Intervista ad Antonella Casu: “Da anni ci battiamo per gli Stati Uniti d'Europa”. Per uscire dalla crisi “non bastano gli aiuti di Stato, servono più flessibilità e ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori”
“In questa fase di crisi economica è evidente come la soluzione ai problemi di disoccupazione e di mancata crescita non può consistere solo in aiuti di Stato e nazionalizzazioni di industrie da ‘salvare’. Per rilanciare la strategia di Lisbona, che prevedeva un’Europa più competitiva e il pieno impiego delle sue risorse, è indispensabile disporre del massimo possibile di flessibilità”. È la posizione della lista Bonino-Pannella sulle politiche del lavoro in Europa. A illustrarla è Antonella Casu, candidata nella circosrizione insulare nonché segretaria nazionale di Radicali Italiani, in un’intervista a rassegna.it. “Questo – spiega – significa permettere al mercato del lavoro di adattarsi alle diverse situazioni, consentendo deroghe a principi imposti dall’alto, ma anche creare un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca i non garantiti, come i giovani precari, tutti coloro che in periodo di crescita sono costretti a lavorare in nero e in fasi di crisi non hanno né cassa integrazione, né sussidi”.
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Rassegna Segretaria, a proposito della crisi in molti sostengono che la Ue dovrebbe fare di più, altri rimproverano le nazioni europee di eccessivo individualismo. Che ne pensano i Radicali?
Casu È in corso un vero e proprio smantellamento delle politiche comunitarie, come quella della concorrenza, che hanno permesso la crescita del mercato unico in Europa. Tutti gli Stati-Nazione europei, specialmente quelli più ‘grandi’, stanno approfittando della crisi per ri-nazionalizzare gran parte degli strumenti di politica economica comunitari. Purtroppo, la Commissione, che dovrebbe svolgere il ruolo di "guardiana dei trattati" è da mesi completamente assente. A livello parlamentare, nonostante cinque anni fallimentari, questo Parlamento europeo sembra essere impotente e incapace di chiedere conto a Barroso del totale fallimento della strategia di Lisbona e della perdita di competitività internazionale dell’Europa. C’è non solo a livello istituzionale, ma anche a livello economico un degrado della costruzione europea in egoismi nazionali, ai quali, in una certa misura, resiste (guardate un po’) la sola Banca Centrale Europea, la più integrata e federale delle istituzioni europee. Ecco perché noi crediamo che debba essere rilanciata la prospettiva federale, quella di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, contro il ritorno a deboli e inefficienti Stati-Nazione.
Rassegna Cosa proponete al riguardo?
Casu Ad esempio una “prospettiva euro-mediterranea” che promuova il ruolo geo-economico-politico dell’Italia come cerniera tra la megalopoli europea e quella mediterranea. Una prospettiva di medio e lungo termine che scaturisce dall’esame dei problemi tutt’ora aperti. Nel 1995 la conferenza euro-mediterranea di Barcellona ha indicato la possibilità di creare entro il 2010 una “zona di libero scambio”. Come è noto, questa prospettiva di cooperazione ha dato risultati più soddisfacenti sul piano culturale che su quello economico. Ma certamente una tale prospettiva è da considerare strategica per realizzare un dialogo continuo quanto indispensabile tra le civiltà che si affacciano sul Mediterraneo. Intanto se l’Italia svolgerà sempre più una funzione di cerniera tra la megalopoli europea e la megalopoli mediterranea, il ruolo del nostro Mezzogiorno sarà centrale. In realtà questo ruolo emergerà sempre più chiaramente nella misura in cui si realizzerà la suddetta “zona di libero scambio” soprattutto attraverso la creazione di un sistema intermodale dei trasporti a scala euro mediterranea, che può divenire la forza motrice dello sviluppo del Mezzogiorno.
Rassegna Restiamo sulla politica estera: qual è il programma dei Radicali nella prospettiva comunitaria, e quali secondo lei le priorità che dovrebbe darsi l’Unione?
Casu Innanzitutto l’obiettivo è che l’Unione europea possa parlare con una sola voce. Quando siamo riusciti a convincere le istituzioni dell’Europa a svolgere i propri compiti e non ad assecondare questa o quell’iniziativa personale del Sarkozy o dello Schroeder di turno, abbiamo ottenuto risultati storici come l’approvazione della moratoria sulle esecuzioni capitali all’Onu.
Rassegna Sulla questione israelo-palestinese?
Casu La nostra priorità sul conflitto israelo-palestinese è diametralmente opposta alle terze vie, alle soluzioni neutrali. Da partigiani del diritto riteniamo che la soluzione a quel problema non sarà la concessione cosmetica di un nuovo staterello ai palestinesi, ma una grande iniziativa di coinvolgimento di Israele, della Palestina democratica e di altri Stati, come la Giordania, il Marocco e, in prospettiva, l’Egitto, l’Algeria eccetera, in Europa. Solo spezzando le catene nazionaliste di quei regimi sarà possibile continuare a promuovere democrazia e diritti, non di certo sovvenzionando presunti "alleati" come il colonnello Gheddafi.
