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Assemblea di programma

Tremonti dalla Cgil. “Dovevi fare di più”

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L’incontro tra Epifani e il ministro chiude la seconda giornata. Pensioni, fisco, misure contro la crisi al centro del dibattito. Epifani: “I lavoratori non possono spendere ciò che non hanno”. Tremonti: “La nostra una scelta di prudenza e stabilità”

Un faccia a faccia sulla crisi economica, sull’Italia e sulle regole della globalizzazione e dell’economia mondiale, quello tra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che hanno chiuso la seconda giornata di lavori dell’Assemblea di programma della confederazione. Accoglienza tutto sommato positiva, da parte della Cgil, per un ministro reduce dal varo di un Dpef bocciato dal sindacato, senza dimenticare le vicende collaterali ma spinose dei provvedimenti sullo scudo fiscale e sull’aumento dell’età pensionabile che l’esecutivo ha presentato in Parlamento. Su quest’ultimo punto Epifani ha ricordato l’incontro col governo avvenuto nel pomeriggio, e ha ribadito il no della Cgil alle misure sull’innalzamento dell’età pensionabile.

» La diretta dei lavori
» RadioArticolo1Gli interventi

Tremonti
ha detto, rivolgendosi all’assemblea: “E' davvero un onore essere con voi oggi”, raccogliendo l'applauso del pubblico. "La crisi – ha proseguito quindi Tremonti - ha colpito l'Italia sul punto in cui era più forte: il commercio, dato che abbiamo la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania. Siamo stati presi sul nostro punto di forza". “La crisi – ha proseguito Tremonti – ha prodotto effetti che due anni fa non erano pensabili. Penso che attualmente un vertice mondiale a 8 paesi sia troppo piccolo: il mondo non è più fatto come dieci anni fa, nel summit non c'è l'Africa né il mondo arabo, insomma è asimmetrico. Dopo la crisi, diversi governi hanno deciso di fare uguale politica per contrastarla: soprattutto sostenere la domanda pubblica e tentare di sostenere quella privata. Le differenze restano, ma c'è la matrice di una politica comune che viene direttamente da Washington. Poi Bruxelles ha approvato le linee guida e i singoli Stati hanno deciso le politiche anticrisi. Ci sono due visioni: una minimalista, ovvero basta fare regole tecniche che disciplinano mercato finanziario e tutto tornerà come prima. L'altra visione dice che bisogna affrontare fenomeni estesi e strutturali. Alla fine è passata l'idea che servono regole più generali”.

Epifani ha ricordato che “i dati sul Pil ci dicono che negli ultimi anni siamo stati il paese europeo che più va all'indietro, questo è un problema. Se le previsioni sono vere, per arrivare a livello di ricchezza del 2007 ci metteremo ancora cinque-sei anni, insomma avremo un lungo periodo di risalita. Credo che si potesse fare un po’ più contro la crisi, anche nella ristrettezza dei vincoli di bilancio”. Un elenco dell’inadeguatezza del governo, quello di Epifani, che ha puntualizzato: “Bisogna dire all'Eni di non chiudere Porto Torres, alla Fiat di gestire meglio gli stabilimenti italiani. I lavoratori dipendenti non possono spendere ciò che non hanno: c'erano piccole cose che si potevano fare per sostenerli. E non parlo di misure impossibili, per esempio allungare il periodo di disoccupazione. Raddoppiare la cassa integrazione, come richiesto dalla Cgil, era un modo di salvaguardare la professionalità e l'occupazione durante la turbolenza del mercato. Infine il Mezzogiorno: senza risorse non si aiuta la capacità di spesa e progettazione delle regioni del Sud. C'è una parte del paese che attraversa la crisi in modo più pesante. Occorre contrastare tasso di disoccupazione femminile che sta crescendo, ci vuole un po' di chiarezza su come sostenere i debiti dei pensionati. Non sono richieste massimaliste, da parte nostra c'è volontà di collaborare".

