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La settimana in Parlamento

Prosegue il dibattito sul Libro bianco

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Le critiche del Pd in Commissione lavoro: “Non ci sono garanzie per i più deboli”. Il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro all’esame della Commissione Parlamentare sugli infortuni. Le interrogazioni al Senato su lavoro e riforma dei contratti

di Valerio Strinati

 (immagini di internet)
Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati

Nella seduta di mercoledì 20 maggio sono state svolte le seguenti interrogazioni: 5-01219 Bratti e 5-01362 Cazzola, entrambe sulla ricongiunzione contributiva da Inpdap a Inpgi per giornalisti in attività nella PA; 5-01124 Codurelli: Situazione di crisi aziendale e occupazionale nel territorio della Lombardia; 5-01229 Schirru: Modalità di rilascio del Durc; 5-01279 Schirru: Esonero dal lavoro notturno da parte della compagnia Cai.



Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

Nella seduta di martedì 19 maggio, la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha proseguito l’indagine conoscitiva sul funzionamento delle Agenzie del lavoro con l’audizione di rappresentanti di Adecco.

Nella seduta di mercoledì 20 maggio è proseguita l’audizione del Ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali sui contenuti del Libro Bianco sul futuro del modello sociale, iniziata nella seduta del 13 maggio con la relazione del Ministro.

La posizione del gruppo del Partito democratico è stata illustrata dai senatori Ghedini, Nerozzi e Blazina che, nei loro interventi, oltre a segnalare come in realtà il ruolo delle parti sociali nella messa a punto del Libro bianco sia stato del tutto marginale, hanno in primo luogo sottolineato alcuni punti di criticità, in particolare ravvisando nell’approccio congiunturale e non strutturale ai temi del welfare un limite sostanziale dell’intero documento, nonché criticando l’idea per cui, secondo l’attuale maggioranza, le riforme possibili in tema di previdenza, welfare e mercato del lavoro, sarebbero sempre a detrimento degli standard di garanzia, e quindi in danno delle categorie più deboli. Al contrario, i senatori democratici ritengono che la crisi in corso offra anche l’opportunità di un ripensamento del modello economico e sociale perseguito in questi anni e per un intervento riformatore di carattere strutturale.

Per quel che riguarda i temi della natalità e della condizione femminile, secondo i senatori del Pd, anche nelle aree in cui il livello dei servizi sociali è più elevato della media nazionale, si deve comunque constatare che permangono sulle donne oneri di dimensione tale da scoraggiare la natalità, in assenza di interventi strutturali che il governo invece non sembra intenzionato ad adottare. Finora il governo ha adottato politiche prioritariamente orientate ai trasferimenti economici, e non inclusive ed articolate sul territorio, mentre ha ignorato l’esigenza di un incremento quantitativo e qualitativo dell’offerta di servizi, che risulta invece assolutamente prioritario, eludendo anche il nodo della definizione dei livelli minimi delle prestazioni: su questo tema i senatori del Pd sollecitano una iniziativa, anche in vista della realizzazione del federalismo fiscale, ai fini dello sviluppo di una sussidiarietà non meramente privatistica, in cui i servizi alla persona rivestano un ruolo rilevante e rispetto ai quali la presenza dello Stato assuma una valenza non marginale, poiché laddove si riscontra una maggiore programmazione pubblica ed una più spiccata capacità di controllo, di indirizzo e di verifica dei servizi, si registra altresì un miglior livello delle prestazioni ed uno sviluppo del terzo settore.
Le altre critiche rivolte dai senatori del Pd alla politica di sostegno alle famiglie finora adottata ha riguardato la scelta dello strumento delle deduzioni fiscali, rispetto alle quali sarebbe preferibile l’adozione di detrazioni e, in generale, di agevolazioni per gli interventi di cura. Rispetto a pur condivisibili obiettivi di costruzione di un nuovo modello di welfare e di realizzazione di politiche di inclusione sociale, in grado di coniugare sostenibilità ed equità, i senatori democratici hanno tuttavia sottolineato come gli atti concreti del governo si siano mossi finora in direzione di segno opposto. Ciò avviene anche sul tema dei diritti fondamentali: infatti, mentre nel Libro Bianco si dichiara di voler mettere al centro dell’attenzione la persona e l’inviolabilità della vita, si pongono in essere comportamenti diversi in tema di sicurezza, di immigrazione e di tutela dell’infanzia.

