Molti imprenditori sardi hanno investito, ristrutturato e preso in gestione nuovi locali, tutto per le gigantesche aspettative legate allo sviluppo turistico e alla ricadute del summit. Dopo l’annuncio di Berlusconi tutto potrebbe bloccarsi
“Eh no, non l’abbiamo presa bene”. Giovanni Gala ha lo sguardo puntato sugli operai che, a trecento metri dalla veranda del ristorante Tahiti, lavorano sulle imponenti opere pianificate dalla Protezione civile. Un po’ più lontano, a sinistra, si scorge la sagoma del museo di Garibaldi, e il mare di Caprera. Ci si fa l’idea di quanto potrebbe sporcarsi quell’immagine di azzurro e natura se, adesso che il G8 non si farà più alla Maddalena, i cantieri edili restassero permanenti e le opere incomplete. Giovanni e la moglie Betty hanno deciso di riprendersi la gestione del Tahiti da giugno 2008, dopo una pausa di ventitré anni: “Abbiamo pensato che il G8 avrebbe portato turismo e lavoro”. Interpretano un sentimento diffuso in Sardegna, malumore misto a indignazione. E rabbia, perché molti imprenditori sardi hanno investito, ristrutturato e preso in gestione nuovi locali, tutto per le gigantesche aspettative legate allo sviluppo turistico e alla ricadute del summit.
Per capire la delusione bisogna scavare indietro nel tempo. Più di cent’anni di servitù militari, gli ultimi venti a dibattere su una riconversione plausibile. Poi la soluzione, straordinaria come solo il G8 poteva garantire. E in un giorno, giovedì 23 aprile, la notizia che ha spazzato via ogni certezza. Ciò che resta lo si vede da una zona che i maddalenini chiamano Vaticano: l’area dell’ex arsenale della Marina è un immenso cantiere aperto su cui adesso incombe l’incubo dell’incompiuta. Per non dire dell’incertezza su chi gestirà il turismo maddalenino a cinque stelle adesso che la Mita resort Srl, aggiudicatrice della gara con strascico di polemiche e ricorsi al Tar, si è vista dimezzare i contributi pubblici e ha annunciato che potrebbe anche mollare tutto. Gli operai continuano a lavorare ma senza una prospettiva certa perché i tempi fissati dalla Protezione civile oggi non hanno più ragione e tutto potrebbe bloccarsi da un momento all’altro.
“I primi a rischiare sono stati i vigilantes dei cantieri” spiega Tonino Cansella, sindacalista di Tempio in trasferta alla Maddalena da un anno per tutelare i 1200 lavoratori impegnati nelle opere. L’ipotesi di tagliare dodici sorveglianti è rientrata per intervento del sindacato: tutti al lavoro sino al 16 giugno ma con una decurtazione di orari e stipendio. Gli albergatori della zona fra Olbia, Palau e La Maddalena avevano riservato le camere bloccando prenotazioni anche per un mese: “Stiamo richiamando i nostri clienti – fa sapere preoccupata Rosi Maddalena, direttrice dell’hotel Excelsior sul lungomare di fronte all’isola di Santo Stefano –. Certo non offriamo una bella immagine perché a loro avevamo negato ospitalità in virtù di un interesse diverso, quello della gigantesca macchina del G8 che avrebbe movimentato 26mila persone”.
Adesso gli hotel si sono consorziati e chiedono a Guido Bertolaso di ricambiare la disponibilità ricevuta e aiutarli a riempire le camere. Si è formato anche un comitato di lotta cittadino che promette di dare battaglia fino a quando il governo non rispetterà gli impegni, compresa la costruzione della strada Sassari-Olbia che faceva parte delle opere previste ma i cui fondi sono stati sottratti alla Sardegna ancora prima dello spostamento del G8. Se ne parla in un bar del centro, dove le voci si sovrappongono e lo sconcerto dei primi giorni cede il passo all’inevitabile calcolo dei danni: c’è chi racconta di un gioielliere dell’isola che ha acquistato preziosi per migliaia di euro pensando al via vai di capi di Stato e consorti e ricche delegazioni al seguito.