E ancora: “Bisognava sostenere un po’ di più la domanda e tenere unita la condizione sociale del paese. Poi stimolare gli investimenti, soprattutto quelli che potevano salvare il nostro sistema manifatturiero; se non aiutiamo le piccole e medie imprese, corriamo il rischio di uscire dalla crisi con un ridimensionamento della base produttiva. Pur avendo delle solidità sul sistema bancario, dunque, c'è il pericolo di pagare più degli altri. E' fondamentale investire su ricerca e innovazione, anche queste servono alle imprese, non basta assicurare il credito. Bisognava fare di più per incentivare i consumi popolari, anche attraverso la leva fiscale".

La replica di Tremonti
"Abbiamo appena presentato l'ultimo Dpef, sulla nostra azione ci affidiamo al giudizio degli italiani. Io sono meno pessimista di altri: contro la dottrina del declino, negli ultimi anni abbiamo continuato a far crescere le quote di commercio mondiale. L'Italia è forte per il suo patrimonio di imprese, non dobbiamo dimenticare questa struttura sociale. Durante la crisi salgono i tassi e la competizione: mi permetto di dissentire con Epifani, non potevamo fare di più, è stata una scelta giusta di prudenza e stabilità, trasmessa proprio dall'Italia al resto del mondo. Una scelta che sui mercati internazionali viene considerata saggia: in caso contrario, infatti, avremmo pagato di più, perchè maggiore debito vuol dire anche più interessi. Non si poteva mettere a rischio un punto fondamentale, la tenuta del bilancio pubblico. L'idea che dice di stimolare la domanda ormai sta crollando in tutto il mondo".

Tremonti ha anche detto che il governo sta 'lavorando a incentivi per l'immissione di capitale nelle Pmi, in modo tale che gli imprenditori tengano aperte le fabbriche'. 'Se ci fosse bisogno – ha poi aggiunto - , tutto deve essere messo sugli ammortizzatori sociali. Li' vanno messi tutti i soldi che ci sono. Il sociale e' fondamentale'. Il ministro ha comunque sottolineato che gli 'ultimi dati Inps sono confortevoli' ma, se necessario, ha garantito il supporto. Tremonti ha inoltre parlato del 'ruolo importante del sindacato che ci ha posto con forza e per tempo la questione degli ammortizzatori sociali. E' un debito - ha detto - che abbiamo nei confronti del sindacato'.

Epifani e Tremonti confermano idee diverse sulle pensioni.
"Bisogna tornare all'idea contenuta nella riforma Dini – dice il segretario generale - perchè non si può riprendere in considerazione questo strumento di flessibilità intelligente?”. Occorre ripartire dalla flessibilità dell'età pensionabile, come fu stabilito proprio da quel governo. Un altro punto fondamentale è la revisione del meccanismo di coefficienti: per com'è adesso, secondo la Cgil, penalizza chi va in pensione oggi rispetto a chi, con gli stessi requisiti, è andato in pensione ieri. Si augura quindi di “parlare di queste cose con il governo: le azioni sulle pensioni hanno senso solo se riescono a dare ai giovani una previdenza degna di questo nome”. Con il sistema proposto dalla maggioranza, invece, le donne sarebbero discriminate: “Per quelle che entrano al lavoro tardi, senza laurea da riscattare e con mansioni medio-basse, tale operazione segnerà una profonda diseguaglianza". Ma il titolare dell'Economia non è d'accordo: in realtà l'età aumenta solo se cresce la speranza di vita, spiega, “con una cautela: il primo aumento non può superare i 3 mesi, cioè meno delle vecchie finestre”. Quindi, a suo giudizio,”il nostro è un progetto molto graduale, che non impatta sulla vita della gente, ma al contrario garantisce una stabilità assoluta: diventiamo uno dei sistemi più solidi d'Europa”. Su un punto è d'accordo con il leader sindacale: bisogna iniziare a riflettere sul futuro previdenziale dei giovani. “E' possibile farlo – però - solo con il presupposto della tenuta del sistema”. Epifani chiede di aumentare le risorse per il Sud, ma per Tremonti non è questo il problema: “Non è stato tolto un euro a queste regioni – sostiene -, piuttosto oggi ci sono centinaia di progetti minimi, ciò che manca è un grande disegno organico. Come opinione personale, io rifarei la cassa per il Mezzogiorno”.