Sul tema degli ammortizzatori sociali, poi, laddove erano possibili due strade per affrontare l’emergenza della crisi, il governo ha prescelto, in luogo dell’estensione di una rete di garanzie al complesso del mondo del lavoro, come più volte proposto dal Partito democratico, l’utilizzo della cassa in deroga, determinando gravi incertezze in vaste aree del mondo del lavoro ed escludendo di fatto dalla rete della protezione sociale tanti giovani precari. Analogamente, i senatori del Partito Democratico criticano le scelte assunte dall’Esecutivo sia in tema di revisione della normativa in materia di sicurezza del lavoro, sia in tema di lotta alla povertà, poiché la social card non può rappresentare una risposta adeguata rispetto ad una emergenza reale e concretamente riscontrabile ogni giorno.

Per il gruppo Italia dei valori, la senatrice Carlino ha rilevato che i contenuti del Libro Bianco risultano rispondenti alle recenti conclusioni del Consiglio europeo sulle ripercussioni sociali della crisi, che in tema di welfare hanno individuato tre priorità: l’esigenza di impedire e limitare perdite di posti di lavoro, dando priorità a misure di stimolo dell’occupazione; l’importanza della solidarietà e la valorizzazione del ruolo di stabilizzatori automatici dei sistemi di protezione sociale; una particolare attenzione alle categorie più vulnerabili, scongiurando i nuovi rischi di esclusione. Nell’auspicare che i comportamenti del governo risultino conseguenti agli enunciati, la senatrice Carlino si è soffermata sullo schema di decreto correttivo del decreto legislativo n. 81 del 2008, in materia di salute e sicurezza del lavoro, che costituisce una revisione estesa ed articolate della normativa vigente, tale da investire i principi generali della sicurezza nei luoghi di lavoro e da incidere sull’assetto istituzionale del settore della sicurezza e sui compiti degli attori pubblici. A tale proposito, ha espresso preoccupazione per il sostanziale alleggerimento delle sanzioni penali che trasmette un messaggio a suo avviso particolarmente preoccupante alle imprese prima dell’avvio del piano edilizio straordinario che il governo intende approntare con il piano casa ed in Abruzzo. Secondo la senatrice Carlino è inammissibile che la sicurezza sul lavoro venga considerata una sorta di costo non remunerativo per le imprese, da abbattere per quanto possibile, o che si reintroduca il principio dell’alternatività fra la misura dell’arresto e dell’ammenda, o ancora che vengano inserite norme che deresponsabilizzano il datore di lavoro in contrasto anche con la normativa comunitaria e con i principi costantemente ribaditi dalla giurisprudenza del settore. È inoltre contraddittorio con il contenuto del Libro bianco la proposta, avanzata in un emendamento presentato dal relatore Castro al disegno di legge n. 1167, attualmente all’esame, in sede referente, delle Commissione 1a e 11a riunite, di prorogare di due anni i termini per l’esercizio di deleghe in tema di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, incentivi all’occupazione e apprendistato e occupazione femminile.

Per il Gruppo del Popolo della libertà, i senatori Castro e Picchetto Fratin hanno espresso apprezzamento per l’impianto del Libro Bianco, che si mantiene fedele al mix fra ragionevolezza e innovazione che nel corso del suo primo anno di vita ha consentito al governo di attraversare la crisi in modo più sereno ed efficace di quanto non sia accaduto in altre democrazie occidentali. Inoltre, secondo gli intervenuti, il documento coglie la natura della crisi in corso - crisi non da debito, ma da credito, non da offerta, ma da domanda - e pone le premesse per le azioni da intraprendere in futuro, allorché le aziende potranno riprendere a pieno regime la produzione, in un contesto sociale caratterizzato da mutazioni costanti, riguardanti in primo luogo la struttura demografica, con l’allungamento della vita media e con costi sociali tali da richiedere l’adozione di modelli di produzione diversi, in un contesto internazionale differente.

Tra i punti di maggiore condivisione, sono stati quindi indicati la scelta nitida di una vocazione comunitaria, che sostanzia una preferenza nei confronti del modello girondino rispetto a quello giacobino; la scelta partecipativa che per la prima volta viene operata, e in modo forte, evidenziando che si tratta di un’opzione pensata soprattutto per le piccole e medie imprese; la scelta neocorporativa, che attribuisce un ruolo forte anche alle parti sociali.

