
L’iniziativa della Cgil
Testo unico sulla sicurezza, sforzo finale
La scorsa settimana a guidare la protesta sono state Fillea, Feneal e Filca, in questa si è mossa la Cgil nazionale con l’iniziativa del 23 giugno, che ha visto la partecipazione di parlamentari ed esponenti delle parti sociali
di Marco Togna
Ridare voce alle ragioni del no al decreto correttivo del governo al Testo Unico. Contro l’approvazione della “controriforma” sulla sicurezza (ora all’esame delle Commissioni di Camera e Senato (leggi il resoconto), entro fine luglio sarà legge) i sindacati stanno producendo lo sforzo finale per tentare di cambiarla. La scorsa settimana a guidare la protesta sono state Fillea, Feneal e Filca, in questa si è mossa la Cgil nazionale con l’iniziativa di martedì 23 giugno, che ha visto la partecipazione di parlamentari ed esponenti delle parti sociali, compreso il segretario generale Guglielmo Epifani, a dimostrazione dell’importanza che si dà a questa materia.
“Siamo in una fase di crisi, e in momenti come questi la sicurezza dei lavoratori è ancora più a rischio. Eppure il governo va avanti come nulla fosse, manifestando disinteresse per il confronto” spiega la segretaria confederale Cgil Paola Agnello Modica.
Eppure un’occasione per un “confronto” ci sarebbe pure stata, nel corso delle audizioni alla Commissione Lavoro della Camera il 10 giugno scorso: “Il governo ha sentito 17 organizzazioni sindacali e datoriali in un incontro durato appena due ore. Ci è stato perfino chiesto di utilizzare tempi 'europei', nel senso di rapidi. Questo su un testo di oltre 130 articoli, a dimostrazione del fatto che non vogliono confrontarsi con il sindacato, e di sicuro non con noi”.
Nel corso dell’audizione la Cgil ha consegnato la propria documentazione, sottolineando come il decreto toglie i tasselli che reggono l'impalcatura del Testo Unico: “Non si rispettano la Costituzione né le direttive europee, si forza con un decreto delegato la parte prima del codice penale, si interviene sull'articolo fondamentale del codice civile in materia di salute e sicurezza, si manomettono ben tre articoli dello Statuto dei lavoratori. Insomma, una decisa lesione dei diritti individuali, collettivi e di rappresentanza”. A questo va aggiunto quanto il ministero del Lavoro sta facendo in materia di vigilanza, attraverso l'emanazione (fin dallo scorso settembre) di circolari che sembrano puntare a renderla inefficace.
“Il senso dei provvedimenti – spiega Agnello Modica – è che gli ispettori devono essere equidistanti tra datori di lavoro e lavoratori, avere nei confronti dei primi un approccio di tipo consulenziale. Inoltre, non possono più ricevere denunce anonime o di singoli lavoratori”.
Quest'ultimo aspetto è grave: può capitare, infatti, che il lavoratore viva una condizione di ricattabilità perché in nero o precario o dipendente da una microimpresa dove non si applica l'articolo 18, e che l'unico strumento a sua disposizione sia la denuncia anonima. “Ora gli ispettori debbono ignorarla” conclude la segretaria confederale Cgil: “È atroce che in un paese in cui ci si preoccupa tanto dei processi di pochi si impedisca a chi ha meno strumenti persino di segnalare un'ingiustizia o un'irregolarità”.
“Siamo in una fase di crisi, e in momenti come questi la sicurezza dei lavoratori è ancora più a rischio. Eppure il governo va avanti come nulla fosse, manifestando disinteresse per il confronto” spiega la segretaria confederale Cgil Paola Agnello Modica.
Eppure un’occasione per un “confronto” ci sarebbe pure stata, nel corso delle audizioni alla Commissione Lavoro della Camera il 10 giugno scorso: “Il governo ha sentito 17 organizzazioni sindacali e datoriali in un incontro durato appena due ore. Ci è stato perfino chiesto di utilizzare tempi 'europei', nel senso di rapidi. Questo su un testo di oltre 130 articoli, a dimostrazione del fatto che non vogliono confrontarsi con il sindacato, e di sicuro non con noi”.
“Il senso dei provvedimenti – spiega Agnello Modica – è che gli ispettori devono essere equidistanti tra datori di lavoro e lavoratori, avere nei confronti dei primi un approccio di tipo consulenziale. Inoltre, non possono più ricevere denunce anonime o di singoli lavoratori”.
Quest'ultimo aspetto è grave: può capitare, infatti, che il lavoratore viva una condizione di ricattabilità perché in nero o precario o dipendente da una microimpresa dove non si applica l'articolo 18, e che l'unico strumento a sua disposizione sia la denuncia anonima. “Ora gli ispettori debbono ignorarla” conclude la segretaria confederale Cgil: “È atroce che in un paese in cui ci si preoccupa tanto dei processi di pochi si impedisca a chi ha meno strumenti persino di segnalare un'ingiustizia o un'irregolarità”.
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TAGS testo unico cgil sicurezza lavoro
23/06/2009 18:00













