
Scheda
Notizie sulla vita di Giacomo Brodolini
1920. Nasce a Recanati, dove compie i primi studi alle elementari e ginnasio.
1939. Consegue la maturità liceale a Bologna.
1940. Viene richiamato alle armi come ufficiale di complemento.
1943. Entra nel Partito d’Azione, dove stringe amicizia con Francesco De Martino e Riccardo Lombardi.
1946. Si laurea a Bologna con una tesi sull’attore e patriota veneziano dell’ottocento, Gustavo Modena.
1947. Allo scioglimento del Partito d’Azione, confluisce nel Partito socialista italiano. Viene eletto segretario della Federazione di Ancona.
1948. Entra nel Comitato Centrale del Partito.
1950. Si trasferisce a Roma, su richiesta di Rodolfo Moranti, capo dell’organizzazione del Psi. Diventa segretario generale aggiunto della Fillea-Cgil e si impegna per ricostruire rapporti unitari con gli altri sindacati di categoria.
1951. Entra nel Comitato Direttivo della Cgil e l’anno successivo nel Comitato Esecutivo.
1953. Viene eletto deputato nella circoscrizione di Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno, dove sarà riconfermato nelle due elezioni successive.
1955. Viene eletto vicesegretario nazionale della Cgil.
1956. Scrive il testo della risoluzione della Cgil che condanna l’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati sovietici e la successiva repressione.
1960. Torna all’esclusiva attività nel Partito aderendo alle posizioni politiche della corrente autonomista.
1961. Diventa membro della Direzione nazionale del Psi e assume l’incarico di responsabile della sezione centrale di massa che si occupava dei rapporti con il sindacato.
1963. Nel dibattito interno del Partito è con De Martino tra i sostenitori del centrosinistra e della partecipazione dei socialisti al governo. Interviene, il 27 settembre, al dibattito sul bilancio del primo governo Leone, dove traccia i contenuti di una politica riformatrice e di programmazione all’interno della quale una funzione importante doveva essere svolta dal ministero del lavoro, a condizione, dice, che “divenga sempre più il Ministero dei lavoratori”.
1966. Sostiene con convinzione il processo di unificazione socialista.
1968. Viene eletto al Senato della repubblica, nelle elezioni che vedono una secca sconfitta del nuovo Partito unificato. A dicembre, già malato del cancro che lo ucciderà, entra nel governo Rumor come ministro del lavoro.
1969. Fine della gabbie salariali, riforma del collocamento, riforma delle pensioni, Statuto dei lavoratori, questi i provvedimenti che segnano la sua intensa attività di ministro. Muore in una clinica di Zurigo, dove si è recato per tentare una nuova cura contro la malattia che lo divora, l’11 luglio, venti giorni dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il testo, da lui elaborato, dello Statuto dei lavoratori.
1969. Tre messaggi. A Gino Giugni, lasciando l’Italia, raccomanda di seguire da vicino l’iter parlamentare del disegno di legge sullo Statuto dei lavoratori. Al presidente del Consiglio Rumor confida di “sapere che esiste l’orientamento a discutere in luglio il disegno di legge, cosa che francamente non mi sentirei di fare” e, perciò, se non dovesse essere possibile un rinvio, tu potrai contare, senza nessuno spirito polemico, ed anzi con molta grata amicizia da parte mia, sulle mie dimissioni”. A Pietro Nenni giustifica l’assenza dal decisivo Comitato centrale che cercherà di evitare la scissione del partito socialista per un periodo ci cure e riposo. “La loro necessità – scrive - è stata accentuata dagli eccessi di impegno e di fatica che mi sono stati richiesti dalla mia attività, attraverso la quale ho cercato di mantenere fede agli impegni socialisti nei confronti dei lavoratori”.