Il seguito del dibattito è stato quindi rinviato ad altra seduta.

La Commissione ha quindi iniziato l’esame, in sede consultiva su atti del governo, dello schema di decreto legislativo (n. 79) recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, sul quale il relatore Morra (Pdl) ha svolto una illustrazione preliminare: il nuovo intervento – ad avviso del relatore - oltre a correggere taluni errori materiali ed a semplificare alcuni adempimenti, apporta modifiche ed integrazioni rilevanti. Pertanto, in considerazione della delicatezza della materia e dello scarso tempo a disposizione, in ragione dell’imminente inizio dei lavori dell’Assemblea, la Commissione ha accolto la richiesta del relatore, di poter integrare la propria relazione in una successiva seduta.

Nella seduta di giovedì 21 maggio è stata svolta l’interrogazione n. 3-00701 del senatore Nerozzi, riguardante l’accordo integrativo siglato il 1 aprile scorso dalla Fim e dalla Uilm con il gruppo Fincantieri e non sottoscritto dalla Fiom Cgil, che ha chiesto la riapertura delle trattative.



Attività della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche»

Nella seduta di martedì 19 maggio, il presidente Tofani ha dato conto dei risultati del confronto avviato dalla Commissione sui contenuti e le problematiche interpretative dei nuovi articoli 2-bis e 15-bis introdotti dallo schema di decreto correttivo del decreto legislativo n. 81 del 2008, recentemente presentato al Parlamento per il prescritto parere delle Commissioni di merito. Sintetizzando le posizioni emerse nel dibattito, in merito all’articolo 2-bis si è ravvisata concordemente l’esigenza di una riformulazione volta a precisare che le presunzioni di conformità ivi richiamate hanno valore relativo e non assoluto, anche se i Gruppi di opposizione si sono espressi per l’abrogazione della norma. Per quanto riguarda l’articolo 15-bis, appare necessario evitarne ogni possibile fraintendimento interpretativo, specialmente giurisdizionale: pertanto, pur nella varietà delle posizioni, la Commissione ha condiviso l’opportunità di un’abrogazione della lettera d) del comma 1. Sebbene la Commissione non abbia raggiunto una valutazione unanime su tutte le questioni, il Presidente ha affermato di ritenere comunque utile rappresentare al Ministro del lavoro il dibattito che ha avuto luogo, trasmettendo altresì la documentazione di approfondimento predisposta dagli Uffici del Senato e quella elaborata dalla senatrice Donaggio, a nome del suo Gruppo.

Il senatore Nerozzi (Pd) ha confermato il giudizio complessivamente negativo del suo Gruppo sullo schema di decreto correttivo, e, per quanto concerne l’articolo 2-bis, considerata anche la posizione negativa espressa dalla Conferenza Stato-Regioni, ha ribadito la richiesta di abrogazione della norma, posto che le possibili riformulazioni alternative, inclusa quella pur apprezzabile proposta dal Presidente, non risolvono finora gli aspetti critici di tale disposizione. Sull’articolo 15-bis, pur ritenendo anche in questo caso preferibile l’abrogazione dell’intera norma, il senatore Nerozzi ha comunque concordato sull’abrogazione della lettera d) del comma 1, come pure sulla riformulazione della lettera c) suggerite dal Presidente, segnalando però l’opportunità di sopprimere altresì le parole "ordini e atti di autonomia privata", in quanto suscettibili di interpretazioni equivoche.

Dopo che il presidente Tofani ha precisato, per quel che concerne l’articolo 2-bis, di ritenere accettabile un ruolo di certificazione attribuito alle università ed in particolare agli enti bilaterali da intendersi come integrativo e di supporto rispetto all’attività istituzionale di controllo e di contrasto agli infortuni sul lavoro, ma di non ritenere invece condivisibile la attribuzione alle università e agli enti bilaterali di un ruolo sostitutivo rispetto agli organismi istituzionali competenti in materia di vigilanza e controllo, il senatore Nerozzi (Pd) ha sottolineato che le attribuzioni assegnate dall’articolo 2-bis agli enti paritetici evidenziano anche possibili interferenze con le competenze delle Regioni, in contrasto con il disegno di uno Stato in senso federalista che si va ormai delineando

Anche il senatore Roilo (Pd) ha sottolineato le incongruenze dell’articolo 2-bis, specialmente per quanto riguarda il concetto della presunzione di conformità, concetto erroneo, in quanto l’osservanza delle prescrizioni deve essere effettivamente verificata e non solo presunta; ha altresì concordato con il giudizio del Presidente circa l’inidoneità tecnica degli enti bilaterali per le valutazioni di certificazione previste dall’articolo 2-bis, e circa l’opportunità di affidare verifiche di questo tipo a soggetti terzi, non a parti che sono coinvolte o addirittura cointeressate nello svolgimento delle attività soggette a controllo.

