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Libro bianco, Ichino e Treu criticano Sacconi

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Dibattito in Commissione lavoro al Senato tra il ministro e i due parlamentari Pd. Treu: sicurezza del lavoro, è impensabile che le buone prassi possano sostituire gli standard pubblici. Prosegue l’indagine sulla redistribuzione della ricchezza

di Valerio Strinati

Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

Nella seduta di martedì 12 maggio, la Commissione lavoro previdenza sociale del Senato ha avviato l’esame congiunto, in sede referente, di due disegni di legge d'iniziativa popolare, n. 1, che istituisce una nuova scala mobile per la indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici, e n. 1453, recante norme in materia di introduzione del salario minimo intercategoriale e del salario sociale, previsione di minimi previdenziali, recupero del fiscal drag e introduzione della scala mobile. Sui due disegni di legge ha riferito il senatore Treu (PD) che ha preliminarmente ricordato che il disegno di legge n. 1 ripropone un'iniziativa legislativa presentata nel corso della XV legislatura, mentre il disegno di legge n. 1453, di struttura più complessa, propone l'introduzione di un salario minimo intercategoriale pari a 1.300 euro netti al mese, e di un salario sociale di 1.000 euro mensili, corrisposto a quanti siano disoccupati da 12 mesi, per i quali dopo 36 mesi è prevista l'assunzione con contratto a termine nella pubblica amministrazione; è previsto altresì il recupero del fiscal drag e l'istituzione di una nuova scala mobile - anche per trattamenti pensionistici, indennità di disoccupazione, cassa integrazione guadagni e trattamenti di mobilità -, sotto forma di recupero automatico del differenziale tra inflazione reale e inflazione programmata, con cadenza annuale (in base al disegno di legge n. 1453) ovvero trimestrale (in base al disegno di legge n. 1). La copertura finanziaria è individuata attraverso l'unificazione al 20 per cento dell'aliquota applicabile ai proventi da interessi corrisposti su conti correnti bancari e rendite finanziarie, salvaguardando i redditi individuali al di sotto dei 50.000 euro l'anno, nonché attraverso l'abolizione della riduzione del cuneo fiscale per imprese, banche e assicurazioni. La Commissione, nel rinviare ad altra seduta il seguito dell’esame, ha preso atto della proposta del relatore, di procedere ad una serie di audizioni, da svolgersi in sede informale, compatibilmente con il calendario dei lavori.

Nella seduta pomeridiana di martedì 12 maggio è proseguita l'indagine conoscitiva sul livello dei redditi di lavoro e sulla redistribuzione della ricchezza in Italia nel periodo 1993-2008, con l’audizione di una delegazione dell’Istituto di studi e analisi economica (ISAE). Il presidente dell’Istituto, prof. Alberto Malocchi, ha illustrato i dati, desumibili dai conti nazionali, riferiti alla distribuzione dei redditi interni e di quelli provenienti dall'estero, dando conto delle diverse componenti del risultato lordo di gestione e delle differenze attinenti ai redditi da lavoro dipendente e autonomo: nel complesso, le retribuzioni pro capite dei dipendenti risultano sostanzialmente costanti, dagli anni 90 ad oggi, in termini di potere d'acquisto reale, mentre quelle degli autonomi e dei collaboratori non dipendenti, dopo una fase di crescita, culminata nel 2001, sono tornate sui livelli della metà degli anni ‘90. Nel contempo, è aumentato il potere d'acquisto reale dei profitti privati; una dinamica più sostenuta ha caratterizzato invece il valore reale degli affitti, anche al netto degli ammortamenti. Il prof. Malocchi ha osservato che, malgrado gli interventi normativi in materia fiscale e contributiva abbiano condotto ad un incremento del reddito disponibile, in assenza di meccanismi automatici di compensazione del fiscal drag, i vantaggi si sono realizzati solo parzialmente, dato che una ingente parte delle risorse è stata assorbita dal recupero dei maggiori oneri determinati dall'inflazione in un sistema di tassazione progressivo. Dalle simulazioni ISAE emerge inoltre che le riforme hanno prodotto risultati diversi, avvantaggiando maggiormente i redditi medio-bassi ed i percettori di reddito da lavoro dipendente o da pensione. Le categorie più beneficiate sono state anche quelle su cui il drenaggio fiscale è risultato più intenso. Al riguardo, secondo il prof. Malocchi risulterebbe forse più efficace una scelta chiara, accettando l'esistenza del drenaggio fiscale come una caratteristica insita in un sistema di prelievo progressivo, ovvero tornando all'originario meccanismo di indicizzazione automatica e riservando solo le risorse residue ad eventuali altri interventi di correzione e riforma del sistema.

