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La vittoria di Pirro di Berlusconi

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Pillole dai media esteri. Le elezioni italiane viste dalla stampa europea. Tracollo Labour in Gran Bretagna, per il Guardian non è tutta colpa di Brown. Germania, si fa dura per la Spd. Nyt: economia della discordia in casa Obama

di (a cura) Davide Orecchio e Martina Toti

autore: Opti Mystic, da flickr (immagini di autore: Opti Mystic, da flickr)
Le elezioni italiane viste dalla stampa estera
“Vittoria con il sapore di semisconfitta per Berlusconi”. Le Monde titola così il suo servizio dedicato al risultato delle Europee in Italia. Secondo il quotidiano francese, Berlusconi deve “constatare i danni provocati dall’‘affare Noemi Letizia’ nel suo elettorato”. Il Pdl è infatti ”lontano dal risultato annunciato del 43-45%”. Centrodestra e il centrosinistra sono “indeboliti”, e si ritrovano “affiancati da due formazioni dagli appetiti crescenti. Lega Nord e Italia dei Valori complicheranno la vita dei loro partner”. Le Monde analizza anche il risultato, “attorno al 6,5%”, del partito centrista di Casini: “una posizione ideale per esistere e per pesare nelle future alleanze”. Anche Le Figaro parla di “vittoria a meta””. Il risultato, scrive, e’ “amaro” per i presidente del Consiglio che sperava di arrivare oltre il 40%. E per lo spagnolo El País quella del Cavaliere è una “vittoria di Pirro”.

Non è tutta colpa di Brown
The Guardian - UK

Una ribellione confusa, quella del e al Labour Party britannico. Così la definisce un editoriale pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian. Alla luce dei primi risultati delle elezioni al parlamento europeo, l’articolo analizza le fratture interne al partito e il drammatico calo di consensi. Sotto il tiro di molti analisti politici è finito il primo ministro Gordon Brown, ma forse – ipotizza il Guardian – il problema è più profondo e coinvolge le scelte politiche dell’intero movimento. Insomma che si crocifigga o meno il primo ministro, che si chiacchieri in una “vuota cacofonia che finge di essere un dibattito politico serio”, la cosa importante è che, alla fine, si trovi il modo per rispondere alla crisi della sinistra inglese. “Che avvenga tra una settimana o l’anno prossimo, la sceneggiatura del dopo Brown è già pronta da tempo. Le voci dell’ala destra del Labour amano inchiodare i suoi fallimenti a uno scarto a sinistra. (…) Di sicuro – prosegue il servizio – Brown è stato un venditore di blairismo senza le capacità di PR o lo zelo del suo predecessore, e quando lo accusano di essersi allontano dal percorso virtuoso, si chiarisce tutto.” Il grande non detto, che potrebbe portare a quella che il quotidiano britannico definisce una “guerra civile” interna al partito di Brown, riguarda fondamentalmente diverse versioni di uno stesso credo che “spinge avanti le frontiere della privatizzazione, si aggrappa a un’idea illusoria di ‘meritocrazia’, rifiuta di cogliere l’enorme svolta imposta dalla crisi finanziaria”.

E allora non è tutta colpa di Gordon Brown. A dimostrarlo sono le notizie che arrivano dal Galles industrializzato, terra di operai. Apprendere che i Tories, i conservatori, conquistano più voti del Labour in quella regione “rappresenta una lezione”. Occhio – avverte il giornalista del Guardian – a quello che è accaduto lì: il voto conservatore è salito solo dell’1,8%, mentre quello progressista è calato del 12,2%”. Una frattura con l’elettorato che non dipende dal solo Brown.: “Tutti sanno – chiosa citando un altro articolo pubblicato anch’esso sul quotidiano inglese – che il nostro governo è in difficoltà, ma sarebbe una pazzia pensare di risolvere tutti i problemi semplicemente allontanando il primo ministro.”

Germania, si fa dura per la Spd
Il calo della Cdu e della Spd in Germania porta a un solo esito: la fine della “Grosse Koalition”, ossia del governo di coalizione capitanato dalla Cancelliera Angela Merkel. E’ il giudizio unanime dei maggiori quotidiani tedeschi all’indomani del voto europeo e in vista delle elezioni politiche del prossimo 27 settembre. Ma il disastro è stato soprattutto socialdemocratico e, come nota la Süddeutsche Zeitung, le speranze del leader dell’Spd Frank-Walter Steinmeier di diventare cancelliere sono una pura “illusione”, perché per la Germania “è in arrivo il nero-giallo”, ovvero un governo im cui si mescoleranno i colori della Cdu e dei liberali dell’Fdp, passati dal 6,1 all’11 per cento. La Berliner Zeitung commenta: “Con questo voto la Grosse Koalition ha di fatto cessato di esistere”. Mentre per il Tagesspiegel “Quella contro Angela Merkel sarà una battaglia difficile per Steinmeier”.

Economia della discordia in casa Obama
The New York Times – USA
Ammirata dall’Europa, la squadra di Obama si sta cimentando con la più grande crisi economica degli ultimi decenni. Al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e dei mezzi di comunicazione ci sono soprattutto i responsabili delle politiche economiche. Il quotidiano statunitense New York Times sbircia dunque in casa del presidente e scopre tensioni e discordie proprio nel team economico. A creare dissapori tra i consulenti ci sarebbe, in particolare, la figura di Larry Summers, nominato a novembre dell’anno scorso direttore del National Economic Council. La convinzione diffusa, ricorda il giornale, era che Summers avrebbe sostituito Ben S. Bernanke il cui mandato alla guida della Federal Reserve scadrà il prossimo anno. In realtà, con il passare dei mesi, pare sempre più probabile che quest’ultimo venga confermato dal presidente Obama e che Summers tenti di imporre un suo ritorno al Ministero del Tesoro, di cui già era stato titolare nell’amministrazione Clinton.

Un carattere dominante, quello del direttore del National Economic Council, che spesso si scontra con gli altri membri del team soprattutto quando le opinioni sono diverse. E allora – ricorda il New York Times – arrivano le discussioni con Timothy Geithner, per il salvataggio delle banche, con Peter Orszag, che gestisce il bilancio, sulle questioni di politica fiscale o sanitaria, con gli economisti favorevoli agli aiuti alla Chrysler e così avanti. La Casa Bianca smentisce: è naturale che ci siano opinioni diverse quando i problemi da affrontare sono così ampi e così grandi anche le personalità. Sul tema è intervenuto anche lo stratega politico David Axelrode: “Non si può mettere insieme un gruppo di persone tanto brillanti, affrontare alcune delle questioni più complesse che siano occorse nella nostra vita e non avere disaccordi”. Serafico il commento dello stesso Summers: “Si tratta di chiacchiere fatte circolare da chi non condivide le mie opinioni. L’unico consiglio che do sempre per determinare il giusto corso dell’azione economica è riconoscere tutti i fattori politici”. Parola del team di Obama.



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08/06/2009 17:44

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