Analoghe considerazioni sono state svolte dalla senatrice Donaggio (Pd), che, in merito all’attività degli enti bilaterali, ha confermato l’esigenza di tenere distinto il ruolo del controllore da quello del controllato, e di considerare il profilo della loro idoneità tecnico scientifica, come richiamato dal senatore Roilo.
Il presidente Tofani ha quindi dichiarato conclusa la discussione sullo schema di decreto legislativo correttivo del decreto legislativo n. 81 del 2008.

La Commissione si è nuovamente riunita mercoledì 20 maggio per ascoltare i rappresentanti Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dell’Inail, dell’Ispels e dell’Iss sul tema degli infortuni domestici, oggetto di un gruppo di lavoro coordinato dalla vice presidente Colli.
Per l’Inail, la dott.ssa Chiavarelli (Inail) ha esposto i dati contabili concernenti il fondo di risarcimento dell’Inail per l’assicurazione sugli infortuni domestici e quelli sul numero delle domande accolte, precisando che questo è assai basso in quanto, ai sensi della legge n. 493 del 1999, i risarcimenti riguardano solo le lesioni comportanti un grado di invalidità di almeno il 27 per cento ovvero il caso di morte. In risposta alla presidente Colli, la dott.ssa Chiavarelli, oltre a ricordare le campagne informative e di prevenzione svolte dall’Istituto, ha confermato che, su circa 5,2 milioni di italiani che secondo l’Istat rimangono ogni anno vittime di infortuni domestici, solo 2,19 milioni sono iscritti all’assicurazione Inail e solo 199 mila su base volontaria: occorrerebbe quindi una revisione della legge, posto che il limite dell’invalidità del 27 per cento è troppo alto per assicurare una copertura adeguata.

Rispondendo anche ad alcune osservazioni della sen. Donaggio sui nessi tra infortuni domestici e lavoro irregolare e tra l’inadeguatezza delle tutele e la irriducibilità dell’ambiente domestico alla dimensione dell’ambiente di lavoro, l’avvocato La Peccerella (Inail) ha precisato che la tipologia di lavoro domestico ed il tipo di danni che formano oggetto della copertura assicurativa dell’Inail ai sensi delle disposizioni vigenti, non possono essere assimilati tout court alle tutele previste per il lavoro dipendente e il dott. Sorrentini, in risposta ad una richiesta di chiarimenti della presidente Colli, ha evidenziato come circa il 65 per cento delle domande di risarcimento per infortuni domestici presentate all’Inail riguardino lesioni con un grado di invalidità largamente inferiore al 27 per cento e, come tali, inevitabilmente destinate ad essere rigettate.

Il dottor Oleari (Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali) ha ricordato che il fenomeno degli infortuni domestici è monitorato attentamente attraverso le reti di sorveglianza ospedaliera Siniaca (Sistema informativo nazionale sugli infortuni in ambienti di civile abitazione), a valenza nazionale, ed Idb (Injury Database), di livello comunitario. I dati ricavati dai suddetti programmi hanno consentito di evidenziare le tipologie di infortuni più frequenti (cadute e fratture) e le fasce di soggetti più a rischio (bambini in età prescolare e anziani ultraottantenni), sviluppando quindi il piano nazionale di prevenzione attiva attuato poi dalle diverse Regioni.