Il governo non deve temere il confronto con una grande organizzazione sociale, ha concluso Epifani, e allo stesso modo "noi non abbiamo paura di parlare con loro: se arrivassero risposte adeguate, se si darà una mano a un disoccupato o fabbrica in crisi, la Cgil apprezzerà". Ha poi ringraziato Tremonti per il suo intervento.

 

Nel corso della giornata si è tenuta una tavola rotonda cui hanno partecipato Fausto Bertinotti, Pier Luigi Bersani e l’economista Luigi Spaventa.
 “Quando si uscirà dalla crisi non è chiaro quale strada prenderanno le politiche globali, bisogna capire se il principio di uguaglianza avrà una sua razionalità economica”. Così il responsabile economico del Pd, Pier Luigi Bersani. In Europa, spiega, “la destra accumula consenso ma non offre una linea né un'interpretazione”. Per l'Italia non c'è un solo modo di uscire dalla crisi, al contrario i rischi attuali sono chiari: “La possibile perdita di peso del nostro paese a livello internazionale”. Bersani critica la “minimizzazione” del governo: “Non c'è mai stato un dibattito parlamentare, c'è la diffusione acritica di veri e propri 'mantra' come la stabilizzazione della finanza pubblica”. A suo giudizio, però, “non si è stabilizzato niente: il sistema non è sotto controllo, le entrate non vanno bene, non c'è il cosiddetto 'spiraglio'”. Insomma, l'esecutivo diffonde “una cappa di conformismo che non fa bene al paese: non si può sempre rassicurare i lavoratori se ogni giorno saltano quattro-cinque fabbriche, bisogna dare un'informazione corretta”. A settembre invita quindi a riprendere il problema dei redditi e quello degli investimenti: “Serve un pacchetto di opere locali che si realizzino in sei mesi”.

In Italia le risposte alla crisi “sono francamente sconcertanti”. Lo dice il presidente della Fondazione Camera dei deputati, Fausto Bertinotti. “Con lo scudo fiscale si incentiva il privilegio nelle politiche pubbliche – spiega -, con l'intervento sulle pensioni culturalmente si produce una repressione di civiltà”. Al contrario, a suo avviso, “il nostro discorso deve ripartire dall'occupazione”. L'uguaglianza “non è una parola che sta nel cielo dei valori, ma deve arrivare nella realtà della politica economica”. Questo, secondo Bertinotti, non sarà possibile se c'è un sistema contrattuale “definito da una parte sola dei sindacati, con un accordo separato e senza mandato dei lavoratori. Un sistema che contraddice una consuetudine di Cgil, Cisl e Uil, e se questa si spezza non c'è più nessun diritto – conclude -, si stabilisce una dittatura delle minoranze che è intollerabile in un paese democratico”. Si augura infine per il prossimo autunno "un grande appuntamento per tutto il paese", con lo scopo di riaffermare la questione del lavoro e la necessità di difendere i diritti.

Il mercato del lavoro italiano “è quanto di più anomalo ci possa essere”. Questa l'analisi del professor Luigi Spaventa, componente del Centre for economic policy research di Londra. “E' un mercato dualistico – dice -: ci sono i privilegiati, ovvero i 'poveracci con salvaguardia', e la manodopera iperflessibile, precaria e non sindacalizzata, insomma i lavoratori esposti ai venti di tempesta”. Di questa fascia deve occuparsi il sindacato. “Bisogna considerare – a suo giudizio – anche i progetti che non vanno molto di moda, come la proposta di Boeri e Garibaldi sull'unificazione del mercato del lavoro: abbassare le tutele per chi ne ha molte e introdurle chi non ne ha nessuna”. Altra fascia da proteggere è quella degli impiegati precari del terziario, ovvero “ quelli che il sindacato non l'hanno mai visto”. Spaventa avverte: “Proprio questi fenomeni, la creazione di una classe sociale grigia, hanno storicamente favorito la vittoria della destra”.

