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Iran, la minaccia dei pasdaran

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Pillole dai media esteri. Manifestazione dei riformisti a Teheran. I Guardiani della rivoluzione minacciano una dura repressione. In Occidente si parla di green shots. Nei paesi in via di sviluppo, invece, la recessione c’è ancora e ci sarà per molto

autore: .faramarz, da flickr (immagini di autore: .faramarz, da flickr)
Il punto della situazione a Teheran
Si è conclusa dopo due ore con molti arresti la manifestazione dei riformisti a Teheran. A quanto si apprende da Al-Jazeera, erano circa un migliaio le persone che hanno preso parte alla mobilitazione in sostegno di Moussavi. La polizia è intervenuta disperdendo i presenti con il lancio di lacrimogeni. La televisione araba Al-Alam, invece, sostiene che oggi non ci sarebbe stata nessuna manifestazione nella capitale. Il sito della Cnn parla di sei arresti, ma alcuni testimoni riferiscono alle agenzie internazionali che le persone in stato di fermo sarebbero almeno 60.

Le persone arrestate dalla polizia iraniana nel corso degli scontri di sabato a Teheran sono 457. Ne ha dato notizia la radio di Stato.

I Guardiani della rivoluzione in Iran minacciano una dura repressione del movimento che si è formato per contestare l'esito ufficiale del voto del 12 giugno. I manifestanti siano 'pronti a una soluzione e a un confronto rivoluzionario con i Guardiani e altre forze di sicurezza e per l'imposizione della displina', si legge in un comunicato pubblicato sul sito delle forze scelte formate dopo il 1979. I Guardiani sollecitano inoltre gli oppositori ad Ahmadinejad, e ora anche alla guida suprema Khamenei, a “porre fine alle attività di sabotaggio e di rivolta”.


Fuori dal tunnel della crisi
Ituc
Un piano realistico per risalire la china e riformare il sistema. Lo offrirebbe il Global Jobs Pact adottato la scorsa settimana da governi, sindacati e imprenditori alla Conferenza annuale dell’Organizzazione Internazionale del lavoro. Secondo il segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale Guy Ryder “l’intesa colloca l’occupazione e i redditi al centro degli interventi di ripresa economica e individua alcuni punti chiave per sviluppare una nuova economia globale. Posti di lavoro, diritti, protezioni sociali, servizi pubblici di qualità e sostenibilità saranno al centro della politica internazionale in un momento significativo in cui il radicalismo del libero mercato - che ha generato la crisi - è fallito. Alcuni cercano ancora di tornare ai soliti affari di sempre - ha proseguito Ryder -, ma il messaggio chiaro che è venuto dall’ILO è che ciò non sarà accettabile”. Cosa dice, però, questo accordo? Lo spiega la CSI sul proprio sito web chiarendo soprattutto come esso tracci alcune linee guida utili a governi e datori di lavoro. Da un lato viene riconosciuta l’importanza delle cosiddette “green jobs” sia per la ripresa economica che per dare una risposta al cambiamento climatico, dall’altro si sottolinea il ruolo cruciale delle negoziazioni tra le parti sociali e i governi come pure della contrattazione collettiva nell’evitare spirali deflazionistiche e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Vengono poi enfatizzate la necessità di creare posti di lavoro sviluppando le infrastrutture pubbliche e di garantire sostegno e formazione a chi perde l’impiego. Il Patto chiede anche che, in futuro, la finanza mondiale serva gli interessi dell’economia reale in favore del lavoro dignitoso. Avanzamenti che il movimento sindacale internazionale apprezza. E’ lo stesso Guy Ryder a definire il Patto “un enorme passo avanti nella giusta direzione”.

Paesi poveri, il futuro è più lontano
The Guardian - UK

In Occidente si parla di green shots – i cosiddetti germogli di ripresa –, nei paesi in via di sviluppo, invece, la recessione c’è ancora e ci sarà per molto tempo. Lo sostiene un articolo pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian citando, a sua volta, la Banca Mondiale. La mancanza di capitale internazionale frena gli investimenti di aziende e governi soprattutto nei paesi più bisognosi. Così la Banca Mondiale fa appello a un maggiore coordinamento internazionale e a una più intensa regolamentazione del sistema finanziario. Nel suo ultimo rapporto sullo sviluppo globale, l’istituto finanziario indica nell’Africa, nell’Europa centrale e orientale e nell’America Latina le regioni che soffrono di più dalla recessione globale proprio mentre le nazioni più ricche già iniziano a discutere di ripresa. In un anno il flusso di capitale nei paesi poveri è precipitato letteralmente da 1,2 trilioni di dollari (era il 2007) a 707 bilioni di dollari (nel 2008), e le previsioni per il 2009 lo danno in calo a solo 363 bilioni . A peggiorare la situazione anche la diminuzione degli aiuti – promessi ma non sempre concessi – alle nazioni più povere. Il timore della banca è che arrivi una seconda ondata di instabilità e proprio per evitare quest’evenienza l’invito è a concentrare rapidamente le politiche sulla riforma del settore finanziario e in favore dei più indigenti. Basti pensare che quest’anno ci si aspetta che i paesi in via di sviluppo crescano solo dell’1.2% a fronte del 6% del 2008 e dell’8% del 2007.



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TAGS scalo internazionale iran

22/06/2009 18:37

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