Chi aveva negli anni ottanta l'età per soffrire ricorderà senza alcun dubbio l'irresistibile (?) ascesa delle idee di Milton Friedman e della scuola di Chicago, la loro messa in pratica da parte della signora Thatcher nel Regno Unito...
di Enrico Galantini
... e di Ronald Reagan negli Stati Uniti, la pervasività con cui negli anni successivi è passata una vulgata neoliberista, che tutto ha travolto nel suo passaggio, dando il via un po' in tutti i paesi a quella serie di privatizzazioni e liberalizzazioni (più le prime delle seconde) che, assieme al crollo dell'impero sovietico, alla finanziarizzazione sempre più spinta e incontrollata dell'economia e a una globalizzazione altrettanto senza controlli hanno cambiato inesorabilmente la faccia del mondo così com'era stato ricostruito dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. Per farla breve (e non eccedere le dimensioni e le ambizioni di questo colonnino) lo Stato, il pubblico, ha finito a cavallo del millennio per ritirarsi progressivamente dall'economia. Questo fino a pochi mesi fa. Quando per fermare l'effetto domino innescato dalla crisi globale, lo Stato, gli Stati si sono dovuti rifare avanti. Nazionalizzando banche, sostenendo imprese, rifinanziando ammortizzatori sociali. E, quel che è più importante, cominciando a riflettere su nuovi spazi per il pubblico e nuove regole per il mercato globale. Come andrà a finire non è dato oggi dire, perché non è pensabile una semplice riproposizione del passato. Ma gli uomini e le organizzazioni di buona volontà possono e devono ragionare sul da farsi, con analisi e proposte. È quanto sta facendo, tra gli altri, la Cgil (leggi qui). Di questi temi parlerà la giornata di studio organizzata dalla Cgil per il 7 luglio.