Un milione e mezzo di famiglie ha gravi difficoltà nel comprare cibo e vestiti. Più a rischio chi vive nel Mezzogiorno, dove il reddito pro capite è in media di 12.700 euro. L’identikit del nuovo disoccupato: è maschio, sposato e di mezza età
Oltre una famiglia italiana su cinque è a rischio povertà e vive in ristrettezze economiche di vario genere: dal non poter affrontare spese impreviste sino al non avere i soldi per comprare cibo e vestiti o pagare l’affitto e le bollette. In valori assoluti si tratta di oltre 5,3 milioni di famiglie. Sono invece circa 10 milioni i nuclei che non presentano alcun disagio, cui si aggiunge un altro 36,3 per cento (8,8 milioni) che vive in condizioni di “relativo benessere”. È la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto annuale Istat sulla situazione del paese.
16.200 EURO IL REDDITO MEDIO A stare peggio sono come al solito le regioni meridionali: nel 2007, infatti, risulta esposto al rischio indigenza meno dell’8 per cento delle famiglie nel Nord-est, poco più del 10 per cento nel Nord-ovest e nel Centro e circa una famiglia su tre nel Mezzogiorno. Guardando al reddito disponibile, nel 2006 le regioni settentrionali registrano un livello pro-capite vicino ai 20 mila euro; quelle del Centro mostrano livelli di poco inferiori pur mantenendosi al di sopra della media nazionale (che è di 16.200 euro), mentre il Mezzogiorno detiene “storicamente” livelli sensibilmente più bassi e si attesta a un reddito di soli 12.700 euro.
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L’IDENTIKIT DEL NUOVO DISOCCUPATO È uomo, tra i 35 e i 54 anni, residente nel Centro-Nord, in possesso al massimo della licenza secondaria, e ha perso un lavoro alle dipendenze nell’industria. È la fotografia “nuovo disoccupato” tracciata dal Rapporto. Dai ricercatori la conferma di come la recessione abbia colpito il mercato del lavoro: per la prima volta dal 1995, infatti, la crescita degli occupati nel 2008 (183 mila unità in più rispetto al 2007) è inferiore a quella dei disoccupati (186 mila in più).
AUMENTA LA DISOCCUPAZIONE Lo scorso anno anche la disoccupazione è tornata a crescere dopo circa dieci anni di diminuzione, coinvolgendo in misura maggiore gli uomini. Il fenomeno ha interessato in particolare il Centro e il Nord-Ovest, anche se il Mezzogiorno si è confermata l’area con la maggiore concentrazione di disoccupati. Più precisamente, nel 2008 gli occupati “standard”, cioè a tempo pieno e con durata indeterminata, sono risultati circa 18 milioni; i lavoratori “parzialmente standard” (a tempo parziale e con durata non predeterminata) circa 2,6 milioni; gli atipici (dipendenti a termine e collaboratori) quasi 2,8 milioni. Quanto agli atipici, evidenzia ancora il rapporto, quasi la metà (nello specifico un milione e 300 mila persone) è presente nel mercato del lavoro da più di dieci anni.
SUD IN AFFANNO CON PUNTE DI ECCELLENZA Il mercato del lavoro evidenzia ancora un divario strutturale tra il Nord e il Sud, ma anche nel Mezzogiorno ci sono territori in controtendenza. L’analisi del mercato del lavoro, pur “nel quadro strutturale dell’accentuato divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno”, mette infatti in evidenza “alcune aree in difficoltà nelle ripartizioni centro-settentrionali” che nel complesso sono invece caratterizzate da buone condizioni occupazionali particolarmente positive in Umbria e Toscana, e per contro “aree forti al Sud e nelle Isole”, dove invece il quadro generale è critico.