La confederazione di Corso d’Italia è il primo sindacato, e finora il solo, che ha deciso di redigere il proprio bilancio sociale. Verificherà la coerenza del suo operato e ne misurerà i risultati. Il documento sarà presentato al congresso del 2010
La Cgil – racconta
Rassegna Sindacale nel numero appena pubblicato – ha intrapreso il cammino della rendicontazione sociale; ne verrà fuori, in occasione del congresso nazionale già programmato per la primavera del prossimo anno, il primo bilancio sociale della confederazione.
Come spiega Mauro
Soldini, responsabile bilancio sociale della Cgil, “il sindacato, e la Cgil in testa per ovvi motivi, è al centro di una lunga campagna d’attacco al proprio ruolo nel paese, con ondate regolari di critiche generalizzate e generiche, dal sistema dei diritti e delle agibilità sindacali all’uso delle risorse economiche”. Per il dirigente sindacale “la complessità della fase non può trovare soluzioni semplici, ma la Cgil è giunta per prima, tra le grandi organizzazioni sociali, a interrogarsi e poi a decidere anche sull’utilità e sul contributo che la rendicontazione sociale potrebbe fornire”.
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Un atto di coraggio
La rendicontazione sociale per un sindacato come la Cgil – spiega Soldini - è “
innanzi tutto un metodo, nuovo e diverso, di saperne descrivere le finalità, verificandone in corso d’opera
la coerenza con l’operato e sapendo misurarne non solo i risultati ma soprattutto gli effetti generati sui soggetti che s’intendono rappresentare e sugli interlocutori principali; il tutto reso facilmente leggibile dall’esterno, con un documento denominato, appunto, bilancio sociale. Quindi, trasparenza per dimostrare e verificare responsabilità, coerenza, efficacia e, in ultima analisi, affidabilità”.
La sfida da cogliere – analizza Soldini – “è un cambiamento graduale ma determinato anche nella capacità, a tutti i livelli, di tracciare dei percorsi – partendo dalla nostra identità, dai valori che ci distinguono – per definire le strategie volte a raggiungere gli obiettivi, stabilendo le risorse in campo e le azioni da intraprendere, rilevandone i risultati ottenuti e gli effetti procurati ai soggetti coinvolti dalle nostre attività, sapendo, infine, comunicare tutto ciò per attivare processi di valutazione partecipata e modificare ove necessario le nostre certezze, ripartendo ancora una volta”.
Insomma, spiega Soldini, “bilancio sociale non solo come strumento di comunicazione e di promozione ma come
risultato tangibile di un processo d’analisi interna, che ci conduca al concetto del
“rendersi conto per rendere conto”, con un’operazione sistematica di rilettura di tutti i livelli della struttura: istituzionale, strategico e operativo.
La segreteria confederale della Cgil ha deliberato l’avvio del percorso di rendicontazione sociale del Centro confederale, per giungere
al Congresso con il suo primo documento d’impostazione del Bilancio sociale. “A quest’esperienza – prosegue Soldini –, si è voluto affiancare, in coerenza con la decisione di applicare il bilancio sociale all’intero sistema Cgil, un movimento di percorsi paralleli sia a livello di categorie sia di territori”. Sul territorio il sindacato ha impostato “un percorso partecipato di formazione-intervento in tre regioni pilota:
Toscana, Puglia, Liguria”. Mentre tra le categorie, la prima che ha avviato il percorso è la
Flc (il sindacato della conoscenza) e sarà presto seguita, nel settore privato, dalla
Flai (agroalimentare). “A questi va aggiunto – conclude Soldini – l’avvio, in autonomia, del processo di rendicontazione sociale dell’
Inca nazionale, che integra sul versante della tutela individuale e del sistema dei servizi le esperienze di rendicontazione avviate”.