Nella seduta di mercoledì 13 maggio, il Ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali ha illustrato alla Commissione i contenuti del Libro Bianco sul futuro del modello sociale. Il Ministro ha premesso che la composizione in un unico Dicastero delle competenze in materia di lavoro, salute e solidarietà sociale ha costituito un'opportunità preziosa per la stesura di un documento di visione e di valori, e che la transizione epocale che l'Italia sta attraversando non potrà che giovarsi di una visione d'insieme delle prestazioni dei servizi finalizzati al benessere dei cittadini. Il Libro Bianco si pone in una linea di continuità con il Libro Verde sul modello sociale, secondo una prassi del tutto innovativa in Italia, ma già nota in altri paesi dell'UE, e, avvalendosi anche del contributo di istituzioni, organizzazioni rappresentative e singoli cittadini, si propone di costituire la cornice per l’azione del Governo e per il confronto tra Governo e Parlamento, tra Governo e Regioni, tra le parti sociali e tra queste e le istituzioni; da esso discendono dunque i vari piani d'azione, che si sostanziano sia in atti singoli che complessi, quali, ad esempio la stesura di un nuovo piano sanitario nazionale e l'approntamento del fascicolo elettronico personale.

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» Il Libro bianco di Sacconi

Dopo essersi soffermato particolarmente sulle nuove linee guida per la formazione, il Ministro ha rilevato che il documento contiene indirizzi di politica attiva del lavoro, consentendo altresì di riflettere sul rapporto tra la crisi in atto e le visioni di lungo periodo; quanto al mercato del lavoro, il Ministro ha sottolineato che il tasso di occupazione si è oggi lentamente avvicinato alla media europea, anche attraverso la diffusione del lavoro a tempo parziale e ad orario modulato, ma il livello complessivo di valorizzazione del capitale umano resta insufficiente, soprattutto con riferimento al Mezzogiorno e all'occupazione femminile.

Nell’ambito del riferimento ai valori costituzionali che caratterizza il Libro Bianco, il ministro ha sottolineato in particolare il principio di sussidiarietà, oggi esplicitamente richiamato nella Costituzione e alla luce del quale occorre a suo avviso rivisitare quella forma di governance per cui il monopolio statale sulla decisione di spesa sui servizi sociali ha spesso favorito gli interessi dei fornitori anziché quelli dei destinatari, e superare le attuali asimmetrie, introducendo sistemi di valutazione e di accreditamento degli operatori, siano essi pubblici o privati. Il documento assume inoltre il territorio come punto di riferimento organizzativo dei servizi socio-sanitari ed assistenziali, e come ambito di realizzazione degli strumenti dell'occupabilità. Acquista pertanto grande importanza la piena realizzazione del federalismo fiscale, e non a caso nel documento si sottolineano la lacerazione esistente tra il Nord e il Sud del Paese e i ritardi - tutt'altro che ineluttabili - del Mezzogiorno. Nel rilevare la rilevanza delle buone pratiche e delle tante positive espressioni della società civile, il Ministro ha richiamato la fiducia espressa nel Libro Bianco verso il sistema delle relazioni industriali, verso il terzo settore e verso un modello in cui le funzioni pubbliche esaltino il loro dovere di guida, evidenziando altresì la necessità di coinvolgere e mobilitare le energie di una società che ha in sé una straordinaria vitalità.

