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Immigrazione

Medici-spia, la questione non è affatto risolta

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La Camera aveva stralciato l’emendamento. Ma il pacchetto sicurezza prevede tuttora il “reato di ingresso e soggiorno illegale”. Il che rende obbligatoria la denuncia da parte del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, medici inclusi

di Marco Togna

 (immagini di autore foto: cristina sebastiani, da flickr)
Sembrava risolta la questione dei medici-spia. Appunto, sembrava. La Camera, infatti, a fine aprile aveva stralciato l’emendamento introdotto al Senato (proposto dalla Lega) che eliminava il “divieto di segnalazione”, dando così al personale del Servizio sanitario nazionale la possibilità di denunciare gli immigrati senza permesso di soggiorno che si fossero presentati nelle strutture pubbliche. Uno stralcio chiesto dall’opinione pubblica intera, cui si erano accodati anche esponenti del centrodestra. La questione, in verità, è ancora tutta lì. E intanto si avvicina la data della definitiva approvazione.

» SCHEDA, Le misure principali del pacchetto sicurezza

Il pacchetto sicurezza, infatti, prevede tuttora il “reato di ingresso e soggiorno illegale” (art. 21 del ddl 2180): questo renderebbe “obbligatoria” la denuncia del migrante che si trovi in Italia illegalmente da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (artt. 361-362 del codice penale) che ne venga a conoscenza. Quindi anche medici, infermieri, impiegati dei pronto soccorso e dei servizi territoriali. Le due norme (divieto di segnalazione e conseguenze del reato di clandestinità) sono in evidente contrasto: da qui il busillis. “Abbiamo consultato numerosi giuristi – spiega Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil Medici – ottenendo risposte diverse. Alcuni sostengono che prevarrebbe il divieto, altri l’obbligo di denuncia. L’unica cosa certa è l’enorme pasticcio che sta facendo il governo. Per questo, assieme a tutti i sindacati degli operatori sanitari, chiediamo con forza di fare chiarezza”. La Cgil legge l’intera questione sotto la lente dei diritti, il primo è quella alla salute: “La Costituzione – continua – parla di individuo, non di cittadino, dicendo che qualsiasi persona si trovi nel nostro territorio ha questo diritto, al di là della sua cittadinanza. E poi c’è il codice deontologico: i medici hanno il dovere di curare, senza alcuna distinzione tra le persone, non hanno certo il dovere di denunciare i propri pazienti”.

Qualora il provvedimento venisse approvato, le conseguenze sarebbero gravi. I primi a saperlo sono gli operatori di Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione internazionale di soccorso e assistenza, dal 1971 attiva in tutte quelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito. “L’immigrato irregolare – spiega Rolando Magnano, vice responsabile dei progetti per l’Italia – tenderà a non rivolgersi alle strutture pubbliche, questo favorirà l’invisibilità di questa fetta di popolazione straniera, sottraendola a qualsiasi tutela sanitaria. Oppure arriverà in ospedale soltanto in presenza di patologie gravissime o croniche, con conseguenze pericolose per la propria salute, per la salute collettiva e per il Servizio sanitario nazionale, che si troverebbe a gestire casi complicati, con aggravio di costi e di impegno”. È presumibile, conclude Magnano, che a risentire maggiormente di questa ambiguità giuridica “saranno le categorie più vulnerabili, cioè i minori o le donne in gravidanza. Quest’ultime, ad esempio, in virtù del loro stato hanno diritto al permesso di soggiorno, ma debbono prima farselo certificare dall’ospedale, quando sono ancora clandestine. Potrebbero quindi non rivolgersi alle strutture pubbliche”.

Un ultimo problema, già denunciato dai sindacati e dagli ordini professionali, è quello della nascita di percorsi sanitari paralleli, quindi al di fuori del controllo e della verifica pubblica “Abbiamo notizie di ambulatori clandestini (riportate anche dalla stampa nazionale, ndr), e questo ci preoccupa moltissimo” conclude il segretario nazionale della Fp Cgil Medici Massimo Cozza: “Ma occorre anche segnalare che il semplice annuncio di un simile provvedimento ha già provocato la diminuzione del 15-20 per cento dell’accesso degli immigrati al Servizio sanitario nazionale. È passato il messaggio che l’ospedale non è più un luogo sicuro, questo è inaccettabile”.



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TAGS ddl sicurezza

12/06/2009 15:58

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