L’approdo al Bilancio sociale, in Cgil, arriva a conclusione di due distinti percorsi. Il primo è quello che vede un gruppo di strutture, prima fra queste Edit.Coop., avviare l’esperienza di rendicontazione sociale...
...In questo filone possiamo annoverare, tra le altre, fra le categorie, la Flc e, fra le Camere del Lavoro, le sedi di Bergamo, Brescia e Reggio Emilia.
L’altro percorso è rappresentato dalla Conferenza di organizzazione che, nei documenti finali, su richiesta di chi aveva già cominciato a confrontarsi con il Bs, impegna la Cgil a presentare questo nuovo documento di rendicontazione trasparente delle scelte, delle risorse, delle attività e dei risultati in occasione del prossimo Congresso.
La decisione della Cdo viene ulteriormente puntualizzata nelle delibere attuative, votate dal direttivo nel mese di novembre 2008. In particolare, nella delibera n° 2 si stabilisce che: “In previsione del prossimo Congresso dovrà essere predisposto a tutti i livelli uno snello bilancio sociale finalizzato a rendere evidente il rapporto fra la missione di un livello confederale o di categoria, le decisioni messe in campo ed i risultati ottenuti”.
Le ragioni di ciò risiedono
nella scelta di rendere conto della nostra azione ai nostri iscritti e alla società nel suo insieme non solo presentando il “classico” bilancio economico ma anche presentando il bilancio dell’azione del nostro sindacato. Dall’altro, verificare collettivamente il rapporto fra l’iniziativa e la missione consente di rafforzare il processo di autoriforma promosso dalla Conferenza d’organizzazione.
Il percorso che porterà alla presentazione del primo Bs della Cgil prevede
le seguenti azioni:
• il coinvolgimento di alcune categorie nazionali (Flai, Flc e Spi) e di alcune Cgil regionali (Toscana, Liguria e Puglia) allo scopo di cominciare ad avviare la rendicontazione sociale del sistema Cgil in modo graduale e progressivo senza chiedere a tutte le categorie e le strutture di adottare la rendicontazione sociale, una scelta che sarebbe stata destinata al fallimento per la sua stessa complessità e forse per un livello di consapevolezza non ancora diffuso in ugual modo in tutte le strutture. E’ anche evidente, però, che la presentazione del Bs non può nemmeno limitarsi al Centro confederale.
• Per quanto riguarda il Centro confederale, dopo la presentazione dell’intero progetto alla Segreteria nazionale nel mese di gennaio, è stata organizzata una riunione con tutte le compagne ed i compagni che operano nella struttura; è stato costruito un gruppo di coordinamento che cura l’intera operazione (e che riferirà alla Segreteria) ed ora si stanno tenendo diverse riunioni per impostare il Bilancio ed iniziare a scambiare esperienze e valutazioni.
Si tratta di un
percorso complesso, perché non abituale nella nostra vita organizzativa e perché richiede tempo e capacità d’ascolto per valorizzare appieno il contributo di tutti, ma dai sicuri esiti positivi per la capacità di analisi e di autocorrezzione che induce nei protagonisti del percorso. Anche per questo è un processo democratico: proprio chi ha le diverse responsabilità è chiamato a descrivere e a valutare, senza alcuna altra gerarchia che non sia l’aiuto di esperti esterni che svolgono un ruolo di consulenza per portare avanti il progetto.
Nel deliberato del direttivo, inoltre, c’è un vincolo, apparentemente insignificante: un Bs snello. In una scelta di rendicontazione, anche il numero delle pagine è sostanza: la scelta di testi snelli intende favorire concretamente quella pratica della trasparenza che la Cgil ha messo in campo da tempo.
* Segretario confederale Cgil