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Verso le elezioni

Berlusconi apre il fuoco sui giudici

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E li accusa di “volontà eversiva ed eversione”. Sullo sfondo, dopo il caso Noemi, l’inchiesta sul termovalorizzatore di Acerra. La rissa esclude i temi europei dal dibattito. Lo scontro riguarda il Berlusconistan, sempre più lontano dal resto del mondo

di D.O.

A una settimana dalle elezioni europee s’infiamma la campagna elettorale, e assume connotati sempre più italiani e sempre meno europei. Nel giorno dell’ennesimo attacco di Silvio Berlusconi ai giudici si conferma infatti la totale assenza dell’agenda Ue da queste elezioni made in Italy. I temi sul tappeto sono altri, gli scenari non hanno nulla a che vedere con Bruxelles o Strasburgo.

“Quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo”, per governare, “questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione”. Queste le parole di Berlusconi - in visita all'Aquila -, che prosegue così nelle sue polemiche con il potere giudiziario dopo l’attacco dal palco dell'Assemblea di Confesercenti. “È inutile – ha aggiunto il premier– che ancora dica che cosa penso di certe situazioni della magistratura. Ieri qualcuno si è scandalizzato perché ho parlato di grumi eversivi, non faccio che dire ciò di cui sono assolutamente convinto”. “Sono convinto che ci siano grumi eversivi come è successo nel '94”, dice Berlusconi ricordando “l’attacco della magistratura su una cosa che non esisteva, e per la quale io sono stato assolto, dieci anni dopo, con formula piena. Quell'attacco - prosegue Berlusconi - ha ribaltato il voto degli elettori. Quindi c'è stato un fatto eversivo nei confronti di un voto democratico”.

Immediata la replica dell’Associazione nazionale magistrati: “Basta con lo stillicidio di insulti e invettive, la magistratura non intende lasciarsi trascinare in una contrapposizione politico-elettorale”, affermano in una nota i vertici dell’Anm.

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Negli ultimi giorni l’orizzonte di fuoco del Cavaliere si è spostato dal “caso Noemi”, che il premier pensa di avere liquidato dichiarando in una conferenza stampa senza contraddittorio con i giornalisti di non aver “mai avuto rapporti piccanti con minorenni”, al duello con i magistrati. Miccia d’innesco la pubblicazione delle notizie sulla nuova indagine della procura di Napoli sul termovalorizzatore di Acerra. Una vicenda nel quale è entrato a voce alta anche Guido Bertolaso, capo della protezione civile e sottosegretario per l’emergenza rifiuti, che ha attaccato anch’egli la magistratura parlando di “collaboratori intimiditi e sotto controllo” e di “squali che si aggirano intorno al termovalorizzatore di Acerra”.

Una rissa politica e giudiziaria che sporca la campagna elettorale e l’allontana dall’Europa. Ma che prefigura, anche, un possibile colpo di mano dopo il responso delle urne e addirittura l’ipotesi di elezioni anticipate. Il primo a parlarne è stato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “Si cercano armi improprie – ha detto - per far fuori il presidente democraticamente eletto dagli italiani ma gli italiani sono pronti, se necessario, a rivotare per sostenere il loro presidente, quello che hanno già scelto”. Forte dei sondaggi che si autoattribusce, dell’obiettivo fissato oltre la soglia del 40% per il Pdl, delle difficoltà del Pd e della frantumazione delle sinistre, il Cavaliere sarebbe intenzionato – stando a ricostruzioni e analisi in circolazione – a sconfiggere preventivamente il vero nemico che teme: uno scossone dai “poteri forti”, una delegittimazione per via giudiziaria che apra la strada a un governo tecnico o istituzionale. Da qui l’ipotesi di tornare al voto.

Nel Partito democratico c’è chi intravede la fine del berlusconismo e azzarda paragoni col tracollo di Bettino Craxi nel ’92. Troppe le differenze rispetto alle analogie. Una su tutte: l’enorme concentrazione di potere nelle mani di Berlusconi, che nessun leader politico, neppure Craxi, ha mai avuto nella storia di questo paese. E poi, come nota sul Corriere della Sera Massimo Franco, la caduta di Craxi aprì la strada proprio a Berlusconi, e non al centrosinistra. Sondaggi sul voto cattolico citati da Repubblica sembrerebbero confermare che il Berlusca non perde consensi nell’elettorato, neppure in quello più sensibile ai temi morali, neppure dopo l’esplosione del caso Noemi. L’immagine è appena “incrinata”, ma il Pdl e il suo capo tengono. Eppure l’ex premier e deputato Pd Massimo D'Alema è convinto che “gli italiani non stanno con Berlusconi, come dice lui”. Secondo D’Alema – intervistato da RepubblicaTv - Berlusconi “come sempre dice cose non vere, gli italiani sono divisi in tre” schieramenti. “Un po’ meno della metà degli elettori - spiega il presidente di ItalianiEuropei - è deciso a votare per sostenere il governo, non c'è uno sfondamento, si tratta del 47-48%, l'altra metà dichiara invece che voterà per i partiti di opposizione, molti stanno a guardare, sono più di un terzo”. Secondo D'Alema quindi “il compito di una grande forza di opposizione come il Pd è trasformare quella metà di elettori che è contro Berlusconi in proposta di governo”.

Dall’estero si moltiplicano gli attestati di disistima per l’Italia e il suo immarcescibile condottiero. Se il settimanale Time parla di “Berlusconistan”, l’attacco più duro è arrivato pochi giorni fa dal Financial Times: “Non è un fascista”, “non è Benito Mussolini” perché ha “squadre di veline, non di camicie nere”, ma rappresenta comunque un “pericolo, in primo luogo per l'Italia, ed un esempio negativo per tutti”. Così uno dei più autorevoli giornali economici del mondo ha descritto Berlusconi. Per il Ft, se Berlusconi è così “dominante”, la colpa è anche di una “sinistra assente”, di istituzioni deboli e spesso politicizzate e di un giornalismo che troppo spesso ha accettato un ruolo subalterno. Ma soprattutto la colpa è di “un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato”. E anche The Indipendent e lo spagnolo El País hanno attaccato Berlusconi defindendolo un “impunito” e parlando di “clima da basso impero”.

Insomma il solito copione, cui – visto che sullo sfondo ci sono pur sempre le elezioni per il parlamento europeo – possiamo aggiungere quanto dichiarato dallo scrittore portoghese José Saramago, secondo il quale l’opinione degli italiani nei confronti di Berlusconi “è indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale”. Il premio Nobel l’ha scritto nella sua ultima opera, “Il quaderno”, rifiutata da Einaudi per gli attacchi al Cavaliere (proprietario della casa editrice). Intervistato dal Corriere della Sera, Saramago spiega che “Il quaderno” non sarà pubblicato da Einaudi perché contiene critiche “senza censure né restrizioni di alcun tipo” a Berlusconi, che è “il capo del governo ma anche il proprietario della casa editrice, come di tanti altri mezzi di comunicazione in Italia”. Secondo Saramago “quella che si è creata potrebbe essere definita una situazione pittoresca” se non fosse per il fatto che, se un politico accumula “tanto potere”, si finisce col “temere per la qualità della democrazia”. Conclude Saramago: “Non invidio la sorte degli italiani, però infine è nella volontà degli elettori mantenere questo stato di cose o cambiarlo”.


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TAGS berlusconi elezioni europee

29/05/2009 19:13

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