L'esecutivo la annuncia alla Camera. Fini critica il maxiemendamento ma lo dichiara ammissibile, escluse le norme su energia e studi di settore. Sparisce la stretta sulle banche, restano pensioni e scudo fiscale. Pd: "Costituzione deformata"
Il governo pone la fiducia sul decreto anticrisi. Il maxiemendamento al dl è ammissibile, con l’eccezione di due norme su energia e studi di settore. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, all’aula di Montecitorio. Le modifiche espunte dal testo, ha spiegato, potranno essere esaminate in altri provvedimenti. La fiducia sarà votata domani (venerdì 24 luglio), mentre il pronunciamento finale alla Camera non arriverà prima di martedì della prossima settimana. Ma Fini nel suo intervento ha criticato anche “il binomio maxiemendamento-fiducia”: questo “accentua le difficoltà dei rapporti tra governo e Parlamento – ha detto -, alimentando tensioni nella complessa dinamica istituzionale”. Per il futuro, secondo il presidente della Camera, “non potremo sottrarci a una riflessione sulla prassi di conversione dei decreti legge e sulla successiva posizione della questione di fiducia”. Una fiducia, peraltro, che fa decadere i 590 emendamenti al dl, di cui 524 presentati dall’opposizione. Il maxiemendamento cambia in parte il testo approvato dalle commissioni parlamentari.
Le novità
L’esame alla Camera si era interrotto proprio per permettere a Fini di esaminare il maxiemendamento. C’era stato un colloquio con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sulle novità volute dal governo. In particolare, sparisce la stretta sulle banche, a cominciare dalla cancellazione delle novità sul massimo scoperto e sulle modifiche unilaterali dei contratti bancari per l'adeguamento dei tassi. In questo modo è ripristinato il testo originario, accogliendo le richieste dell’Abi. Tra le altre modiche, cambia la tassa sull'oro (il parere della Bce deve essere “non ostativo” e non più “favorevole”), e viene aumentata per il patto di stabilità interno. Restano le misure su pensioni e scudo fiscale.
Pd, 23esima fiducia, Costituzione deformata
“Non basta che lei ribadisca che così non va bene, se non va bene non si deve procedere”. Così il capogruppo del Partito democratico a Montecitorio, Antonello Soro, ha risposto a Fini dopo il suo intervento. “La responsabilità delle leggi che produciamo non è più del parlamento, è del governo – ha continuato –, ma questo non è scritto nella Costituzione. Non possiamo permettere che si adatti a questo regime chi ha responsabilità di garantire che la Costituzione non venga deformata”. Alla notizia della fiducia, un commento molto duro era già arrivato dalla vice capogruppo del Pd, Marina Sereni: “Siamo alla ventitreesima fiducia - aveva detto - , è uno schiaffo al Parlamento e ai deputati di maggioranza e opposizione, eletti dal popolo italiano per rappresentare istanze diverse e non per subire i diktat dell'esecutivo”.
Fammoni (Cgil), marcia indietro governo su stop assunzioni società pubbliche
Dopo la denuncia della Cgil sul tentativo di rilegificare le società pubbliche per la parte relativa al lavoro, nel maxi emendamento al decreto legge anticris “il governo è costretto a un forte, anche se ancora parziale, sostanziale passo indietro”. A dirlo è Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, il quale aggiunge: “Sparisce totalmente nel nuovo testo l’applicazione della norma limitativa delle assunzioni e delle politiche contrattuali alle aziende nazionali (Ferrovie, Anas, Posta, Rai, ecc.) mentre, senza alcuna motivazione, permane la norma per le società a partecipazione pubblica locale”. Per Fammoni c’è, quindi, “una vistosa ma obbligata marcia indietro rispetto a norme inapplicabili: un risultato dell'iniziativa sindacale che prosegue per cambiare le norme sulle assunzioni non giuste e non applicabili per le società locali”. Quanto alla nuova norma, fa sapere il dirigente sindacale, “si limita per le società locali alle sole assunzioni di personale mentre scompare, altro punto della nostra denuncia, l’adeguamento di queste società alle disposizioni vigenti per le amministrazioni pubbliche in materia contrattuale e retributiva”. “Anche i precari delle aziende nazionali - conclude Fammoni - che hanno vinto o vinceranno le cause in corso, dopo il recente pronunciamento della Corte Costituzionale, potranno ora, se non troveremo nuove norme negative leggendo il maxi emendamento, essere reintegrati senza necessità di ulteriore contenzioso”.
Fnp Cisl, neanche un euro per i non autosufficienti
Anche la Funzione pubblica della Cisl ha bocciato il provvedimento. “Il fondo per la non autosufficienza continua a rimanere a secco”, ha scritto la Fnp in una nota. Un emendamento “ha acceso un breve fuoco fatuo di illusoria speranza tra i tre milioni di italiani non autosufficienti: vecchi in gran parte, ma anche giovani e bambini sfortunati o svantaggiati”. Ma le risorse indicate nell’emendamento, in realtà, venivano convogliate “in un cosiddetto Fondo strategico per il paese a sostegno dell'economia reale, istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri ed avente carattere generale prevedendo, infatti, interventi a sostegno delle politiche sociali e familiari (disoccupati, pensionati e anche non autosufficienti) e non già nel Fondo specifico per la non autosufficienza, su cui hanno titolarità vari ministeri e non certo la presidenza del Consiglio”. Comunque, l'emendamento è automaticamente sparito con il ricorso alla fiducia.