Rubriche

Multimedia

Speciali

Visita i Blog di Rassegna.it

Sull'asfalto Rendiamociconto Cinepressa


Ddl sicurezza

Ecco perché sono leggi razziali

   Print  

“State creando un vero e proprio diritto speciale, una legge diversa tra extracomunitario e comunitario. (...) Vi illudete di affrontare un tema come quello dell'immigrazione facendo ricorso esclusivamente agli strumenti del diritto penale”

di Guido Melis

Pubblichiamo l’intervento alla Camera di Guido Melis (Pd) durante il dibattito sulla sicurezza, il 12 maggio 2009. Guido Melis è deputato del Partito Democratico e Professore ordinario di storia delle istituzioni politiche e di storia dell’amministrazione pubblica all’Università di Roma La Sapienza


Signor Presidente, vorrei subito esprimere la nostra totale avversità nei confronti di questo provvedimento, in particolare per quegli articoli che ne costituiscono l'ossatura fondamentale e, per così dire, l'essenza politica. Parlo naturalmente dell'introduzione nel nostro ordinamento penale del nuovo reato di immigrazione clandestina e delle molte misure (minuziose quanto vessatorie) che accompagnano questo fatto nuovo.

Non tratterò, dunque, della parte del disegno di legge che si riferisce alla mafia - è stato detto che in larga misura lo condividiamo - né delle altre concernenti altre materie occasionalmente normate in questa sede, ma certamente periferiche rispetto all'asse portante del provvedimento.

Per i suoi contenuti e per la volontà che la ispira, questa è essenzialmente una legge sull'immigrazione, una brutta legge sull'immigrazione, che rivela quale politica l'Italia intenda perseguire da oggi in poi su questo terreno difficile e delicatissimo. Con questo disegno di legge voi pensate - voi vi illudete - di affrontare un grande e complesso tema economico, sociale e culturale come quello dell'immigrazione, facendo ricorso esclusivamente agli strumenti del diritto penale.

Sullo stesso tema:

» SCHEDA, le misure principali del pacchetto sicurezza
» Poliziotti senza soldi, ma con l'onore
» Cgil: pagina indegna di paese civile

Non è la prima volta che lo fate. Davanti alla complessità delle questioni sociali - che naturalmente possono avere allarmanti ricadute di politica criminale, ma che non per questo cessano di radicarsi nel sociale - non fate di meglio che rifugiarvi nell'escalation degli strumenti repressivi, nell'elevazione delle pene e nella riduzione delle garanzie. Voi, che a ogni piè sospinto ci sommergete con la retorica della libertà (vi proclamate addirittura Popolo della Libertà), che siete ipergarantisti quando si tratta di tutelare le prerogative dei forti, diventate improvvisamente durissimi quando dovete confrontarvi con i ceti più deboli, più emarginati e più indifesi.

In questo campo dell'immigrazione la scure pesante del diritto penale produce più danni di quanto non risolva problemi. In questo, come in altri campi dell'azione pubblica, occorrerebbe ragionare in termini di previsione tempestiva dei fenomeni, di regolazione negoziata e lungimirante, di dialogo con gli attori istituzionali e sociali. Occorrerebbe, per dirla con Gustavo Zagrebelsky, (uno dei nostri migliori giuristi ed ex Presidente della Corte costituzionale) «un diritto mite», fatto di accordi, di convenzioni, di codici di comportamento, di luoghi di confronto e di regolazione.

Viceversa, voi attingete a piene mani alla fabbrica sempre aperta della vecchia Italia forcaiola: inventate reati dove prima c'erano solo infrazioni amministrative e aumentate a dismisura le pene. Perfino per il redivivo reato di oltraggio a pubblico ufficiale avete aumentato la pena.

State creando un vero e proprio diritto speciale, una legge diversa tra extracomunitario e comunitario, ma anche tra cittadini comunitari e cittadini italiani. Introducete nuovi meccanismi persecutori con l'intento malcelato di scoraggiare l'integrazione di chi viene da fuori e vuole integrarsi nel nostro Paese, rendendo il permesso di soggiorno più difficile di quanto non lo sia già oggi, anche per effetto delle lentezze burocratiche dell'amministrazione italiana. Inventate il permesso a punti in modo da tenere i nuovi arrivati sempre sotto la spada di Damocle della conferma o della retrocessione. Imponete dei test di conoscenza della lingua italiana, che non sappiamo e non capiamo come e da chi potrebbero essere garantiti ed eseguiti.