Nella discussione apertasi al termine della esposizione del Ministro, ha preso la parola il senatore Ichino (PD), che ha dichiarato di condividere la considerazione sui mutamenti nella domanda di lavoro che conseguono dalla crisi in corso; sull'inadeguatezza dell'attuale assetto degli ammortizzatori sociali e dei servizi al lavoro e sulla indifferibile esigenza di aumentare l'efficienza in questi campi. Tuttavia, secondo il senatore Ichino, proprio in un contesto di grave crisi, come quella attuale, si rendono necessari interventi di riforma a carattere organico, mentre il Libro bianco sostiene che l’attuale contesto sconsiglia l'adozione di riforme di carattere strutturale. In particolare, è necessario dare a tutti i lavoratori operanti in una sostanziale situazione di dipendenza un analogo regime di sicurezza del posto di lavoro, considerato che il cui grado di civiltà di un sistema sociale si misura appunto dalle condizioni dei più deboli.

Il senatore Treu (PD) nel concordare con il riferimento ai valori costituzionali, con la sottolineatura della centralità della persona e della famiglia e con la valorizzazione degli enti della società civile contenuti nel Libro Bianco, ne ha rilevato la contraddittorietà tra le enunciazioni di carattere generale e le indicazioni di obbiettivi specifici: a suo avviso, vi è il rischio che i riferimenti alla sussidiarietà all'interno del nuovo welfare inducano chiusure corporative o familismi al limite dell'illecito, mentre in materia di sicurezza del lavoro, è impensabile che le buone prassi possano sostituire gli standard pubblici. Un altro delicato profilo è costituito dalla riforma degli ammortizzatori sociali, che non può che avere portata strutturale e generale, mentre nel Libro bianco è assente il riferimento a quanti abbiano una posizione lavorativa precaria, quale che sia la fascia di età. Il senatore Treu ha ritenuto inoltre insufficienti e contraddittorie le indicazioni riferite all'obiettivo di promozione del lavoro femminile, dato che il documento si muove in un'ottica, oramai superata, di promozione del lavoro flessibile e di istituzione di asili nido.

Il seguito della discussione è stato quindi rinviato ad altra seduta.


Attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche»

Il presidente Tofani ha illustrato la nota da lui redatta, in base alla decisione adottata nell’ultima seduta, relativa alle problematiche emerse in seguito all’audizione del ministro Sacconi circa i contenuti dello schema di decreto correttivo del decreto legislativo n. 81 del 2008, in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La nota predisposta del Presidente riguarda in particolare i nuovi articoli 2-bis e 15-bis introdotti, rispettivamente, dagli articoli 2 e 10-bis dello schema e, in relazione ai problemi interpretativi ed applicativi più rilevanti emersi dall’esame di tali norme, ipotizza alcune riformulazioni. Nel sottoporre tale documento alla valutazione dei commissari, il Presidente ha auspicato che la Commissione possa raggiungere una posizione unitaria, da rappresentare al Governo mediante una lettera inviata all’attenzione del Ministro del lavoro; nel merito, la riformulazione dell’articolo 2-bis da un lato precisa che la presunzione di conformità riconosciuta a fronte dell’adozione, da parte delle imprese, di determinate prassi, norme o modelli organizzativi è da intendersi solo in senso relativo (iuris tantum), così che sia sempre ammessa la possibilità di prova contraria, dall’altro propone l’eliminazione del riferimento all’utilizzo di macchine marcate CE come requisito per ottenere la presunzione stessa. Per quanto riguarda invece l’articolo 15-bis, la riformulazione prospettata prevede al comma 1 l’eliminazione della lettera d) e la riscrittura della lettera c), che fa salva la responsabilità dell’imprenditore per gli obblighi generali di tutela delle condizioni di lavoro, di cui all’articolo 2087 del codice civile.

I senatori Nerozzi e Roilo, intervenendo per il Gruppo del Partito Democratico, dopo aver espresso apprezzamento per il lavoro compiuto dal Presidente nell’approfondimento delle disposizioni in esame, hanno dichiarato di ravvisare rilevanti elementi positivi nella proposta di riformulazione concernente l’articolo 15-bis. Permane invece una forte perplessità sull’articolo 2-bis, in merito al coinvolgimento delle università e, soprattutto, degli enti bilaterali nel processo di certificazione, nonché per il fatto che la presunzione di conformità, seppure relativa, ribalterebbe su altri soggetti non meglio specificati l’onere della prova del rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro attualmente gravante sulle imprese, in contrasto con la disciplina vigente. Secondo i senatori Roilo e Nerozzi sarebbe invece preferibile tenere conto delle osservazioni formulate dalle Regioni, espungendo i riferimenti agli enti bilaterali e precisando che l’adozione di buone prassi, norme tecniche e modelli organizzativi più funzionali alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, pur apprezzabile, è comunque volontaria e non può sostituirsi agli obblighi previsti dalle vigenti disposizioni a carico del datore di lavoro. Il senatore Nerozzi, dopo essersi riservato di comunicare quanto prima una valutazione ufficiale del proprio Gruppo sul documento proposto, ha accolto la proposta del Presidente di esplicitare le valutazioni dei commissari sul documento in una successiva seduta della Commissione, affinché il dibattito e le relative conclusioni possano essere ufficializzate ed offerte come contributo al Governo e al dibattito delle Commissioni parlamentari.


