Il centro studi di Viale dell'Economia lancia l'allarme: in due anni 2 milioni di persone senza lavoro. Per gli industriali, il deficit salirà al 4,9%, il debito al 114,7%. "Insostenibili gli standard di welfare state, necessarie riforme"
Nei due anni tra il primo trimestre del 2008 e il primo del 2010, la recessione causera' la perdita di circa un milione di unita' di lavoro, tra posti di lavoro e cassa integrazione. E' quanto stima il rapporto sull'economia italiana presentato oggi, 18 giugno, dal Centro studi di Confindustria.
Viale dell’Astronomia sottolinea che il tasso di disoccupazione arrivera' quest'anno all'8,6% e nel 2010 al 9,3%, 'livello – affermano gli imprenditori - che non veniva piu' toccato dal 2000'. La situazione tratteggiata dal centro studi è dunque critica, anche perché il deficit pubblico italiano nel 2009 si attestera' al 4,9% del pil, scendendo nel 2010 al 4,7%.
Secondo il Csc, invece, il debito salira' al 114,7% quest'anno e al 117,5% nel 2010, dal 105,7% del 2008. Il livello del deficit per il 2009, sottolinea Confindustria, 'e' attribuibile principalmente alla dinamica delle entrate che, per la prima volta dal dopoguerra, sono stimate in diminuzione: -1,4% rispetto al 2008'.
Ma c'è di più. A continuare è anche il calo dei consumi degli italiani. Nel 2009, secondo le stime, si ridurranno dell'1,9%, accelerando il calo dello 0,9% che si avuto nel 2008. Torneranno a crescere solo nel 2010 (+0,7%) grazie a "una maggiore fiducia sostenuta dalla ripresa economica e a un reddito disponibile reale in aumento dell'1,2% dopo la riduzione dell'1,6% subita nel 2009".
Tutto questo per gli industriali, comporterà la necessità di modificare il welfare italiano. “Senza crescita piu' alta – continua infatti il rapporto - diventano insostenibili gli standard di welfare state e si incrina la coesione sociale. Le mancate riforme hanno costi enormi'. Di fronte alla crisi economica e alla prospettiva di una lenta e faticosa ripresa, Viale dell’Astronomia torna dunque ad invocare le riforme strutturali. Riforme che, sottolineano, 'offrono gigantesche opportunita': facendo leva su infrastrutture, istruzione, pubblica amministrazione e liberalizzazione il pil italiano puo' guadagnare almeno il 30%' nei prossimi vent'anni".
"Si rischia di ottenere l'effetto opposto a quello desiderato", invece, se si indica con troppo anticipo una 'strategia d'uscita' dalle politiche espansive adottate per fronteggiare la crisi economica. Nel rapporto, infatti, si legge che "indicare 'exit strategy' con troppo anticipo rischia di ottenere l'effetto opposto a quello desiderato di stabilizzazione delle aspettative".