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Bilancio sociale Cgil

Una concezione più ampia di responsabilità

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C’è un tema che ritorna continuamente nella vita di una grande organizzazione, come alimentare, cioè, i suoi valori originari per restare vitale e corrispondere alla propria missione nel tempo...

di Guglielmo Epifani*

... Oggi emergono drammatiche evidenze sociali: disoccupazione, precariato, immigrazione. Gli stessi lavoratori occupati esprimono bisogni che oltrepassano i confini dell’impresa e investono il territorio in cui vivono. Sono pagine di confederalità che riscriviamo quotidianamente in materia di diritti e di tutela.

La Conferenza di organizzazione è stata una prima messa a punto di questa complessità ed è in questo ambito che si colloca la scelta del Bilancio sociale. Dietro, c’è una cultura nuova della rendicontazione (del render conto), il desiderio di estendere il rapporto con lavoratori e iscritti, l’ambizione di ravvivare la democrazia. D’altro canto, richiamare gli altri ai propri doveri istituzionali, impone a noi di essere esemplari. Nell’essere il primo sindacato, c’è l’esercizio di un potere legittimo e, insieme, l’assolvimento di pari responsabilità.

Da alcuni mesi, il lavoro del Bilancio sociale ha iniziato un suo percorso che ci coinvolge come centro confederale, a partire dalla segreteria. Alcune realtà hanno avviato processi di rendicontazione in proprio, come Flc, altre si propongono di farlo, fungendo da laboratorio: la Flai, la Toscana, la Puglia la Liguria, la stessa Inca. Via via, l’intero corpo dell’organizzazione s’interrogherà in maniera sistematica. Dal tesseramento, alla comunicazione; nel rapporto con le generazioni e sull’uso delle risorse; in materia di formazione e sui servizi. Sapere cosa pensiamo di noi stessi, è la premessa per interrogarci sul mondo che rappresentiamo e chiedergli cosa pensa, a sua volta, della Cgil.

Sullo sfondo c’è un’idea della comunicazione come valore in sé. Vogliamo evocarne il significato profondo: fare comunità. Non a caso, i due termini hanno la stessa radice etimologica.

Tanto nella costruzione quanto nella stesura del Bilancio sociale, ci siamo dati un compito non solo informativo, ma di ascolto e di collaborazione con coloro ai quali la Cgil si rivolge. Ciò si svilupperà per gradi, coinvolgendo cerchi sempre più ampi dei nostri interlocutori. Ci aspettiamo che i media svolgano un ruolo di critica e di controllo e consentano, insieme, interazione ed ascolto. Un dar voce a quanto facciamo e al giudizio sui risultati ottenuti.

Il Bilancio sociale ci indirizza verso una concezione più ampia di responsabilità: il dovere di farsi carico dei risultati va accompagnato con la volontà di renderne conto, soprattutto a coloro che ci portano domande e bisogni. E’ ovvio che non siamo interessati ad operazioni di immagine, sarebbe un imperdonabile boomerang, oltre tutto, ora che il processo è notoriamente avviato: con lucidità e rigore, tipici della cultura laica, dobbiamo disporci alla rendicontazione, evitando indulgenze o autocelebrazioni. Come sappiamo, la fiducia è un capitale indispensabile per la salute e la prosperità di una democrazia; oggi, questo bene invisibile, soffre di deficit enormi, in particolare nel nostro paese. Ciò mina alla base i fondamentali della rappresentanza, mentre la forza delle maggioranze è prevaricante, la stessa economia ne riflette tragicamente la perdita.

Il Bilancio sociale interviene in controtendenza. Non è una mera questione di trasparenza che da anni pratichiamo, pubblicando i conti economici: vogliamo spalancare porte e finestre di questa Cgil, come una casa che appartiene a tutti.

Chiediamo a noi stessi uno sforzo di disponibilità e di competenza, in certi casi di aggiornamento, rispetto a categorie di analisi e strumentazioni ormai insufficienti. E’ una sfida per tutte le donne e gli uomini di questa organizzazione, d’altra parte, le innovazioni autentiche, pur desiderate, non sono mai un parto indolore. Una volta incamminati, ci auguriamo che anche altri, fuori di noi, condividano il percorso. Fiducia e responsabilità non possono essere appannaggio di pochi: più si allarga il campo nel quale si coltivano e maggiori saranno i benefici per tutti.

* Segretario generale Cgil


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TAGS bilancio sociale cgil

09/06/2009 15:40

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