Dopo che la senatrice Spadoni Urbani (PdL) ha dichiarato di condividere la proposta di rinviare alla successiva seduta il confronto sulle valutazioni dei commissari in merito alla nota illustrata dal Presidente, il senatore Nerozzi (PD), in risposta ad una domanda del Presidente, ha confermato a nome della propria parte politica di ritenere condivisibili, in merito alle questioni poste dall’articolo 2-bis, le posizioni espresse dalle Regioni.

Silvano Moffa (PdL) eletto presidente della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati.
Nella seduta antimeridiana di giovedì 14, la Commissione lavoro pubblico e privato ha eletto presidente l’on. Silvano Moffa (PdL), in sostituzione dell’on. Stefano Saglia, nominato sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.

La Commissione ha quindi proseguito, nella seduta pomeridiana di giovedì 14 maggio, l’esame in sede referente di una serie di disegni di legge d’iniziativa parlamentare.

È stato in primo luogo deciso di abbinare il disegno di legge n. 2369, d’iniziativa dell’on. Lo Presti, recante disciplina delle attività subacquee e iperbariche al disegno di legge n. 344, di iniziativa dell’on. Bellotti, vertente sulla stessa materia e per il quale era già iniziato l’esame. I due disegni di legge sono stati quindi rinviati al Comitato ristretto, già istituito per l’esame del disegno di legge n. 344, al fine di verificare la possibilità di pervenire ad un testo unificato, avvalendosi anche del contributo dei soggetti coinvolti nelle audizioni informali svolte, come ha precisato il relatore Di Biagio (PdL).

La Commissione ha quindi ripreso l’esame del disegno di legge n. 717, d’iniziativa dell’on. Fedi, recante modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri.

In particolare, il relatore Di Biagio (PdL), facendo seguito ad una richiesta formulata nella seduta precedente, ha dichiarato di ritenere non sussistenti i presupposti per l'eventuale abbinamento del progetto di legge in esame con ulteriori proposte di legge attualmente assegnate alla Commissione, considerato che le proposte normative segnalate dall’on. Codurelli recano un ambito di intervento sensibilmente più ampio di quello previsto dalla proposta di legge n. 717. A suo parere, pertanto, si può proseguire con l'esame del testo in questione, al fine di completarne rapidamente l'iter di approvazione.

L’on. Codurelli (PD), preso atto della ricognizione svolta dal relatore, di cui ha riconosciuto la piena attendibilità, nonché della condivisibile esigenza di procedere rapidamente nell'iter di approvazione della proposta di legge all'esame, ha chiesto di valutare, nell’ambito dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, la possibilità di avviare anche l'esame delle proposte di legge n. 871 (primo firmatario Fedi), e n. 1963 (primo firmatario Lenzi), al fine di rispondere in modo sollecito alle specifiche esigenze manifestate da numerosi lavoratori all'estero interessati da tali provvedimenti.

Accogliendo la proposta del presidente Moffa, la Commissione ha fissate per martedì 19 maggio alle ore 15, il termine per la presentazione di emendamenti al progetto di legge n. 717.

