
Reportage
Pontina, terra di sikh e braccianti
Tra Sabaudia e Terracina le borgate agricole sono ormai indiane. Gli indiani vivono a decine nei casolari diroccati e lavorano una delle terre più fertili d’Italia. L’odissea di Singh. Lavora al nero. Raccoglie frutta, ortaggi, pomodori per 3 euro l’ora
di Alessandro Leogrande
Al tempio ho conosciuto Singh, 35 anni, bracciante. Vive in Italia da tre lustri, ma parla ancora poco l’italiano. Lo capisce, ma quando è il momento di parlare fa fatica a esprimersi. Così è anche per tutti gli altri: non imparano l’italiano, perché in fondo guardano all’Italia come a un posto in cui lavorare temporaneamente, mandando i soldi a casa, non a un paese in cui integrarsi. Ma poi il lavoro dei campi diventa sempre più gravoso, l’incomprensione della lingua una muraglia, e il tempo si dilata. Il “temporaneo” è un concetto labile, si volge in anni sempre uguali a se stessi, fatti di sudore ed esclusione: i soldi da mandare a casa non sono mai sufficienti, i ricongiungimenti famigliari sono più l’eccezione che la regola, e nel frattempo la vita corre via. Ti ritrovi a trenta-quaranta anni invischiato in un limbo. Sono in pochi a tirarsi fuori da questo diktat del tempo, e Singh non pare essere uno di loro.
» Camorra, Alla conquista di Latina
Singh ha lavorato per oltre dieci anni per un piccolo proprietario della zona. Sembrava “buono”. Gli dava anche la busta paga: apparentemente il suo era un contratto regolare, e ciò gli ha permesso in tutti questi anni di rimanere in Italia, ma i soldi che poi riceveva erano molto meno di quelli segnati in busta. Tuttavia Singh non si è ribellato: in fondo, oltre a lavorare faceva anche da guardiano e quel padrone che pareva buono gli aveva dato anche un piccolo alloggio senza fargli pagare le spese. È andata così fino a quando Singh non ha deciso di far venire in Italia la moglie e i loro due bambini. Al padrone l’idea non è piaciuta per niente: quando per anni uno è considerato semplice forza lavoro è poi difficile, da un momento all’altro, percepirlo come persona, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Così il padrone che pareva buono è diventato “cattivo”. Appena la moglie e i bambini piccoli sono arrivati, ha staccato luce e acqua dal piccolo alloggio, considerando il ricongiungimento familiare del suo bracciante una piccola invasione. La guerra psicologica è durata poco. Nonostante i soldi spesi per il viaggio, la moglie non ha retto, specie quando i bambini si sono ammalati. Così è tornata nel Punjab, e Singh è rimasto qui. Poco dopo il padrone che pareva buono è morto. L’azienda di famiglia è passata nelle mani del figlio e la prima cosa che ha fatto è stata quella di licenziare Singh, negandogli – insieme alla busta paga fittizia – il permesso di soggiorno in Italia.
Ogni pomeriggio, quando ha finito di lavorare nei campi, risale a piedi o in bicicletta via dei Cinque Archi e va al tempio. E lì, nel silenzio delle luci soffuse, i lunghi capelli raccolti nel solito turbante giallo, le mani intrecciate sotto il mento dalla barba fluente, chiude gli occhi e ritrova la pace. La violenza, il sopruso, l’inganno, l’ingiustizia melmosa scompaiono. Poi torna a casa, mangia qualcosa e va dormire presto. Ancora più che nella provincia di Roma, gli indiani e i punjabi del Lazio si concentrano nella provincia di Latina, lungo la Pontina. Giovanni Gioia, segretario generale della Flai Cgil latinense, dice: “Nel Punjab guadagnano un euro l’ora. Per cui pensano che qui essere pagati 3 euro sia un affare. Quando gli dici che per contratto hanno diritto a 7 euro l’ora, ti credono un marziano”.
Tra Sabaudia e Terracina le borgate agricole sono ormai indiane. Gli indiani vivono a decine nei casolari diroccati e lavorano una delle terre più fertili d’Italia. “Ci sono solo loro ormai, i rumeni si sono spostati nell’edilizia”. Per mettere in piedi il benché minimo lavoro sindacale occorre rompere la cappa del limbo. Ma farlo “da italiani” è impossibile. Servono mediatori, costruttori di ponti come Nanda, un indiano di Delhi che ha una rosticceria a Latina e lavora con la Flai. Nanda è una figura autorevole, riconosciuta tra i braccianti. È il punto di riferimento per la risoluzione di ogni problema, ed è – allo stesso tempo – il veicolo attraverso cui passano le informazioni sui diritti, sul miglioramento delle proprie condizioni. Quando a fine aprile c’è stata a Castelvolturno la prima assemblea nazionale dei lavoratori migranti della terra, il pullman del Lazio è stato riempito quasi interamente dagli indiani e dai sikh della Pontina richiamati da lui.
Su quel pullman c’ero anch’io. Accanto a me era seduto un ragazzino: avrà avuto diciannove, venti anni, ma ne dimostrava di meno. Sul suo videofonino (che aveva recuperato da un parente) aveva scaricato un’infinità di video di Bollywood: perlopiù spezzoni melodrammatici in cui giovani uomini e giovani donne cantano e ballano corteggiandosi. Raccolti in cinque intorno a quello schermo di pochi pollici osservavano le immagini con attenzione, assorti e felici. A un certo punto si sono messi a cantare in coro una canzone di Udit Narayan, la star che in quel momento si agitava sullo schermo. Nasha yeh pyaar ka nasha hai si chiamava la canzone e, sebbene non conosca una sola parola di hindi, ci ho messo pochi secondi per capire che era la traduzione fedele (non solo nella melodia, ma anche nell’assonanza delle parole) di L’italiano di Toto Cutugno. Loro erano convinti che fosse una canzone di Bollywood, così come una bicicletta ha due ruote e un’auto quattro. E nulla ha scalfito le loro certezze, men che meno la mia strenua difesa della paternità di Toto Cutugno su quelle note. Sapere che un gruppo di braccianti indiani impazzisce, ignaro, per una cover di L’italiano è stata una delle più grandi lezioni sulla globalizzazione dei processi culturali. Chi osteggia il meticciato (delle società e delle culture) è semplicemente fuori dal mondo. Se non ci credete, cercate Nasha yeh pyaar ka nasha hai su You Tube.
(da Il Mese, giugno 2009)
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS immigrazione pontina immigrati sikh braccianti
22/06/2009 00:18














