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Pubblico impiego

Brunetta cancella i contratti, decide la legge

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Il Consiglio dei ministri approva il decreto delegato che porta il nome del titolare del dicastero di palazzo Vidoni. Le critiche della Cgil ribadite da Michele Gentile: “Il ddl pone dei limiti alla contrattazione. E non c'è stato alcun confronto”

di Paolo Andruccioli

Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del titolare della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge n.15 del 2009 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Il provvedimento verrà trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere. “L’approvazione dello schema di decreto delegato di attuazione della legge Brunetta da parte del Consiglio dei ministri è avvenuta in assenza di qualsiasi confronto con le organizzazioni Sindacali”, denuncia il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil, Michele Gentile.



Il governo Berlusconi cancella la contrattazione nel pubblico impiego. Con l’applicazione della “riforma” Brunetta (dal nome dell’ormai famoso ministro) le funzioni contrattuali potrebbero infatti essere riassunte e inglobate completamente dalle nuove norme. Sarà la legge a sostituire la normale e fisiologica contrattazione tra le parti.

Dopo l’approvazione di Palazzo Chigi la palla passa alla Conferenza Stato Regioni, per poi tornare in Parlamento per il varo definitivo. È iniziato così il conto alla rovescia. La Cgil conferma il suo giudizio totalmente negativo e ci tiene a ricordare – come ci spiega Michele Gentile, coordinatore confederale del pubblico impiego – che “non vi è stato alcun confronto con le Organizzazioni Sindacali, né con il complesso sistema delle Pubbliche Amministrazioni ad iniziare dalle regioni e dagli Enti Locali”. D’altra parte il buongiorno si vede sempre dal mattino.

Ma vediamo i punti più controversi del nuovo testo, che – sempre secondo Gentile – è perfino peggiorativo della legge stessa. Anche il decreto delegato rappresenta nella sostanza e nei contenuti la scomparsa della contrattazione nei settori pubblici, con la connessa violazione di quel parziale e confuso richiamo allo stesso contenuto nella legge laddove si affermava che “è riservata alla contrattazione collettiva la determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti il rapporto di lavoro”.

Vengono posti dei limiti molto precisi alla contrattazione: sarà infatti la legge ad attribuire e a definire le voci, le quantità, i destinatari della retribuzione accessoria per produttività, eccellenza, innovazione; a definire le modalità della “carriera” e della progressione verticale; a definire gli effetti delle procedure di valutazione. Sarà sempre la legge e non più la contrattazione a definire le modalità della valutazione e a definire che, anche in assenza del rinnovo dei contratti di lavoro, si possono corrispondere “le somme stanziate dalla legge finanziaria, salvo conguaglio all’atto della successiva stipula dei contratti collettivi”.

La contrattazione viene superata anche in tema di inquadramento che non può prevedere meno di 3 aree funzionali, mentre è sempre la legge ad affermare che, laddove non si raggiungesse l’accordo, le amministrazioni agiscono comunque sulle stesse materie. Possiamo parlare di un sindacalismo a prescindere, anche perché tra le altre cose nel nuovo assetto contrattuale scomparirà quella previsione che dava certezza alla effettività temporale dei contratti collettivi (40 giorni dalla sottoscrizione), certezza che era stata ottenuta dopo molto mobilitazioni durante il governo Prodi.

Un altro punto molto delicato riguarda la derogabilità. Nella legge Brunetta e nel decreto delegato si generalizza la derogabilità dei contratti da parte delle leggi nazionali, regionali e degli statuti comunali e provinciali. Il modello proposto da Brunetta è basato su una fortissima centralizzazione nonché su un evidente ridimensionamento del ruolo delle regioni e delle autonomie locali. Secondo Gentile,“siamo in presenza di un chiaro attacco all’autonomia del sistema delle regioni e delle autonomie locali, non coinvolte, nel processo di definizione della strumentazione contrattuale, compreso il ruolo nell’Aran e il potere di nomina della cosiddetta Autorità (di nuova costituzione e non prevista dalla legge 15) per la valutazione, proprio mentre nel disegno di legge sul federalismo fiscale si reclama una rafforzata autonomia delle istituzioni regionali e locali e dei servizi direttamente collegati come il Servizio sanitario nazionale”.