L’on. Scandroglio (PdL) ha quindi riferito congiuntamente, in qualità di relatore, sulle proposte di legge n. 2312 (d’iniziativa dell’on. Saglia) e n. 2345 (d’iniziativa dell’on. Narducci) recanti disposizioni in materia di previdenza per i lavoratori autonomi non esercenti professioni regolamentate. Il relatore ha fatto preliminarmente presente che le due iniziative legislative si propongono di individuare una soluzione alle problematiche dei liberi professionisti che, privi di ordini o collegi professionali e di una cassa autonoma e «privatizzata», sono sottoposti al prelievo per l'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti del 26 per cento, e finiscono per avere una posizione di svantaggio nei confronti dei liberi professionisti con ordine o collegio professionale e con cassa previdenziale, per i quali il prelievo contributivo è attestato intorno al 10-15 per cento. Il relatore ha quindi dato conto degli articoli comuni alle due proposte di legge: in particolare, l'articolo 1 prevede l'istituzione di un'apposita gestione a contabilità separata presso l'INPS, cui sono tenuti ad iscriversi i soggetti che esercitano abitualmente un'attività di lavoro autonomo non iscritti a casse previdenziali private afferenti ad ordini o albi professionali, mentre l'articolo 2 affida l'amministrazione della nuova gestione separata ad uno specifico comitato composto da 10 membri, che durano in carica per 4 anni. La definizione delle funzioni del comitato è rimessa a un decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, da emanare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge. L'articolo 3 prevede che l'aliquota contributiva della nuova gestione separata, sempre a decorrere dal 1o gennaio 2010, sia stabilita nella misura del 20 per cento e venga applicata sul reddito delle attività sulla base dei criteri stabili ai fini dell'IRPEF, risultante dalla dichiarazione annuale e dagli accertamenti definitivi; si prevede, inoltre, l'applicazione di un'aliquota contributiva suppletiva, pari allo 0,5 per cento, ai fini del finanziamento dell'onere derivante dall'estensione, ai soggetti iscritti, della tutela della maternità, agli assegni al nucleo familiare e alla malattia in caso di degenza ospedaliera e, allo stesso tempo, si prevede un incremento dell'aliquota per un periodo transitorio, fino a giungere ad un'aliquota a regime pari al 22 per cento al 2016. L'articolo 4 disciplina la facoltà di rivalsa, nei confronti dell'INPS, da parte dei soggetti iscritti alla gestione a contabilità separata, consistente, fermo restando l'obbligo di versamento del contributo alla gestione a contabilità separata, nell'addebito ai committenti di una percentuale dei compensi lordi; al contempo, l'articolo 5 reca disposizioni transitorie, al fine di estendere le tutele concernenti la maternità, i congedi parentali, la malattia e l'aspettativa per motivi di famiglia a favore dei soggetti iscritti nella più volte citata gestione separata INPS, anche ai lavoratori autonomi esercenti professioni non regolamentate. L'articolo 9 della proposta di legge n. 2312 e l'articolo 6 della proposta di legge n. 2345, peraltro, recano apposite norme dirette a garantire la copertura finanziaria dei relativi provvedimenti. Per quel che riguarda i punti di differenza tra i due testi, il relatore ha rilevato che, diversamente dalla proposta di legge n. 2345, che non interviene sulla materia, la proposta di legge n. 2312 reca anche norme concernenti l'innalzamento del contributo integrativo (attualmente pari al 2 per cento) per le casse di previdenza dei liberi professionisti (articolo 6), una delega al Governo volta al superamento delle duplicazioni contributive ed al miglioramento delle norme sulla totalizzazione dei contributi (articolo 7), nonché una norma di interpretazione autentica dell'articolo 2116 del Codice Civile, sulle responsabilità del datore di lavoro in relazione ai contributi da esso non versati (articolo 8).

L’on. Gnecchi (PD) ha fatto notare che, a seguito di accertamenti svolti a margine degli incontri di recente effettuati con le associazioni dei professionisti interessati delle misure in discussione, è emersa anche la necessità di introdurre nell'ordinamento - e, dunque, nell'eventuale testo unificato dei provvedimenti in esame - una disciplina transitoria, attualmente non prevista da alcuna norma di legge, al fine di consentire ai lavoratori autonomi esercenti professioni non regolamentate la facoltà di riscatto dei periodi di lavoro antecedenti, non coperti da adeguata contribuzione.

