Il governatore di Bankitalia: “La durata della crisi dipende anche dal sostegno alle aziende che chiedono credito”. Sul palco anche il ministro Tremonti: “Fare presto, entro agosto un’intesa per la moratoria sui crediti alle imprese”
Le banche non devono abbandonare le imprese in questo momento di crisi. Anzi, è loro compito sostenerle per sorreggere anche l’occupazione in vista della ripresa. È questo, in sintesi, l’appello che arriva dai principali relatori dell’assemblea annuale dell’Abi (l’associazione dei bancari), cioè il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il governatore di Bankitalia Mario Draghi. Tutto sta nel trovare l’equilibrio tra un sostegno che dia vitalità alle aziende, da una parte, e il rischio d’insolvenza che potrebbe mettere in ginocchio gli istituti che fanno credito dall’altra. Che poi è il motivo scatenante della crisi economica.
“Una moratoria sulle scadenze dei crediti delle imprese” è la proposta lanciata da Tremonti. “È arrivato il tempo per il nuovo inizio – ha detto il titolare dell’Economia – , abbiamo (banche ed esecutivo,
ndr) comuni responsabilità per il nostro paese, quanto fatto è stato necessario. Ma ora, proprio ora, può essere necessario fare di più. Qualcosa che può prendere un avviso comune da produrre subito prima di agosto. Nel rispetto delle regole del patrimonio delle banche, su base non obbligatoria e volontaria. Possono prendere la forma di uno sforzo ulteriore quanto di una moratoria sulle scadenze più pressanti dei crediti delle imprese”.
“Le banche non devono far mancare il credito alle imprese in questa fase di crisi economica” è invece il monito lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. “Sono determinanti nel rendere la crisi che stiamo affrontando più o meno duratura, più o meno profonda. Bisogna conciliare il perseguimento di prudenti equilibri economici e patrimoniali con l’esigenza di non far mancare il sostegno finanziario alle imprese con buone opportunità di crescita, reali capacità di superare la crisi”.
La riduzione delle ore di cassa integrazione a giugno (
qui tutti i dettagli) è un "segnale positivo e incoraggiante, ma una rondine non fa primavera", ha aggiunto Draghi durante il suo intervento. Per questo "serve molta cautela nell'interpretare" questi dati, sperando per di vedere presto "altre rondini". Poi, un affondo sulla commissione di massimo scoperto: “Gli istituti di credito devono risolvere la questione alla radice: sostituiscano spontaneamente e una volta per tutte, le commissioni complesse e opache con altre che siano ragionevoli, per il resto si riconduca tutto all'applicazione trasparente dei tassi di interesse”. Infine, l'annuncio che Bankitalia ha "costituito una task force per valutare gli effettivi meccanismi di remunerazione" dei manager bancari, per "chiedere correttivi dove necessario".
Nella sua relazione introduttiva (qui il testo) il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, ha sottolineato che “non sarebbe utile un sistema bancario che concedesse il credito, cioè le risorse finanziarie di depositanti, obbligazionisti e azionisti, sulla base di criteri non puramente professionali. La fiducia ne risulterebbe negativamente segnata; come mostrano le esperienze che il nostro paese ha già vissuto, ciò si rivelerebbe, nel medio periodo, un errore dalle gravi conseguenze”.
In effetti, ha chiarito Faissola, “gli interventi degli Stati per il salvataggio delle banche e di altre istituzioni finanziarie sono stati ingenti sia negli Stati Uniti sia in Europa (il 46% del Pil in Irlanda, il 25 in Belgio, il 19 nel Regno Unito, il 9 in Germania), mentre In Italia nessuna banca ha dovuto essere salvata e così il nostro paese ha potuto utilizzare le risorse del bilancio pubblico per contrastare la recessione e aiutare le fasce più deboli”.