Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Elezioni europee

Spinte xenofobe sul voto per Strasburgo

   Print  

La crisi ha inciso direttamente e indirettamente. Oltre ai problemi economici immediati come il basso livello dei salari, l’incertezza dei sistemi di welfare e la precarietà del mercato del lavoro, hanno contato molto anche le spinte xenofobe

di Paolo Andruccioli

(segue dalla prima parte)

In molti paesi di lunga tradizione democratica, come nelle democrazie più giovani, sono andati avanti i gruppi xenofobi. In Olanda si è registrata l’avanzata della destra xenofoba. Col 17% dei voti il partito di Geert Wilders - considerato l'erede di Pim Fotuyn, il leader populista di estrema destra assassinato nel 2002 – ha praticamente triplicato i voti delle politiche del 2006, assicurandosi quattro seggi a Strasburgo. Dalle urne sono invece usciti male i cristiano democratici (Cda) del premier Balkenende, che restano comunque il primo partito dei Paesi Bassi ma perdono due dei 7 seggi a Strasburgo. In Austria hanno vinto i popolari con il 29,7%, lasciandosi dietro i socialdemocratici del cancelliere Werner Feymann, fermi al 23,9%. Ma in Austria non c'è stato invece il preannunciato sfondamento dell'estrema destra xenofoba del partito della libertà che fu di Haider e oggi è di Heinz-Christian Strache: arriva quarto, con il 13,1%.

Cosa è successo nell’ex blocco sovietico. In Ungheria si è registrata una netta affermazione del partito di centrodestra ungherese Fidesz, col 56,37% delle preferenze e al contrario sono andati male i socialisti del premier Gordon Bajnai, fermi al 17,38%. Si è registra invece un vero trionfo anche il nuovo partito di estrema destra Jobbik, col 14,77% delle preferenze, ben oltre il 5-8% accreditato alla vigilia del voto. L’Ungheria paga direttamente gli effetti perversi della crisi. Si tratta in effetti di un paese che è stato sull’orlo del default. La disoccupazione risulta in crescita continua e i suoi effetti più pesanti sono stati attutiti dagli accordi sulla riduzione dell’orario di lavoro.

Effetti della crisi economica si sono visti direttamente anche in Slovenia, dove ha perso consensi il primo ministro Borut Pahor: il suo partito socialdemocratico (Sd) si è dovuto arrendere con il 18,45% al centrodestra dell'Sds che ha ottenuto il 26,92%. In Slovenia il tasso di disoccupazione nel 2009 si è attestato sul 6%. Ma il dato è provvisorio. Il dato reale si attesterà alla fine dell’anno sull’8%. Il paese è alle prese con una situazione molto difficile anche perché le più esposte sono le piccole e medie imprese. Ci sono stati di recente contatti con i sindacati italiani e in particolare con la Cgil perché in Slovenia si stanno studiando strumenti di ammortizzatori sociali sul modello di quelli italiani. In particolare si studia il sistema della cassa integrazione.

In Romania i socialdemocratici Psd-Pc si sono attestati sul 30,8%, i democratici liberali sono al 29,8% e il Prm, grande partito romeno è all’8,7%. In Polonia la sinistra democratica e l’Unione del Lavoro (Sd-Up) ottiene il 12,3% dei voti, mentre la Piattaforma civica (Po) è al 44,4% e Diritto e giustizia al 27,4%. In Bulgaria il partito socialista (Bsp) si attesta sul 18,6%, I Cittadini per lo sviluppo europeo sul 24% e Diritto e libertà (Dps) sul 14,4%.

Ci sono anche le eccezioni al crollo della sinistra socialista. I paesi dove vincono i socialisti. Grecia. Nel paese, governato dal centrodestra, hanno vinto i socialisti: insieme a Danimarca e Svezia, è un dato in controtendenza rispetto al resto d'Europa. Il Pasok di Giorgio Papandreou ottiene circa il 36% dei voti, contro il 33,98% di Nuova Democrazia (Nd), indebolito dalla crisi economica e dagli scandali. Svezia. Il Sap, partito socialdemocratico all'opposizione, vince col 24,5% dei consensi. M, il partito dei moderati, è al 18,8%. Ma la vera novità è il 7,1% del Pp, il cosiddetto partito dei pirati, coloro che si battono contro il copyright sul web: la percentuale ottenuta gli permette di conquistare un seggio a Strasburgo. Danimarca. Anche qui, i socialisti all'opposizione prevalgono sul partito liberale al governo: 21,2% il primo, 20,2 il secondo. Col 7,1, prende un seggio nche il Folk, il movimento popolare anti-Ue. Lussemburgo. Primo partito sono i cristiano-sociali (31,39%), seguiti dai democratici (19,27), partito dei lavoratori (19,01) e verdi (17,04). A Malta trionfa il partito laburista, che conquista il 55% dei consensi contro il 40,49% del partito nazionalista e conservatore al governo dell'isola.

Curiosità statistica.
Il Belgio, insieme al Lussemburgo, ha il record di partecipazione al voto: 91%. Le elezioni sanciscono la sconfitta dell'estrema destra xenofoba del Vlaams Belang (10,32 contro il 14,3 delle precedenti europee), mentre i cristianodemocratici del premier Herman Van Rompuy si piazzano in testa con il 15,19%. Secondo partito i liberali (12,97%).



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS europee

08/06/2009 13:10

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


  • dalla home page

  • tags

Alcune immagini