Dopo che il dottor Pitidis, dell’Istituto Superiore di Sanità, ha illustrato i risultati del progetto Siniaca, che stima circa 5.500 morti all’anno in Italia per incidenti domestici, sottolineando la difficoltà di raggiungere in modo efficace con campagne di informazione proprio le fasce di popolazione più a rischio, ossia i bambini e gli anziani, il commissario straordinario dell’Ispesl, prof. Antonio Moccaldi ha illustrato il ruolo dell’Istituto nelle attività di monitoraggio e prevenzione sul fenomeno degli infortuni domestici, attraverso l’Osservatorio epidemiologico nazionale sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di vita, mentre la dott.ssa Bianchi (Ispesl) ha illustrato l’indice di valutazione della rischiosità degli ambienti domestici messo a punto dall’Ispesl; il dottor Gentile (Ispesl) ha ribadito quindi la necessità di campagne di informazione e prevenzione degli infortuni nelle scuole, per le quali occorrerebbe un adeguato coinvolgimento del Ministero della pubblica istruzione.



Interrogazioni a risposta immediata al Senato sull’incentivazione della partecipazione dei lavoratori alle imprese e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

La seduta pomeridiana di giovedì 21 maggio dell’Assemblea del Senato è stata dedicata allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata: il ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali Sacconi ha risposto tra l’altro alle domande sulla incentivazione della partecipazione dei lavoratori all’impresa e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, avanzate dai sen. Bonfrisco (Pdl), Ghedini (Pd), Divina (Lnp), Carlino (Idv), D’Alia (Udc-SVP-Aut), Nerozzi (Pd) e Bugnano (Idv), Il ministro Sacconi, dopo aver precisato di ritenere prioritaria, in una fase di crisi economica, non la partecipazione al capitale, bensì la collaborazione tra lavoratori e imprenditori, ha affermato che il governo, d’accordo con le rappresentanze delle parti sociali, con la significativa eccezione della Cgil, intende promuovere un nuovo modello contrattuale, che ancori i salari alla produttività e agli utili di impresa, in funzione della salvaguardia del potere di acquisto delle retribuzioni. Sulla vicenda Fiat, il Ministro ha affermato che il governo e si adopererà per difendere gli stabilimenti localizzati in Italia e considera con interesse la proposta della Lega Nord di limitare gli emolumenti del management di imprese pubbliche ovvero di aziende che ricevono incentivi statali.

La tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro – ha poi aggiunto il Ministro - è un diritto fondamentale di tutti i lavoratori che purtroppo in Italia non è ancora efficacemente tutelato: un adeguato sistema di regole e di sanzioni è senz’altro necessario, ma esse non devono essere eccessive, altrimenti rischiano di essere controproducenti, in quanto il datore di lavoro è indotto a rispettare solo gli adempimenti formali e non a garantire un ambiente di lavoro sostanzialmente sicuro. Per tale ragione il governo ha promosso un piano straordinario di investimenti nella formazione e nell’informazione e ha varato lo schema di decreto correttivo del decreto legislativo n. 81 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, adottato dal precedente Esecutivo a Camere sciolte e con l’opinione contraria di tutte le organizzazioni imprenditoriali. Con le modifiche prospettate, per le quali il Ministro ha confermato l’intenzione di ricercare la più ampia intessa possibile con tutte le parti sociali, si è voluto precisare meglio gli ambiti della responsabilità penale del datore di lavoro, che non può essere mai oggettiva, ma deve essere stabilita da un nesso causale. Poiché tuttavia il testo proposto ha suscitato delle perplessità, il Ministro ha precisato che esso verrà migliorato al momento del varo definitivo da parte del Consiglio dei Ministri.

Nelle repliche, la sen. Ghedini (Pd) ha espresso il timore che il contratto di partecipazione invada l’ambito riservato al contratto collettivo e la sen. Carlino (Idv) ha posto l’accento sulla necessità di un sostegno diretto al reddito dei lavoratori ai quali non possono essere accollati i rischi di impresa. Il sen. D’Alia (Udc-Svp-Aut) ha criticato il governo perché, pur disponendo di un ampio consenso, non mette mano a riforme strutturali in tema di previdenza e ammortizzatori sociali; ha inoltre richiamato l’opportunità di intervenire soprattutto sul versante della prevenzione per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. I sen. Nerozzi (Pd) e Bugnano (Idv) si sono dichiarati insoddisfatti delle iniziative a tutela dei lavoratori adottate dall’Esecutivo e il sen. Nerozzi ha annunciato l’intenzione del suo Gruppo di vigilare con estrema attenzione sulle modifiche che il governo intenderà apportare allo schema di decreto legislativo.



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TAGS sacconi incidenti lavoro welfare libro bianco

26/05/2009 12:40

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