Notizie tratte da:
Enzo Bartocci, Giacomo Brodolini e la ripresa del riformismo socialista in Italia, scheda biografica inedita, presso Fondazione Brodolini. Emanuele Stolfi, Da una parte sola. Storia politica dello Statuto dei lavoratori. Longanesi 1976
1939. Consegue la maturità liceale a Bologna.
1940. Viene richiamato alle armi come ufficiale di complemento.
1943. Entra nel Partito d’Azione, dove stringe amicizia con Francesco De Martino e Riccardo Lombardi.
1946. Si laurea a Bologna con una tesi sull’attore e patriota veneziano dell’ottocento, Gustavo Modena.
1947. Allo scioglimento del Partito d’Azione, confluisce nel Partito socialista italiano. Viene eletto segretario della Federazione di Ancona.
1948. Entra nel Comitato Centrale del Partito.
1950. Si trasferisce a Roma, su richiesta di Rodolfo Moranti, capo dell’organizzazione del Psi. Diventa segretario generale aggiunto della Fillea-Cgil e si impegna per ricostruire rapporti unitari con gli altri sindacati di categoria.
1951. Entra nel Comitato Direttivo della Cgil e l’anno successivo nel Comitato Esecutivo.
1953. Viene eletto deputato nella circoscrizione di Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno, dove sarà riconfermato nelle due elezioni successive.
1956. Scrive il testo della risoluzione della Cgil che condanna l’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati sovietici e la successiva repressione.
1960. Torna all’esclusiva attività nel Partito aderendo alle posizioni politiche della corrente autonomista.
1961. Diventa membro della Direzione nazionale del Psi e assume l’incarico di responsabile della sezione centrale di massa che si occupava dei rapporti con il sindacato.
1963. Nel dibattito interno del Partito è con De Martino tra i sostenitori del centrosinistra e della partecipazione dei socialisti al governo. Interviene, il 27 settembre, al dibattito sul bilancio del primo governo Leone, dove traccia i contenuti di una politica riformatrice e di programmazione all’interno della quale una funzione importante doveva essere svolta dal ministero del lavoro, a condizione, dice, che “divenga sempre più il Ministero dei lavoratori”.
1966. Sostiene con convinzione il processo di unificazione socialista.
1968. Viene eletto al Senato della repubblica, nelle elezioni che vedono una secca sconfitta del nuovo Partito unificato. A dicembre, già malato del cancro che lo ucciderà, entra nel governo Rumor come ministro del lavoro.
1969. Fine della gabbie salariali, riforma del collocamento, riforma delle pensioni, Statuto dei lavoratori, questi i provvedimenti che segnano la sua intensa attività di ministro. Muore in una clinica di Zurigo, dove si è recato per tentare una nuova cura contro la malattia che lo divora, l’11 luglio, venti giorni dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il testo, da lui elaborato, dello Statuto dei lavoratori.
1969. Tre messaggi. A Gino Giugni, lasciando l’Italia, raccomanda di seguire da vicino l’iter parlamentare del disegno di legge sullo Statuto dei lavoratori. Al presidente del Consiglio Rumor confida di “sapere che esiste l’orientamento a discutere in luglio il disegno di legge, cosa che francamente non mi sentirei di fare” e, perciò, se non dovesse essere possibile un rinvio, tu potrai contare, senza nessuno spirito polemico, ed anzi con molta grata amicizia da parte mia, sulle mie dimissioni”. A Pietro Nenni giustifica l’assenza dal decisivo Comitato centrale che cercherà di evitare la scissione del partito socialista per un periodo ci cure e riposo. “La loro necessità – scrive - è stata accentuata dagli eccessi di impegno e di fatica che mi sono stati richiesti dalla mia attività, attraverso la quale ho cercato di mantenere fede agli impegni socialisti nei confronti dei lavoratori”.
Notizie tratte da:
Enzo Bartocci, Giacomo Brodolini e la ripresa del riformismo socialista in Italia, scheda biografica inedita, presso Fondazione Brodolini. Emanuele Stolfi, Da una parte sola. Storia politica dello Statuto dei lavoratori. Longanesi 1976
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01/07/2009 00:00













