Pillole dai media esteri. L’inflazione scende, ma gli economisti lanciano l’allarme: attenti ai prezzi che crescono. Per Paul Krugman si tratta di un paradosso dietro al quale si nasconde un timore che ha a che fare più con la politica che con l’economia
Inflazione, la grande paura
Paul Krugman – New York Times
Mentre l’inflazione scende, gli economisti lanciano l’allarme: attenti ai prezzi che crescono. Per il premio nobel Paul Krugman si tratta di un paradosso dietro al quale si nasconde un timore che ha a che fare più con la politica che con l’economia. La paura dell’inflazione non avrebbe senso – spiega lo studioso in un editoriale pubblicato dal New York Times - in primo luogo perché, al momento, non c’è alcun segnale di pressioni inflazionistiche: i prezzi dei consumi sono più bassi rispetto a un anno fa e gli aumenti salariali si sono fermati davanti a un alto tasso di disoccupazione.
Come già in un articolo precedente, Krugman torna a sottolineare che il vero pericolo è la deflazione e non l’inflazione. “Alcuni sostengono – spiega l’articolo – che la Federal Reserve stia stampando un’enorme quantità di denaro, mentre altri ritengono che, alla fine, il deficit pubblico costringerà il governo statunitense a svalutare il proprio debito. La prima storia è semplicemente sbagliata, la seconda potrebbe essere corretta, ma non lo è.” Intanto perché i tempi – prosegue Krugman – non sono ordinari. Le banche non praticano prestiti, piuttosto li trattengono e quindi non circola una quantità eccessiva di denaro.
Sempre più, “gran parte dell’attuale discussione sull’inflazione ricorda quello che accadde nei primi anni della Grande Depressione quando tanti personaggi importanti allertavano sul pericolo inflazionistico persino quando i prezzi precipitavano.” All’epoca – racconta Krugman: “l’economista britannico Ralph Hawtrey scriveva: ‘venivano espresse paure fantastiche sull’inflazione. Era un lamento: fuoco, fuoco nell’alluvione di Noé’”.
Urlare all’incendio mentre piove. Perché? Secondo Paul Krugman la risposta è politica. “E’ difficile – spiega l’economista – fuggire dall’idea che l’attuale timore dell’inflazione sia parzialmente politico, venendo sollevato soprattutto da economisti che non avevano alcun problema con i deficit provocati dai tagli alle tasse ma che sono diventati improvvisamente fiscali quando il governo ha iniziato a utilizzare il denaro per salvare l’economia”. L’obiettivo dunque ci sarebbe: intimorire il presidente Obama e la sua amministrazione e convincerli ad abbandonare ogni tentativo di salvataggio.
Inutile dire che Paul Krugman non è d’accordo. “L’economia è ancora in grave difficoltà – chiude lo studioso – e ha bisogno di aiuto continuo.” Insomma, quando si parla di inflazione: l’unica cosa da temere per Krugman è la sua paura.
Cina, cala la censura sull'anniversario di Tiananmen
Si avvicina il ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen, compiuto dall'esercito cinese nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, e la Cina si chiude nel silenzio ufficiale: blocca l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. A quanto riporta l'agenzia di stampa Agi, aumentano il numero dei poliziotti intorno alla piazza e le perquisizioni per chi si avvicina alla zona. Pechino ha bloccato anche l'accesso al microblogging Twitter, la posta elettronica di Hotmail, il nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e il server fotografico Flickr. In un comunicato, Reporter senza frontiere ha ricordato che "il black out sull'informazione è stato così efficace per 20 anni che la gran parte dei giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte". Le università del paese continuano a omettere l'accaduto e non ricorderanno l'anniversario.
Solamente alcuni famigliari delle vittime e i dissidenti in esilio hanno alzato al voce, esattamente come accade ogni giugno da vent'anni. "Il dolore rimane vivo nel luogo piu' profondo del mio cuore", ha detto Zhang Xianling, 72 anni, co-fondatrice dell'associazione Madri di Tiananmen, che riunisce 120 famigliari di vittime. Basandosi sui dati raccolti negli ospedali le Madri credono che le morti quella notte possano essere stati 2.000.
Amnesty International ha chiesto alle autorità cinesi di svolgere un'inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 nei confronti delle persone che manifestavano pacificamente a Tiananmen e nei dintorni della piazza.Il governo di Pechino - sottolinea Amnesty in un comunicato - ha finora impedito ogni tentativo di fare luce sull'attacco militare che provocò, nel giugno di 20 anni fa, centinaia di morti e feriti. Alla vigilia del ventesimo anniversario delle proteste, le autorità hanno ulteriormente intensificato il giro di vite contro attivisti e avvocati. In assenza di dati ufficiali da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989”.