domande da parte delle imprese danneggia soprattutto i giovani, visto che quasi il 50% dei lavoratori interinali nel 2008 aveva meno di 30 anni. E sono posti di lavoro persi “senza rete”, ossia senza ammortizzatori sociali. Ma anche senza proteste, senza vertenze che facciano notizia, senza gesti eclatanti o iniziative di lotta. Semplicemente volatilizzati, estinti.
Il rapporto Ebitemp
“Il numero di lavoratori con almeno un giorno di missione svolto nel trimestre – evidenzia l’Ebitemp - si è ridotto del 36% rispetto al primo trimestre 2008, con poco più di 199 mila lavoratori netti, contro gli oltre 312 mila del primo trimestre 2008. Il numero di interinali equivalenti a tempo pieno ha subìto un decremento tendenziale pari al 38%.
Si riduce fortemente (-61%) anche il numero di nuovi ingressi nell’occupazione interinale, che, nel primo trimestre 2009, sono stati pari a circa 6 mila e 300 nuovi occupati interinali, contro gli oltre 16 mila del primo trimestre 2008”. Crolla dunque il tasso di ingresso per questa tipologia lavorativa (rapporto fra i nuovi ingressi e il numero di interinali assicurati netti) che passa al 3,2% nel primo trimestre 2009, a fronte del 5,2% dello stesso periodo del 2008.
La crisi degli interinali riguarda soprattutto l’industria in senso stretto, con una contrazione delle missioni avviate del 59% su base annua. Gli altri settori vanno male, ma non così male come l’industria.
In particolare nel terziario, pubblico e privato, si osservano decrementi più contenuti rispetto al resto del sistema produttivo. Conseguentemente cambia il profilo settoriale dell’occupazione interinale con il forte ridimensionamento dell’industria in senso stretto, il cui peso si riduce di 13 punti su base annua (dal 59% al 46% delle missioni avviate).
Tra le aree più colpite dalla dieta c’è il
Nord Est, dove le missioni avviate diminuiscono del 46% su base annua.
I dati del 2008
L’Osservatorio Ebitemp ha diffuso anche i dati definitivi sul 2008 (elaborati sui dati Inail e Inps). L’anno scorso (prima dello scoppio della crisi) l’occupazione interinale, rappresentata dai lavoratori interessati da almeno un contratto di lavoro nell’anno, è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente: 582.376 (dati stimati) contro i 583.216 del 2007.
La componente straniera mostra una crescita superiore al totale, con un incremento del 2,8%, pari a 3 mila e 800 occupati in più rispetto all’anno precedente. Quella italiana, di conseguenza, subisce una riduzione dello 0,8% con una variazione negativa in termini assoluti di circa 3 mila e 600 unità. La componente straniera aumenta la propria incidenza sul totale al 23,7%, rispetto al 23% del 2007 e al 20,3% del 2006.
L’Ebitemp rileva inoltre che le regioni del Nord continuano a esprimere la maggiore quota della domanda, con il 71% di occupati interinali e il 65,6% delle missioni avviate nel 2008. “Rispetto al 2007 – si legge nel rapporto - la quota delle regioni settentrionali appare in lieve flessione perdendo circa un punto in percentuale sul totale nazionale. La riduzione dell’incidenza sul totale nazionale ha interessato soprattutto il Nord Est, che ha ridotto il proprio peso di circa 2 punti in percentuale sul totale nazionale”. Cresce la quota occupata nel Sud (dal 12,3% del 2007 al 14% del 2008).
La domanda di lavoro interinale, espressa dalle missioni avviate, continua a provenire prevalentemente dall’industria manifatturiera, con il 42% del totale nel 2008, in riduzione rispetto al 47% del 2007. La composizione per classi di età mostra, nel 2008, una ulteriore perdita di incidenza delle classi più giovani: la componente con meno di 30 anni di età scende al 48,3% rispetto al 49,4% del 2007 perdendo circa 8 punti in un quinquennio, dal 57,2% del 2003 al 49,4% del 2007). Contemporaneamente cresce la componente degli ultraquarantenni, che nel 2008 raggiunge il 20% contro 19% del 2007. Anche la componente più anziana, con un’età di almeno 50 anni accresce propria presenza fra i lavoratori interinali e sfiorando nel 2008 il 5% dei lavoratori interinali contro il 4,3% del 2007 e il 2,8% di cinque anni prima.