La Commissione ha quindi iniziato l’esame congiunto, in sede referente, delle proposte di legge n. 1079, d’iniziativa dell’on. Bobba, e n. 2418 (primo firmatario l’on. Cazzola), recanti norme sul riconoscimento e sulla promozione del diritto alla formazione e allo sviluppo professionale. Su entrambi i testi ha riferito il presidente Moffa, segnalandone in primo luogo la diversa: infatti, mentre la proposta di legge n. 1079 detta una articolata disciplina della materia, rinviando, per numerosi aspetti, a regolamenti e decreti ministeriali di attuazione, la proposta di legge n. 2418 attribuisce un'ampia delega al Governo, individuando una serie assai articolata di principi e criteri direttivi. Ha quindi dato conto del contenuto della proposta di legge n. 1079, che all'articolo 1 definisce principi e finalità dell'iniziativa, qualificando la formazione e lo sviluppo professionale come diritto individuale in ogni momento della vita e demandando allo Stato il compito di definire i livelli essenziali delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione, da assicurare nell'ambito di sistemi di offerta formativa istituiti e organizzati dalle regioni. L'articolo 2 reca le definizioni delle espressioni utilizzate nel provvedimento, mentre l'articolo 3 attribuisce alle regioni la disciplina del diritto alla formazione professionale continua e l'articolo 4 prevede la creazione di servizi di orientamento formativo, individuali e di gruppo. L'articolo 5 dispone la realizzazione di un sistema di valutazione e certificazione degli apprendimenti, anche al fine del loro utilizzo come crediti formativi per l'accesso a titoli di studio o di formazione, e l'articolo 6 prevede la costituzione di servizi di consulenza e accompagnamento, con varie finalità. Con l'articolo 7 è riconosciuto un bonus a favore dei soggetti in cerca di prima occupazione, da spendere per la propria formazione professionale in relazione alle esigenze del mercato del lavoro locale o presso l'impresa che procede all'assunzione con contratto a tempo indeterminato, e l'articolo 8 prevede la deducibilità a fini fiscali delle spese sostenute per l'iscrizione e la frequenza di corsi di formazione tenuti da strutture accreditate. Ai sensi dell'articolo 9, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni e sentite le parti sociali, sono definite le procedure per la realizzazione di un sistema nazionale degli standard professionali, formativi e di certificazione, mentre l'articolo 10 rimette a un decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, sentiti l'ISFOL e le parti sociali, la definizione dei parametri per l'accreditamento delle strutture che erogano servizi di formazione professionale. Infine, l'articolo 11 prevede l'istituzione presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, della Consulta nazionale degli enti di formazione accreditati; l'articolo 12 introduce il Piano triennale di azione nazionale per la formazione professionale continua, adottato dal Governo; l'articolo 13 regola il raccordo tra sistema di educazione permanente e il sistema di formazione professionale e l'articolo 14 prevede che con DPCM si possano apportare le modifiche alle norme statutarie dell'ISFOL necessarie all'esercizio da parte dell'Istituto delle funzioni previste dal provvedimento.

Il Presidente ha quindi illustrato i contenuti della proposta di legge n. 2418: l'articolo 1, in particolare, attribuisce una delega al Governo per l'adozione, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi recanti norme finalizzate a riconoscere e disciplinare il diritto dei lavoratori all'apprendimento e alla formazione. Sulla base dei principi e criteri direttivi previsti per l'esercizio della delega, i decreti delegati dovranno, in particolare: riordinare, estendere e armonizzare i permessi riconosciuti ai lavoratori per l'esercizio del diritto allo studio; promuovere scambi di esperienze tra istituzioni formative e luoghi di lavoro; coordinare le banche dati esistenti al fine di facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro; prevedere che l'erogazione di trattamenti di sostegno al reddito siano condizionati alla partecipazione a programmi formativi coerenti con le esigenze dei processi produttivi; facilitare i percorsi formativi e l'occupabilità dei lavoratori; promuovere il reinserimento dei disoccupati di lunga durata e delle donne uscite dal mercato del lavoro. L'articolo 2 definisce la procedura per l'adozione dei decreti legislativi, e l'articolo 3, infine, stabilisce che dall'esercizio della delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Si è quindi convenuto di rinviare ad altra seduta l'inizio della discussione generale sui due provvedimenti.



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18/05/2009 16:44

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