Il 6-7 giugno più di 375 milioni di cittadini potranno recarsi alle urne per eleggere i rappresentanti al parlamento Ue, consegnando un mandato quinquennale a 736 eurodeputati. Le previsioni indicano una partecipazione del 34%
di Carlo Ruggiero
In ognuno dei 27 Stati membri dell'Ue, tra il 4 e il 7 giugno, si svolgeranno le elezioni europee. Più di 375 milioni di cittadini avranno diritto di recarsi alle urne per eleggere i propri rappresentanti al parlamento dell'Unione europea, consegnando un mandato quinquennale a 736 eurodeputati. Non in tutti i paesi, in realtà, si voterà lo stesso giorno. Gran Bretagna e Olanda faranno da apripista il 4 giugno, seguiti dall'Irlanda il 5, Repubblica Ceca 5 e 6, Slovacchia, Lettonia, Malta e Cipro il 6. Negli altri 18 Paesi si vota solamente domenica. In Italia, invece, si voterà sabato 6 dalle ore 15.00 alle 22.00 e domenica 7 dalle ore 7.00 alle ore 22.00, insieme alle elezioni amministrative.
PARLAMENTO ED EURODEPUTATI
Il Parlamento Ue ha tre funzioni principali: condivide con il Consiglio il potere legislativo in molti settori d’intervento, esercita il controllo democratico sulle altre istituzioni dell’Ue (e in particolare sulla Commissione) ed ha il potere di approvare o respingere la nomina dei commissari. Il Parlamento, inoltre, ha il diritto di censura sulla Commissione nel suo insieme, condivide con il Consiglio il potere di bilancio dell’Unione e può quindi incidere sulle spese comunitarie. Alla fine della procedura, adotta o respinge il bilancio nel suo complesso. Si tratta, in ogni caso, di un organo consultivo che non toglie la fiducia, e le cui direttive devono essere sempre "codecise" assieme alla Commissione europea.
Gli eurodeputati eletti dall’Italia saranno 72. Il numero di eletti, infatti, varia a seconda della popolazione del paese membro. Malta ne eleggerà solo 5, Cipro, Lussemburgo ed Estonia 6, Slovenia 7. La Germania, il Paese che ne ha di più, ne eleggerà 99, mentre Francia e Gran Bretagna 72. Spagna e Polonia 50. I parlamentari europei saranno poi raggruppati per appartenenza politica e non per Paese di provenienza. La sessione inaugurale della nuova assemblea si terrà a Strasburgo dal 14 al 16 luglio. In quell'occasione gli eurodeputati eleggeranno il loro presidente. I conservatori hanno già espresso i loro candidati: l'attuale vicepresidente del Parlamento Ue, l’italiano Mario Mauro, e il polacco Jerzy Buzek. Il Parlamento dovrà poi esprimersi sul nome del presidente della prossima Commissione, che sarà individuato dai leader dei 27 a fine giugno. L'attuale presidente, il portoghese José Manuel Barroso, è dato come favorito.
LEGGE ELETTORALE
Per questa tornata, la legge elettorale italiana prevede una soglia di sbarramento al 4%. La ripartizione dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati. Il territorio italiano, di conseguenza, è stato suddiviso in cinque circoscrizioni nelle quali votano i cittadini. L’Italia nord-occidentale, quella nord-orientale, l’Italia centrale, quella meridionale e quella insulare. L’elettore può esprimere il voto tracciando un segno sul simbolo corrispondente alla lista prescelta, ma i voti di preferenza possono essere tre e si esprimono scrivendo nelle apposite righe il nome e cognome, o solo il cognome, dei candidati. Per essere eletti bisogna aver compiuto almeno 25 anni, mentre hanno diritto al rimborso elettorale solo le liste che avranno almeno un eletto.
LE ELEZIONI PRECEDENTI
Le precedenti elezioni europee si tennero nella primavera 2004. Anche allora fu adottato il sistema proporzionale. All’epoca, le liste che accumularono il maggior numero di preferenze furono Uniti nell'Ulivo, con oltre il 31% dei voti, Forza Italia con il 21, An con l’11,5, Rifondazione Comunista (6.1%), Udc (5.9) e Lega Nord (5%). Il Parlamento europeo uscente, invece, vede la predominanza del Partito popolare europeo, con 278 seggi, sul Partito socialista europeo che conta 216 rappresentanti. Ci sono poi il Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali (104), l’Unione per l'Europa delle nazioni (44), il Gruppo Verde/Alleanza libera europea (42), la Sinistra unitaria (41), il Gruppo Indipendenza/Democrazia (24)e il Gruppo Identità, Tradizione, Sovranità (23). 13 sono infine gli europarlamentari non iscritti a gruppi.
ASTENSIONISMO E ASSENTEISMO
Anche se il Parlamento, nel corso degli anni, ha guadagnato un sempre maggiore peso nella vita istituzionale europea, non sembra comunque arrestarsi la disaffezione dei cittadini verso l'assemblea di Strasburgo. A inquinare la fiducia degli elettori, secondo molti osservatori, sono la scarsa “informazione europea”, la mancanza di personalità di spicco tra gli eurodeputati e campagne elettorali incentrate soprattutto su questioni nazionali anziché europee e, soprattutto per quanto riguarda i parlamentari italiani, un ben poco onorevole assenteismo durante le sedute. E’ così che si spiega il crescente astensionismo che affligge le europee. Nelle prime elezioni, nel 1979, la partecipazione al voto fu mediamente del 63%, in quelle del 2004 il 46%. Per questa tornata le previsioni indicano addirittura una partecipazione pari al 34%. Ma potrebbero addirittura peccare di ottimismo.
Assenteismo e abbandono dei seggi, in ogni caso, restano i vizi che maggiormente gravano sulla fiducia che gli europei ripongono nel Parlamento. Il caso dell’Italia, dove comunque la percentuale dei votanti è sempre stata tra le più alte, è esemplare: gli eurodeputati italici che dopo essere stati eletti hanno lasciato Strasburgo per altri incarichi sono stati 35 su un totale di 78. I nostri rappresentanti risultano inoltre tra i maggiori assenteisti a Bruxelles. Già nel 1992, anno europeo per eccellenza (fu firmato il trattato di Maastricht), si scoprì che ben 21 degli 81 eurodeputati italiani eletti non avevano mai neanche messo piede nei palazzi delle istituzioni comunitarie. Il passare degli anni non sembra aver modificato questa attitudine, come ha testimoniato una recente indagine ufficiosa compiuta su un poco noto sito belga (www.europarliament.net), non ufficiale ma davvero dettagliata e mai smentita. E' comunque un dato di fatto che l'Europarlamento resta ancora l'unica istituzione sovranazionale ad essere eletta a suffragio universale. L’unico organismo, cioè, deciso senza intermediari da tutti i cittadini europei.
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