Nell’elenco delle occasioni sfumate ci sono le commesse annullate ai danni delle imprese artigiane scelte per gli arredi che portano la firma di Antonio Marras. Anche lui deluso dalla scelta di spostare il G8: “Volevo mostrare a tutto il mondo le eccellenze della nostra isola ma chi gestirà l’arsenale potrebbe decidere di non portare avanti opere che sono molto più costose di un pavimento di ceramica”. Per la hall dell’hotel che avrebbe ospitato il presidente degli Stati Uniti Obama e la moglie Michelle, lo stilista algherese si è ispirato alla basilica di Saccargia, in stile romanico pisano: un’azienda di Borore stava fabbricando lastre di basalto nero decorate con i disegni di vecchie bisacce, a Orosei stesso lavoro con il marmo bianco. Poi ci sarebbero stati i tappeti “a pibiones” di Samugheo, quelli a stuoia di Villamassargia, le campane lavorate dalla famiglia Floris di Tonara, la camera da pranzo in stile sardo degli artigiani di Ortacesus. Una gigantesca vetrina infranta in un solo giorno insieme alle ricadute che il summit avrebbe portato all’economia isolana. La scelta di Berlusconi si trascina dietro un dibattito annoso, quasi una ferita aperta dopo le tante promesse non mantenute dal governo all’indomani della vittoria del centro destra alle ultime elezioni regionali. Il dibattito ruota intorno al concetto di autonomia della Sardegna.Tema caro all’ex presidente Renato Soru, protagonista insieme a Prodi della scelta del G8 alla Maddalena e unico ad aver rimarcato con indignazione il sopruso citando l’articolo 47 dello Statuto: quando si trattano questioni che riguardano in particolare la Sardegna il presidente della Regione interviene alle sedute del consiglio dei ministri. Invece la decisione dello spostamento del summit all’Aquila è piombata nell’isola a mezzo stampa. Il governatore Cappellacci ha incassato notizia e scuse verbali del presidente del consiglio con lo stesso fair play. No, all’articolo 47 non si è appellato.
Lo scippo delle risorse
La cassaforte da cui la Sardegna avrebbe attinto gran parte delle risorse da investire per il G8 è il Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas). Quando la Maddalena fu scelta come sede del summit, per la straordinarietà dell’evento e la conseguente necessità di portare a compimento le opere entro giugno 2009, la Regione ottenne la programmazione di interventi per 525 milioni di euro esigibili subito. Per quanto riguarda le risorse direttamente provenienti dal governo nazionale, “abbiamo ricevuto cento milioni di euro ai tempi di Prodi” spiega Carlo Mannoni, ex assessore regionale ai Lavori pubblici. Poi la Sardegna avrebbe dovuto incassare altri 111 milioni di euro (destinati ai cosiddetti attrattori turistici) “ma il governo Berlusconi li ha azzerati con un decreto che ha cancellato anche i fondi Fas già programmati”. Secondo l’assessore della giunta Soru, a fronte di un investimento programmato di 830 milioni di euro, alla Maddalena ne sono arrivati in tutto 333, cento dal governo Prodi, gli altri 233 da fondi regionali e Fas. E il governo Berlusconi? “Ha solo sottratto risorse”. In virtù di questo non apparirebbe giustificata l’affermazione del presidente del consiglio secondo cui spostare il G8 all’Aquila comporterebbe un risparmio.
La Sassari-Olbia non è un’opera pensata in vista del G8 ma già progettata dalla Regione nel quadro strategico nazionale 2007-2013 e poi rientrata nell’eccezionalità dell’evento G8. Ecco perché, oltre allo sconcerto e all’indignazione per l’assurda decisione di spostare il summit, il segretario generale della Cgil sarda Enzo Costa sottolinea che “lo scippo delle risorse è iniziato molto prima: da mesi la presidenza del consiglio ha infatti avocato a sé l’utilizzo di quei fondi, cancellando prima di tutto un’opera indispensabile come la Sassari-Olbia, punto nevralgico per i collegamenti del Nord Sardegna”. Tra le infrastrutture previste e non realizzate ci sono anche l’allungamento della pista e la viabilità per entrare all’aeroporto di Olbia, così come il sistema stradale intorno ad Arzachena, una nuova stazione delle ferrovie a Olbia e i lavori sul molo di levante a Porto Torres. Sin qui le opere collaterali. Per il restyling della Maddalena invece, il progetto comprende, oltre alle bonifiche dell’area militare (portate a termine), la sistemazione del centro storico e del porticciolo turistico (non ancora compiute), tre alberghi, un media center e un nuovo sistema portuale con banchine attrezzate per 1300 posti barca (appena iniziato).