Rassegna Caso Turchia: deve entrare o no nella Ue?
Casu I confini dell’Unione europea non possono essere tracciati in maniera arbitraria su una mappa seguendo il corso di un fiume o la cresta di qualche catena montuosa. La frontiera dell’Europa è quella dello stato di diritto e di diritti storicamente acquisiti dagli individui. Ecco perché, anziché erigere frontiere aleatorie, contro i turchi, gli arabi o chissà chi altro, dobbiamo mostrare soprattutto al mondo islamico che l’Europa, il suo benessere, la sua democrazia, non sono solo per un club "cristiano", ma di chiunque si impegna a rispettare principi come la libertà, i diritti umani, la democrazia, la laicità. Respingere la Turchia servirebbe solo a rafforzare gli avversari delle riforme, i conservatori. Bisogna rilanciare e accelerare il processo di integrazione della Turchia in Europa.
Rassegna Riguardo all’equilibrio tra le istituzioni europee, ritenete che si debbano rafforzare Commissione e Parlamento rispetto agli Stati e al Consiglio, oppure il contrario, o lasciare tutto com’è?
Casu Lasciare tutto com’è significherebbe assecondare la decadenza del processo di integrazione europea che sin dalla prima legislatura del Parlamento europeo nel 1979 e anche precedentemente abbiamo sempre sostenuto. Da anni ci battiamo con Marco Pannella, Emma Bonino e gli altri compagni radicali per gli Stati Uniti d’Europa, con un Parlamento dotato di veri poteri costituenti, un Consiglio che rappresenti gli Stati membri e la Commissione dotata di reali poteri di governo in settori chiave come la politica estera e di difesa. Da anni la risposta è stata lo status quo, la Politica Agricola Comune, una Commissione europea forte con i piccoli stati membri e asservita ai "grandi". Qualora fosse finalmente adottato, anche il trattato di Lisbona, pur con qualche passo avanti, non sarà la soluzione a questa impasse dell’Europa politica e prima o poi sarà necessario cambiare rotta e passare da questa Europa delle Patrie alla prospettiva della Patria europea.
Rassegna Cambiamo argomento. Sul problema dell'assenteismo dei parlamentari europei il suo partito intende monitorare le presenze dei parlamentari eletti? Avete un codice di condotta interno?
Casu Ogni parlamentare è responsabile dinanzi ai propri elettori e il monitoraggio delle presenze, serve ai cittadini per conoscere e deliberare. Se a poche settimane dalle elezioni, nonostante minacce e azioni diversive, i dati sulle presenze degli eurodeputati sono presenti sulla pagina personale di ogni deputato al parlamento europeo lo dobbiamo a una iniziativa radicale, quella per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti, per garantire ai cittadini la possibilità di poter conoscere con facilità tutti quei dati inerenti l’attività degli eletti, integrale e senza filtri. Quante volte sono presenti e assenti è uno degli aspetti, occorre conoscere quante volte e come votano, quali e quanti strumenti regolamentari usino: interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno, prese di parola. E ancora: quali le loro situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, i loro incarichi remunerati… Consentire la pubblicità delle discussioni affinché il cittadino abbia gli strumenti per una partecipazione attiva alla vita politica. Oggi, grazie alla rivoluzione digitale e a Internet, è tecnicamente possibile recuperare il rapporto diretto tra elettori ed eletti, che i mezzi di comunicazione di massa hanno in parte pregiudicato, a vantaggio spesso di una politica opaca o di facciata. Il controllo è l’essenza stessa della democrazia, Ernesto Rossi l’aveva capito prima di tutti. Nella possibilità da parte dei cittadini di esercitare il controllo su chi li governa si compie infatti, il senso di un sistema democratico. Questa iniziativa per l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti per garantire al cittadino la conoscenza e quindi un voto consapevole, come Radicali l’abbiamo intrapresa perché sia adottata a tutti i livelli istituzionali e al Parlamento europeo è stata condotta in prima linea da Marco Cappato. Purtroppo, alcuni dati importantissimi, come quelli sulle presenze in Commissione sono ancora "riservati", ma noi ci batteremo per la piena trasparenza anche per quanto riguarda le spese di segreteria ed i fondi utilizzati dai gruppi politici.
Rassegna Un’ultima domanda sul problema dell'astensionismo e sull'euroscetticismo: qual è la ricetta per riavvicinare i cittadini alle istituzioni della Ue?
Casu Non si tratta di ricette, quello che serve sono riforme da adottare urgentemente. Mi chiedo ci sarebbe tanto astensionismo ed euroscetticismo se ai cittadini fosse consentito di conoscere e partecipare veramente alla vita politica, se potessimo eleggere il presidente della Commissione, se la Commissione fosse responsabile politicamente dinanzi a questo Parlamento, se vi fosse - come a Westminster - una maggioranza e una opposizione anche a Bruxelles e Strasburgo.