L'immigrato senza permesso o anche quello che aspira ad esso, ma che sia entrato clandestinamente nel nostro Paese è in questo vostro disegno di legge un apolide senza più diritti, un cittadino ombra, un fantasma, destinato a nascondersi negli angoli bui della società, denunciabile da chiunque, come gli ebrei ai tempi delle leggi razziali, punito e discriminato per effetto della sua stessa condizione sventurata di irregolare. Non solo: per avere la cittadinanza dovrà pagare una tassa di 200 euro, le ronde diventeranno legali, il che segna la fine del monopolio dello Stato in materia di pubblica sicurezza, ciò che significa smantellare lo Stato di diritto come l'abbiamo conosciuto nella nostra storia secolare.

Non basta ancora: la persecuzione si estende ai rapporti familiari, alla possibilità di sposarsi, che poi sarebbe la via più diretta e più logica verso l'integrazione e la stabilizzazione degli irregolari, al diritto di registrare all'anagrafe i propri figli (le donne straniere irregolari senza passaporto non potranno riconosce i propri figli), alla possibilità per i bambini di accedere all'istruzione e all'assistenza scolastica. Poi c'è la detenzione nei CIE sino ad centottanta giorni, c'è il carcere fino a tre anni per chi affitta ai senza permesso.

Diciamo la verità: in questo vostro testo di legge si respira un'aria, anzi un fetore di razzismo. Sì, proprio di razzismo: la parola che non vi piace sentire, ma che dice pienamente gli intenti di una legge che è volta a respingere e scoraggiare l'intera immigrazione. Razzismo, come razzista è la recente proposta di un ineffabile dirigente della Lega Nord di riservare ai soli milanesi una carrozza della metropolitana di Milano, come nell'Alabama degli anni Sessanta, senza che da noi vi sia a Roma un Kennedy pronto a mandare la guardia nazionale. Altro che Kennedy! Vengono, anzi, dal Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, proprio in queste ore, parole inaccettabili contro l'integrazione, contro quella che viene definita la società multietnica che è presentata come uno spauracchio sul quale lucrare voti, quando altro non è se non la realtà non solo di domani, ma già di oggi in molte città italiane e, per questo fatto, solo per questo, dovremmo preoccuparci di regolarla, governarla con ben altra lungimiranza di quanto non dimostri Berlusconi e con ben altro senso della misura e della responsabilità, se il Governo fosse effettivamente preoccupato dall'avvenire del Paese.

La vostra lungimiranza politica si esaurisce nelle motovedette che riconsegnano i disperati ai libici (donne e bambini compresi), naturalmente senza prima accertarsi dei rischi che correranno coloro che chiedono asilo per motivi di persecuzione politica. Lo dico - voglio precisarlo - in franco dissenso da chi, anche dalla nostra parte, minimizza considerando legittime le operazioni di respingimento indiscriminato a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni. Del resto, come sapeva già Manzoni, per un Fra’ Cristoforo che si batte contro le ingiustizie ci sono sempre un padre provinciale e un conte zio pronti a sopire e a fare compromessi. La storia politica d'Italia, anche recente, purtroppo, è piena di padri provinciali, ed è questa una delle ragioni per le quali voi prevalete.

Si tratta di una legge pessima, per far passare la quale dovete ricorrere alla fiducia, all'ennesima fiducia. Vi accingete a votarla lo stesso, magari in nome dei sondaggi e dell'opportunismo elettorale.

Guardiamo anche noi a quei sondaggi, sappiamo anche noi quale preoccupazioni possa suscitare l'immigrazione - clandestina o regolare che sia - specie in certe regioni del Paese dove si è addensata più che in altre. Bisogna certamente tenerne conto, agire con fermezza quando serve la fermezza. Chi compie reati deve essere punito, siamo d'accordo.

Ma quando sono a rischio i diritti civili, quando sono in discussione le garanzie costituzionali più elementari una grande forza democratica, consentitemi, non guarda ai sondaggi, guarda alla propria coscienza, guarda alla propria storia, guarda al proprio dovere verso la storia. Ed è quello che ci accingiamo a fare da questa parte della Camera nel votare «no» contro questa pessima legge.



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS ddl sicurezza

14/05/2009 12:14

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


  • dalla home page

  • correlati

  • tags

Sicurezza, via libera alla linea dura

La Camera approva la fiducia sui tre maxiemendamenti al ddl sicurezza. Pugno duro contro gli immigrati irregolari. Pd: le ronde sono “una mostruosità giuridica”. La Cei contro il governo: va nella “direzione contraria” all’integrazione

Il baratto di Formigoni

articolo di claudio gandolfi

L'arte è libera espressione.

fotonotizia di MefPinuccio

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it