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Intervista a Zygmunt Bauman

L’Europa laboratorio di convivenza

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“Stiamo apprendendo l’arte del convivere con la differenza: vivere quotidianamente riconoscendo che si può essere umani in tanti modi diversi, senza chiedere agli altri di abbandonare la propria particolarità e senza rinunciare alla nostra”

di Stefano Iucci

foto di UW-IAP (da flickr) (immagini di foto di UW-IAP (da flickr))
L’Europa e la paura del diverso, degli “altri”. Su questo tema, quanto mai attuale, abbiamo chiesto di ragionare a Zygmunt Bauman, il grande sociologo polacco, tra i pensatori più agguerriti nel decrittare i segni premonitori di questa nostra tormentata epoca nella grande prospettiva della storia del continente. Una storia di cui lo scrittore ha attraversato i passi più impervi e drammatici.

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Ebreo polacco, Bauman ha combattuto con l’Armata Rossa durante l’invasione nazista, premiato per questo con una croce al valore. Successivamente, critico nei confronti del governo comunista polacco, fu costretto nel 1968 all’esilio, rifugiandosi prima in Israele e approdando, successivamente, a Leeds, in Gran Bretagna, dove ha insegnato sociologia fino al 1990 e dove ha scritto i suoi libri di maggior successo. Tra gli ultimi, quello dal titolo emblematico di Paura liquida.

Nonostante il suo passato e nonostante un presente certamente difficile, Bauman ci ha detto che “lamentarsi della strada che l’Unione Europea sta prendendo o si rifiuta di prendere è un passatempo assai popolare nei circoli intellettuali, sebbene dipenda dalle inclinazioni personali che i critici nutrono contro l’Europa: una serie di risentimenti variegati in cui alcuni accusano l’Europa per ciò che per altri è, invece, motivo di lode. E viceversa. Qualunque siano i limiti dell’Unione Europea, e per quanto dolorosi possano essere i suoi continui spasmi neonatali, essa è stata fin dall’inizio e continua ad essere – intenzionalmente o, a volte, inavvertitamente – un laboratorio in cui gli schemi del vivere insieme in pace, nonostante le differenze, e quelli del rendere questa coabitazione reciprocamente benefica, grazie alle differenze, vengono inventati, testati, approvati o esclusi. È superfluo sostenere che questi schemi sono assolutamente necessari per il nostro pianeta in forte via di globalizzazione; svilupparli e adottarli è letteralmente una questione di vita o di morte per l’umanità del giorno d’oggi. L’importanza dell’Unione Europea, e l’unica possibilità che l’Europa abbia un ruolo rilevante nella costruzione condivisa del nostro futuro comune, risiedono nel fatto che essa è un laboratorio in cui questi schemi vengono testati quotidianamente”.

Ancora più netto, l’insigne pensatore, rispetto alla prospettiva che un’Europa unita davvero dove singole comunità e religioni pesino meno, possa contribuire all’integrazione degli stranieri e, dunque, a sconfiggere le paure che sembrano attanagliarci. “Non molto tempo fa – sottolinea Bauman – il nostro continente, proprio come tutti gli altri, era ancora attraversato e diviso in molte direzioni da vecchi antagonismi, profondamente radicati e che continuavano a infuriare. La maggior parte di questi antagonismi è ancora con noi: fremono e minacciano di infiammarsi ancora una volta al cambiare di alcune condizioni e situazioni. Ma con sempre meno eccezioni essi hanno smesso di provocare scontri sanguinosi e devastanti come, invece, facevano regolarmente in passato”.

Di qui una speranza, neanche troppo celata: “Vedo che stiamo indubbiamente imparando, e con un buon successo, a parlare gli uni agli altri invece che spararci; a trovare le parole giuste invece che armi dal tiro facile – osserva Bauman –. Nonostante alcuni rovesci occasionali e nonostante il fatto che alcuni politici giochino con i pregiudizi e le paure umane per vantaggi elettorali di breve termine, questo risultato è indiscutibile. Forse è il contributo più prezioso che l’Europa possa offrire alla nascente umanità del pianeta. C’è un’altra lezione che stiamo apprendendo all’interno dell’Unione Europea e che possiamo cercare di condividere con il resto dell’umanità. Si tratta dell’arte, meravigliosamente difficile, del convivere con la differenza: vivere quotidianamente e per un futuro indefinito riconoscendo che si può essere umani in tanti modi diversi e, quindi, senza chiedere agli altri di abbandonare la propria particolarità e senza rinunciare alla nostra”.



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TAGS elezioni europee bauman

20/05/2009 12:00

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