Il dibattito sindacale
Nella giornata è intervenuto anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Spazio anche al dibattito interno alla confederazione, una sorta di vero e proprio dibattito precongressuale

Pantaleo (Flc), serve conflitto forte, Cisl e Uil dalla parte del governo
Il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo: “Per affermare i nostri obiettivi si impone una modifica radicale degli aspetti sociali ed ecologici del paese. Questo dovrà passare da un conflitto forte, perchè l'esecutivo va esattamente in direzione opposta”. La Cgil, a suo giudizio, deve porsi “l'obiettivo ambizioso di fare alleanze, allargare la rappresentanza, sfruttare le vertenze territoriali per indicare una strada alternativa a Berlusconi”. In questo cammino, avverte, “saremo soli, oggi Cisl e Uil sono compatibili con il governo”. Anche sulla democrazia sindacale, per Pantaleo, “non c'è differenza tra la concezione autoritaria di Bonanni e l'autoritarismo della maggioranza”. Nonostante tutto, a suo avviso, bisogna tentare di fare piattaforme unitarie, ma consapevoli che “il cammino sarà lungo”. Il segretario critica anche l'opposizione: “Non mi piacciono alcune idee. Per esempio quella di togliere qualcosa ai padri per darlo ai figli: nella scuola a 41 anni si è ancora precari, quindi non c'è emancipazione, oggi la povertà risucchia anche una parte del mondo del lavoro”.

Fedeli (Filtea), riformare rappresentanza sindacale
“Non sono d'accordo nel mettere sullo stesso piano tutte le diseguaglianze: quella tra donne e uomini attraversa tutti i territori, da questo bisogna ripartire”. L'uguaglianza è “una sfida a tutto campo”, continua, “nel percorso che ci porterà al congresso dovremo scavare di più per esprimere meglio una proposta di fondo”. L'unità del mondo del lavoro “non si può fare solo nelle assemblee – dice -, bisogna tornare a dare risposte immediate ed efficaci anche in mezzo alla gente”. Sui rapporti sindacali, inoltre: “Bonanni ci ha detto che è d'accordo a misurare la rappresentatività, secondo un patto che già abbiamo fatto, adesso verifichiamolo. Dobbiamo riformare il sindacato proprio sul tema della democrazia”.

Viafora (Cgil Veneto), proposte innovative verso il congresso
“In vista del percorso congressuale, la Cgil deve definire una serie di proposte innovative”. Così Emilio Viafora, segretario generale della Cgil Veneto. Bisogna parlare con la società e aprire un canale comune con Cisl e Uil, prosegue, “non dobbiamo mandare solo allarmi, ma anche prospettive e speranza”. E' necesario ottenere una nuova politica dei redditi e definire una propria proposta sul modello contrattuale, con l'obiettivo di riunificare il mondo del lavoro. Parla poi della situazione della sua regione: “In Veneto cresce l'insicurezza, abbiamo 100mila disoccupati, la cassa integrazione è aumentata del 59 per cento cig, la produzione industriale cala di 15 punti, si perde l'export europeo. E' entrato in crisi un modello che sembrava inattaccabile – conclude -, questo ha creato una sensazione di insicurezza reale nelle persone”.

Baseotto (Cgil Lombardia), crescono operai che votano Lega
Il segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto, solleva la questione dei lavoratori che votano Lega. “Nella mia regione le amministrative sono andate peggio che altrove – dice -, circa 600mila persone sono passate dal centrosinistra a giunte di centrodestra. Si consolida una tendenza: si vota la Lega ma si appartiene sindacalmente alla Cgil”. Di questo fenomeno, avverte il segretario, “non è più sufficiente parlarne o descriverlo, siamo vicini a un punto di sfogo”. Il sindacato deve confermare il suo ruolo confederale e nazionale, a suo giudizio, ma anche “scendere sul territorio per lavorare sull'uguaglianza, diritti e cittadinanza”.

Gli altri interventi

(a cura di Emanuele Di Nicola)


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16/07/2009 19:51

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