
Abruzzo
L’Aquila, nelle tendopoli anziani allo stremo
La denuncia dello Spi Cgil da un’inchiesta di “LiberEtà”. Quattromila over 75 accampati. 18 mila gli over 65. Molti di loro non si muovono più dalle tende. Aumentano bronchiti, broncopolmoniti e malattie infettive. “L’emergenza comincia ora”
di Laura Cortina
Le tendopoli dell’Abruzzo si stanno trasformando in un enorme “cronicario” all’aria aperta per la popolazione anziana che vi soggiorna. Servono interventi sanitari mirati, sostegno psicologico e soprattutto un programma tempestivo per togliere dalla tende la popolazione anziana. A lanciare l’allarme è lo Spi Cgil che insieme alla Cgil nazionale ha presentato un ampio dossier sulle condizioni di vita e di salute delle persone anziane sfollate che abitano nelle tendopoli allestite dopo il terremoto che ha colpito l’Aquila. L’inchiesta sul campo è stata realizzata dal mensile dello Spi LiberEtà che ha raccolto dati e testimonianze di specialisti sanitari sullo stato di salute psico-fisica delle oltre quattromila persone con più di 75 anni che vivono nelle tendopoli.
Nelle tendopoli vivono quasi 29 mila persone. Tra queste, il Dipartimento di prevenzione della Asl dell’Aquila ha stimato che ad oggi la percentuale di persone con più di 65 anni sale addirittura al 70 per cento. Secondo i dati dell’Inps in provincia dell’Aquila vivono complessivamente 73.664 pensionati dai 60 anni in su. Quasi il 50 per cento di loro, 30.750 persone, vive con meno di mille euro al mese. E tra questi 15.000 vivono con meno di 500 euro al mese.
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Il segretario generale della Cgil Gugliemo Epifani ha invitato il governo a “fare di più e più rapidamente per intervenire sull’emergenza” e a “dare priorità alla popolazione anziana per l’assegnazione delle prime case”. “Le case - ha aggiunto il segretario generale della Cgil - dovrebbero essere anche pensate in funzione di un così grande numero di popolazione anziana”. Carla Cantone, segretaria generale dello Spi Cgil, si è detta “allarmata per il rischio che cali l’attenzione su una tale emergenza”, e ribadisce le richiesta di “interventi tempestivi ed efficaci da parte del governo”.
Il primario del reparto di geriatria dell’ospedale San Salvatore, Marco Pozone, intervistato dal cronista di Liberetà, ha illustrato qual è la situazione ad oggi. “Dopo l’emergenza adesso viviamo una situazione di cronicità - spiega il dottor Pozone -. La tenda è un grosso problema: sotto il sole le temperature all’interno sono proibitive. Il condizionatore sta creando dei problemi. Chi sta vicino al radiatore ha getti di aria gelida addosso. Come ti allontani fa caldo. Ma ci sono alcune migliaia di anziani chiusi in una tenda, che non si muovono più e hanno scarse reazioni”. Gli sbalzi di temperatura in tenda, ha spiegato ancora il dottor Lino Scoccia, coordinatore dei medici di base che operano nelle tendopoli, stanno provocando molte bronchiti e casi di broncopolmonite. Gli anziani che non si muovono più bevono poco. “La disidratazione - ha siegato il dottor Pozone - comporta insufficienza renale, complicanze infettive, polmoniti, peggioramento dello stato mentale. Dobbiamo fare prevenzione nei campi perché i posti in ospedale sono insufficienti. Fortunatamente abbiamo riaperto un po’ di letti (14 per la geriatria, il 50 per cento di quelli che avevamo prima del terremoto). A livello di specialistica ospedaliera, poi, abbiamo avuto sempre una cronica mancanza di personale”. Nelle tende vivono anche anziani dializzati, come aggiunge la psicologa Roberta Brivio che opera nel campo di Coppito. “Pur di non rimanere lontani dai figli, ci sono anziani di oltre cento anni che hanno rifiutato il ricovero nelle Rsa o il trasferimento in casa di parenti lontani - ha concluso la psicologa Brivio -. Bisogna stare attenti, l’emergenza fisico-psicologica comincia ora e su l’Abruzzo sta cadendo l’attenzione”.
Oggi un nutrito gruppo di persone che soggiornano nelle tendopoli dell’Aquila e gli operatori che a vario titolo vi lavorano, saranno davanti a palazzo Chigi per chiedere al governo risposte ai problemi del post terremoto. “Il sindacato continuerà a vigilare - ha assicurato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - . Non lasceremo sole le popolazioni abruzzesi”.
Nelle tendopoli vivono quasi 29 mila persone. Tra queste, il Dipartimento di prevenzione della Asl dell’Aquila ha stimato che ad oggi la percentuale di persone con più di 65 anni sale addirittura al 70 per cento. Secondo i dati dell’Inps in provincia dell’Aquila vivono complessivamente 73.664 pensionati dai 60 anni in su. Quasi il 50 per cento di loro, 30.750 persone, vive con meno di mille euro al mese. E tra questi 15.000 vivono con meno di 500 euro al mese.
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Il primario del reparto di geriatria dell’ospedale San Salvatore, Marco Pozone, intervistato dal cronista di Liberetà, ha illustrato qual è la situazione ad oggi. “Dopo l’emergenza adesso viviamo una situazione di cronicità - spiega il dottor Pozone -. La tenda è un grosso problema: sotto il sole le temperature all’interno sono proibitive. Il condizionatore sta creando dei problemi. Chi sta vicino al radiatore ha getti di aria gelida addosso. Come ti allontani fa caldo. Ma ci sono alcune migliaia di anziani chiusi in una tenda, che non si muovono più e hanno scarse reazioni”. Gli sbalzi di temperatura in tenda, ha spiegato ancora il dottor Lino Scoccia, coordinatore dei medici di base che operano nelle tendopoli, stanno provocando molte bronchiti e casi di broncopolmonite. Gli anziani che non si muovono più bevono poco. “La disidratazione - ha siegato il dottor Pozone - comporta insufficienza renale, complicanze infettive, polmoniti, peggioramento dello stato mentale. Dobbiamo fare prevenzione nei campi perché i posti in ospedale sono insufficienti. Fortunatamente abbiamo riaperto un po’ di letti (14 per la geriatria, il 50 per cento di quelli che avevamo prima del terremoto). A livello di specialistica ospedaliera, poi, abbiamo avuto sempre una cronica mancanza di personale”. Nelle tende vivono anche anziani dializzati, come aggiunge la psicologa Roberta Brivio che opera nel campo di Coppito. “Pur di non rimanere lontani dai figli, ci sono anziani di oltre cento anni che hanno rifiutato il ricovero nelle Rsa o il trasferimento in casa di parenti lontani - ha concluso la psicologa Brivio -. Bisogna stare attenti, l’emergenza fisico-psicologica comincia ora e su l’Abruzzo sta cadendo l’attenzione”.
Oggi un nutrito gruppo di persone che soggiornano nelle tendopoli dell’Aquila e gli operatori che a vario titolo vi lavorano, saranno davanti a palazzo Chigi per chiedere al governo risposte ai problemi del post terremoto. “Il sindacato continuerà a vigilare - ha assicurato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - . Non lasceremo sole le popolazioni abruzzesi”.
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TAGS l'aquila terremoto abruzzo tendopoli
16/06/2009 14:24














