"Domani il ministro Brunetta comunicherà al Cnel i risultati del monitoraggio sul precariato nella Pubblica Amministrazione.
Vogliamo ricordare a tutti gli organi di informazione che l'indagine è stata effettuata solo su alcune amministrazioni ed è quindi molto parziale". Lo ricorda in una nota il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo.
Per l’università, spiega, "il monitoraggio è assolutamente incompleto per ammissione dello stesso ministero. Hanno risposto 25 atenei su 65 e dai dati comunicati risulta che sarebbero poco più di 500 gli aventi diritto alla stabilizzazione. Prima Bugia. I dati sugli aventi diritto alla stabilizzazione nelle università non coincidono con quelli della ragioneria generale dello stato. Al netto delle assunzioni già effettuate sono infatti il triplo quelli comunicati dal ministro".
Sempre il titolare del dicastero, ricorda, afferma che se venisse approvata la norma da lui proposta le stabilizzazioni si farebbero attraverso i concorsi. E' "un'altra bugia", secondo il sindacato, dato che come conseguenza dei tagli pesantissimi al fondo ordinario di finanziamento previsti dalla legge 133, nella stragrande maggioranza degli atenei non si può assumere nessuno per mancanza di risorse.
L'unica speranza per i precari, a suo giudizio, rimane la proroga dei loro contratti, prevista dalla attuale normativa, ma anche quella s’intende abrogare. "Ricordiamo inoltre - prosegue - che nelle università la maggior parte dei precari sono i ricercatori per i quali non esiste il diritto alla stabilizzazione. La speranza di un lavoro stabile risiede unicamente nella possibilità di partecipare a concorsi pubblici che nei fatti sono stati bloccati dalla Gelmini in attesa del nuovo sistema di reclutamento".
Per gli enti pubblici di ricerca, invece, dal monitoraggio risulterebbe che oltre ai circa 2.100 lavoratori con diritto alla stabilizzazione esistono altre migliaia di precari che portano avanti le attività ordinarie. Per il dipartimento della funzione pubblica questi precari sarebbero circa 7.000 e peraltro si tratta di un dato incompleto. "Un numero enorme - commenta Pantaleo - se paragonato al totale dei dipendenti degli enti pubblici di ricerca che sono poco più di 17.000 e continuano a diminuire in forza dei pensionamenti".
In questo settore, se venisse approvata la norma Brunetta, avverte, salterebbero le stabilizzazioni e verrebbero licenziati i precari di importanti istituti. L'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) non potrà stabilizzare nessuno dei suoi 400 precari perché la dotazione organica corrisponde solo al numero degli attuali dipendenti a tempo indeterminato, stessa sorte per l’istituto nazionale di fisica nucleare.
"Brunetta anziché eliminare tutti quei vincoli che bloccano i processi di stabilizzazione, a partire dai tagli alle risorse per le Università e dall’allargamento delle piante organiche per gli istituti di ricerca - conclude -, cerca di scaricare tutte le responsabilità sul precedente governo". Il titolare della Funzione pubblica, dunque, "vuole licenziare migliaia di lavoratori senza giusta causa".