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Cgil, dibattito aperto verso il congresso

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Un seminario della Fisac sul modello contrattuale. I segretari di categoria chiedono un congresso vero, Rinaldini (Fiom): "Non ci sarà un solo documento". Il dilemma: dopo l'accordo separato, è possibile fare intese unitarie per i rinnovi?

di Emanuele Di Nicola

Dopo l’accordo separato sui contratti bisogna interrogarsi sul futuro del movimento sindacale italiano. E’ quanto emerso dall’incontro di oggi (giovedì 9 luglio) dal titolo “Modello contrattuale e accordi separati. Cambiamo strada”, promosso dalla Fisac Cgil con la partecipazione di molti sindacati di categoria. Un’occasione di confronto interna alla Confederazione, in vista dell’assemblea di programma che si terrà il 15, 16 e 17 luglio a Chianciano Terme (Siena), ma soprattutto del congresso della prossima primavera. Con un punto fermo condiviso da tutti: serve “un congresso vero”. Cosa si intende lo spiega il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini: “Sarà unitario – dice -, ma questo non significa che verrà presentato un solo documento”.

L’incontro è stato aperto dal leader della Fisac, Domenico Moccia, con un bilancio complessivo: “In questi anni il lavoro è stato frantumato e l’impresa è diventata il punto centrale – a suo giudizio -, il nuovo modello contrattuale è stato la formalizzazione di questa tendenza”. L’accordo separato, però, “non è una sconfitta storica della Cgil”, quel testo era sbagliato ed è stato giusto respingerlo. I punti critici li ricorda nella sua relazione Mimmo Carrieri, professore di Sociologia economia e del lavoro all’università di Teramo: “Non si poteva fare senza il sindacato più forte – dichiara -, per cambiare le regole non vige il principio di maggioranza, ma quello dell’unanimità”. Una maggioranza, peraltro, che non è neanche certificata: dato che mancano le regole sulla rappresentanza, infatti, “non sappiamo se i firmatari rappresentano davvero il 51%”. Nello specifico non crescono i salari ma neanche la produttività, dato che l’intesa introduce incentivi economici ma non miglioramenti tecnici strutturali. Sbagliato infine il ruolo del governo: “E’ stato ambiguo – secondo Carrieri -, ha scelto di non concertare come assunto ideologico, si è comportato come attore esterno ma non si è fatto garante del bene pubblico”.

Lo scenario nelle categorie
Il nodo più attuale è la situazione nei settori produttivi. Dopo l’intesa firmata il 22 gennaio da Cisl, Uil e Confindustria, in molti di questi si moltiplicano le piattaforme separate per i rinnovi. E’ possibile fare accordi unitari nelle categorie? Il segretario generale della Filcams, Franco Martini, ricorda le tre piattaforme separate per il contratto del commercio. Ora serve un confronto ampio, anche fuori dalla Cgil, sostiene, in particolare “dobbiamo tornare a legare la contrattazione allo sviluppo”. L’Italia può avere un’economia trainante, ma oggi paga la mancanza di una politica imprenditoriale, che si scarica direttamente sui lavoratori. Valeria Fedeli, segretaria generale della Filtea, sottolinea il ruolo dell’Europa: “E’ indispensabile anche per i temi contrattuali”, dice. In Italia, invece, oggi non ci sono le condizioni per le piattaforme unitarie: “L’accordo separato ha aperto una fase completamente diversa, servono subito nuove regole per misurare la rappresentanza”. Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica, ribadisce la particolarità della situazione: nel nostro paese non c’erano mai state rivendicazioni separate sia nella parte salariale che normativa. Sono necessarie “tre grandi aggregazioni contrattuali”, ovvero industria, servizi e settore pubblico, solo così si può riaprire il dialogo con gli altri sindacati a livello territoriale e di filiera. “Le imprese devono ridare punti al lavoro – prosegue -, e per ottenerli serve una grande autonomia negoziale”. Non basta il fisco per riequilibrare le diseguaglianze, Podda chiede una nuova politica dei redditi. La Cgil deve avere una propria proposta sui contratti, dunque, con lo scopo di “riunificare i diritti delle persone”. Il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, illustra la situazione dei metalmeccanici: Fim e Uilm hanno disdettato il contratto nazionale senza rispettare l’esito del referendum, ricorda, e dimostrando “una concezione proprietaria” dei diritti dei lavoratori. Entro settembre, avverte, tenteranno il blitz per firmare un rinnovo separato con Federmeccanica. “Così si estingue il contratto nazionale – a suo giudizio -, che servirà solo a fissare le condizioni per i negoziati in azienda”. Si sofferma poi sulla ripresa dalla crisi: “Quando ci sarà, anche minima, le assunzioni saranno sempre precarie”. Per questo rilancia l'idea di estendere l’articolo 18 a tutti i lavoratori. La Cgil deve “ricostruire un’ipotesi complessiva” a difesa dei diritti, conclude Rinaldini, con due linee guida: massima democrazia interna e autonomia dalla politica. Un altro messaggio diretto al congresso.



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TAGS contratti cgil

09/07/2009 20:00

Leggi i commenti

1
Chiaro lo svuotamento della rappresentanza della Cgil.
Sia perché sempre più l'area del lavoro precario diventa importante con una fortissima tendenza ad un aumento esponenziale,quantitativamente,e pieno di giovani e del futuro qualitativamente.Sia perché lo spirito concertativo si può fare con chi lo vuole, difficilmente con chi tenta di volta in volta, con i soliti amici,di cancellarti.Sia perché in una fase difficile dobbiamo essere molto presenti fra la popolazione e i lavoratori.

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