Quello che viene a galla è anche un sistema di valutazione e controllo del lavoro pubblico che somiglia di più a un colabrodo piuttosto che a un sistema efficiente e moderno. Balza agli occhi il carattere improprio della cosiddetta “Autorità indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche”. Secondo la Cgil la nuova Autorithy ha carattere improprio perché è fuori delega; opera in collaborazione con la Ragioneria generale dello stato e la Presidenza del Consiglio; il rapporto di lavoro dei Commissari non è esclusivo; dovrebbe agire su tutte le amministrazioni centrali e locali, mentre il potere di nomina è esclusivo da parte del Governo centrale. L’Autorità potrebbe essere “propria” solo per quanto riguarda i compensi dei quali nel testo vengono rinviati ad una sede successiva i parametri, i vincoli e gli importi; lo stanziamento di 8 milioni di euro, previsto dalla legge 15, non porta a ritenere che i tetti retributivi parziali oggi vigenti saranno rispettati. I suoi compiti sono confusi e si sovrappongono sia a quelli dell’”Organismo indipendente di valutazione della performance”, ridotto a una specie di cimitero degli elefanti o ghetto per i soggetti sottoposti a spoils system, sia alla stessa dirigenza che diviene sempre più una carriera (qualifica) e soprattutto il vero bersaglio che la politica pone in mezzo tra sé stessa, e la funzionalità delle amministrazioni. Siamo al paradosso che la stessa valutazione potrebbe avvenire sia da parte dell’Autorità, sia da parte dell’Organismo, sia da parte della dirigenza. Anzi proprio questa ultima viene alla fine spogliata di qualsiasi potere valutativi. Dallo stesso organismo dipendono poi la fattibilità dei percorsi professionali e degli avanzamenti di carriera. In sostanza le norme Brunetta (legge e decreto delegato) non sono altro che la traduzione legislativa della campagna politica contro il lavoro pubblico e contro la contrattazione.

Tutto ciò non si tradurrà nel miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione, ma è molto più probabile che si traduca nel suo esatto contrario. “Questa campagna e queste norme – spiega Gentile – sono destinate a peggiorare la qualità delle amministrazioni pubbliche perché si tratta di norme rigide calate dall’alto e tendenti a stabilire il pieno predominio della politica sul lavoro pubblico. Di fronte a questo attacco a fondo, alla negazione della contrattazione e dei diritti delle persone è necessaria una risposta unitaria che tocchi anche gli evidenti aspetti di rilievo costituzionale, legati all’eccesso di delega”.



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08/05/2009 16:59

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Lavoro nella scuola statale.
Purtroppo, un'amara constatazione: la contrattazione integrativa d'istituto rappresenta la waterloo del sindacato in una scuola agonizzante e libanizzata!
Il sindacato ha dato prova di essere peggio dell'amministrazione e solo per una questione di consenso elettorale (elezioni rsu).
In poche parole, la sinistra (degli ultimi anni) ha spianato la strada alle destre mentre il sindacato al Brunetta.
Grazie!
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Ora che CISL e UIL hanno lasciato mano libera a questo Governo,sarebbe interessante sentire cosa hanno da dire Bonanni e Angeletti, i quali hanno preso l'ennesima fregatura da questo Governo.
Ora sarà la CGIL che dovrà recuperarli dal baratro in cui sono caduti.
Una cosa sensata da parte di Bonanni e Angeletti sarebbe quella di ritirare le firme sui provvedimenti che con tanta fiducia e superficialità hanno firmato con il Governo Berlusconi. Ma sarebbe come dire la CGIl aveva ragione.

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