
Lavoro
Cresce l’area grigia della precarietà
Riguarda tra i 3,5 milioni e i 4 milioni di persone. Altieri (Ires): “Il problema non è la flessibilità scelta, ma quella imposta”. Dibattito sugli ammortizzatori sociali tra Boeri, Leon e Mariucci. Proposta Cgil: meno contratti, più regole
di Paolo Andruccioli
Al convegno hanno partecipato il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, la segretaria generale di Nidil Filomena Trizio, e studiosi come Paolo Leon, Tito Boeri e Luigi Mariucci. Gli studiosi hanno commentato i dati dell’Ires presentati da Giovanna Altieri, che ha spiegato la difficoltà di individuare l’esatta misura della precarietà in Italia. Si parla comunque di un’area grigia che si sta allargando sempre di più. Mentre l’Istat individua 3 milioni e 400 mila posizioni di lavoro precarie, la ricerca Isfol Plus stima invece l’area della precarietà in 4 milioni di persone. Il 56% delle persone è composto di donne. La maggioranza delle tipologie contrattuali è composta di lavoratori dipendenti a termine.
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“Il problema – ha spiegato Giovanna Altieri – non è la flessibilità scelta, ma quella imposta. A 35 anni molti lavoratori sono ancora senza prospettive concrete di stabilizzazione e la crisi sta aumentando il rischio di un ulteriore allargamento dell’area della precarietà. Nel periodo considerato dalla ricerca Ires sulla flessibilità si sono verificati alcuni fenomeni precisi: è aumentata la durata media dei periodi di disoccupazione, c’è stato un modesto effetto sugli scoraggiamenti di chi non cerca più lavoro, sono cambiate le prassi di assunzione e si è teso a mettere sempre più in conflitto gli outsider con gli insider. Altro fenomeno tipico e molto preoccupante riguarda la precarietà che si vive dopo un licenziamento, soprattutto se avviene ad una certa età. In questo campo, poi, la contrattazione sindacale, è rimasta ancora a un livello di tappabuchi.
La soluzione è la flexsecurity? C’è da essere cauti perché non ci sono ricette semplici e sbrigative. Ma è chiaro che l’indirizzo scelto dal governo in carica è il peggiore possibile. Punti ineludibili, quindi, come ha spiegato Fammoni, sono quelli legati alla semplificazione, all’introduzione di nuove tutele per tutti i lavoratori “flessibili”, l’incentivazione del lavoro stabile e la rivalorizzazione del lavoro. Un accordo in positivo che va in questo senso è quello firmato anche dal Nidil sul lavoro somministrato.
Paolo Leon ha giudicato molto positivamente il libro dell’Ires sul mercato del lavoro e ha analizzato i molti motivi della debolezza sindacale a proposito di precariato. Quella che si è praticato in questi anni è stata la strada della concorrenza tra lavoratori. Si è teso a indebolire il lavoro incentivando un conflitto interno. L’unico limite della ricerca Ires (ma non dipende dall’Ires, ha spiegato Leon) dipende dalle fonti statistiche. “Non possiamo continuare a strizzare solo l’Istat – ha detto Paolo Leon – si tratta di arricchire le analisi sul lavoro flessibile e precario spiegato la classifica del potere contrattuale dei lavoratori, la classificazione per qualifiche e prospettive di carriera e infine comporre una classifica della produttività”. Per Leon è anche sbagliato concentrare quasi tutta l’attenzione sugli ammortizzatori sociali. Per lo studioso si tratta di una sorta di resa perché si rinuncia a parlare di politiche macroeconomiche. Gli ammortizzatori sociali sono solo un pavimento per non scendere ancora più in basso, ma non hanno nulla a che vedere con la crescita.
Per Luigi Mariucci la flessibilità è stata giocata in questi anni solo come un valore, quindi in senso prettamente ideologico. Per Mariucci è necessario farla finita con le megariforme cartacee e con le diatribe idelogiche (tra le righe Mariucci ha detto di avere forti dubbi sulla proposta di contratto unico di Boeri, ma non era quella la sede giusta per affrontare la questione). Per ridurre la precarietà del lavoro, ha concluso Mariucci, ci vogliono provvedimenti selettivi per stabilizzare i rapporti di lavoro.
Fammoni: le proposte della Cgil
“Il ministro Sacconi vuole semplificare il mercato del lavoro riducendo le regole. Noi vogliamo semplificare, reintroducendo regole certe. La differenza è questa. E per capire basterebbe un esempio: oggi ci sono circa 40 tipologie contrattuali. Noi pensiamo che siano sufficienti 4 o 5 figure tipiche. Il ministro vuole frammentare ancora di più il mercato del lavoro, noi vogliamo al contrario riunificarlo”. Questa, in estrema sintesi, la posizione della Cgil sulla legislazione del lavoro espressa da Fammoni durante il convegno. Secondo Fammoni, è necessario intervenire – oltre che sull’abnorme pluralità di tipologie contrattuali (part time, tempi determinati, collaborazioni, lavoro a voucher, somministrazione, ecc), anche direttamente sull’uso distorto delle collaborazioni. “Accanto a questo diventa urgente la ridefinizione del concetto stesso di lavoro dipendente”, specifica Fammoni.
Una delle strade possibili per riscrivere le politiche del lavoro è quella di intervenire sulla logica degli incentivi. Non solo è necessario abbassare tendenzialmente i costi del lavoro a tempo indeterminato, ma è anche fondamentale cominciare a far costare di più il lavoro non standard. Incentivi e disincentivi mescolati per invertire la rotta della precarizzazione del lavoro che negli ultimi anni – come spiega dettagliatamente l’ultima ricerca dell’Ires – ha avuto un vero e proprio balzo ed è dilagata in tutti i settori produttivi. La Cgil prepara dunque il terreno di discussione per i prossimi appuntamenti e si dice disponibile a discutere tutti i temi sul tappeto, anche quello della nuova definizione del periodo di prova. Sullo sfondo il dibattito sul cosiddetto contratto unico.
“Quello che è certo è che bisogna intervenire al più presto – spiega ancora Fammoni – sia per dare risposte ai lavoratori precari di oggi, sia per costruire nuove tutele future per le fasce più deboli del mercato del lavoro. Ed è proprio nei periodi di crisi che si impostano le riforme. Anche qui l’esatto contrario di quello che è stato deciso a palazzo Chigi dai ministri del governo Berlusconi”.
“L’aver creato un interesse specifico sui temi della precarietà del lavoro – commenta Filomena Trizio – è anche un nostro successo. La nostra battaglia da dieci anni a questa parte è stata proprio questa. Ora che l’interesse si è creato dobbiamo passare alla fase delle riforme e dell’allargamento dei diritti anche a tutti coloro che fino ad oggi ne sono stati esclusi”.
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14/05/2009 18:01















