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La settimana parlamentare

Il pacchetto sicurezza alla stretta finale

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Dopo l'esame in Commissione il testo del disegno di legge approda in Aula alla Camera. Il ministro Brunetta riferisce sulla situazione dei precari nel pubblico impiego. L’audizione del titolare del Welfare Sacconi sul fenomeno degli infortuni sul lavoro

di Valerio Strinati

Il disegno di legge sulla sicurezza in discussione presso la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati

Nelle sedute di martedì 28 e mercoledì 29 aprile è ripreso l’esame in sede consultiva, per il parere alle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia, del disegno di legge n. 2180, del governo, in materia di sicurezza pubblica, già approvato dal Senato. La Commissione ha proseguito la discussione generale, alla quale hanno preso parte, per il gruppo del Partito democratico, i deputati Gnecchi, Gatti, Bobba, Berretta, Mattesini, Santagata, i quali, pur condividendo lo spirito di alcune disposizioni contenute nel provvedimento, improntate al ripristino delle regole della convivenza civile e al contrasto di fenomeni malavitosi di particolare gravità, hanno in primo luogo stigmatizzato la riproposizione, all’articolo 52, di norme in materia di concorso delle associazioni volontarie al presidio del territorio, già espunte da un precedente decreto-legge adottato dal governo sulla stessa materia.
Altrettanto severamente viene giudicata la parte del provvedimento dedicata all’immigrazione, ritenuta demagogica ed inefficace, soprattutto in quanto una materia estremamente complessa viene affrontata esclusivamente dal punto di vista dell’ordine pubblico, senza intraprendere, come sarebbe invece opportuno, politiche attive di inclusione sociale, fondate sul rispetto del «diverso» e sul riconoscimento dei diritti fondamentali a tutti coloro che fanno parte della società, ai fini di una pacifica coesistenza tra diverse forme culturali. Il governo, secondo i deputati del Pd, agisce per limitare l’ingresso nel territorio di lavoratori extracomunitari, introducendo norme che aumentano il costo del permesso di soggiorno o prevedono il possesso di requisiti sempre più stringenti per l’instaurazione dei rapporti di lavoro, mostrando così di ignorare la richiesta di manodopera straniera da parte di molti imprenditori italiani.

Le critiche si sono incentrate, in particolare, per l’articolo 45, comma 1, sulla lettera a), che rende più restrittive le condizioni per l’ingresso dello straniero in Italia, e sulla lettera b), che sembra prevedere a carico dell’immigrato un onere aggiuntivo, dal momento che, per la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno, si prevede il versamento di un contributo da fissarsi con decreto del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro dell’interno, tra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro: non vi sono, infatti, ragioni testuali dalle quali possa desumersi - come invece sostenuto dal relatore - che tale contributo possa essere considerato sostitutivo rispetto ai circa 72 euro di costo attuale del permesso.

I deputati del Pd ritengono inoltre inaccettabile la disposizione contenuta nella lettera f) del medesimo comma 1 dell’articolo 45, che sembra mettere in discussione diritti fondamentali quale quello alla nascita e alla maternità, aprendo, di fatto, scenari inquietanti circa il futuro dei figli partoriti da donne non in possesso del permesso di soggiorno; altrettanto intollerabile appare, al comma 1, lettera h), dello stesso articolo, l’introduzione nell’ordinamento di forme di discriminazione legate all’uso della lingua, poiché il rilascio del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo verrebbe subordinato al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana, le cui modalità di svolgimento sono determinate con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’istruzione, università e ricerca.

Infine, pur prendendo atto positivamente della modifica apportata presso le Commissioni di merito in relazione al comma 1, lettera t), del più volte citato articolo 45, che prevedeva il venir meno del divieto posto a carico del personale sanitario di segnalare l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero irregolare, i deputati del Pd hanno fatto presente che tale disposizione - nonostante sia stata espunta dal testo - ha ormai prodotto un pericoloso «effetto annuncio», determinando una sensibile diminuzione degli accessi alle strutture pubbliche da parte degli immigrati, con evidenti ripercussioni negative per la salute pubblica e per la convivenza civile tra i cittadini.

Altri rilievi critici sono stati mossi all’articolo 3, lesivo - a giudizio dei deputati del Pd - dei diritti dell’uomo, anche per la parte in cui non è in grado neanche di assicurare idonei meccanismi di tutela per la permanenza dei minori nei centri di identificazione; e all’articolo 42, che modifica la legge n. 1228 del 1954, in materia di iscrizione anagrafica ed abitabilità degli immobili, suscettibile di essere interpretato restrittivamente nei confronti degli immigrati. Nel complesso, tutti gli intervenuti hanno espresso un giudizio totalmente negativo sul provvedimento in esame, con riferimento non soltanto alle parti dell’articolato di più specifica competenza della XI Commissione, ma più in generale al complesso del testo trasmesso dalle Commissioni di merito.

Secondo l’on. Cazzola (Pdl) l’immigrazione è un’importante risorsa, da valorizzare, dato che il venir meno dei flussi migratori determinerebbe, nei Paesi dell’Unione europea più sviluppati, una sensibile diminuzione della popolazione e un suo sostanziale invecchiamento. In Italia, secondo autorevoli osservatori, l’apporto lavorativo degli immigrati stranieri in Italia nell’anno 2006 è stato pari al 9,2 per cento del PIL, fornendo un contributo di rilievo nel campo dei servizi alla persona e nell’industria, specie nel settore edilizio, agricolo e turistico, che ha prodotto, inoltre, un incremento delle entrate contributive e fiscali. Il governo di centrodestra – ha aggiunto l’on. Cazzola – ha intrapreso una politica pragmatica, che ha colto gli aspetti positivi del tale fenomeno, sanzionandone, al contempo, le degenerazioni connesse a comportamenti che si pongono in contrasto con l’ordinamento dello Stato ospitante e rifuggendo da qualsiasi tentazione autoritaria dal contenuto discriminatorio: per tali ragioni, tutti i gruppi dovrebbero valutare con attenzione le dimensioni della questione, in modo da individuare soluzioni equilibrate e suscettibili di produrre risultati positivi per il Paese.

Nel dare conto delle modifiche apportate al provvedimento nel corso dell’esame in sede referente, il relatore Fedriga (Lnp), dopo avere criticato la posizione dei gruppi politici dell’opposizione, a suo avviso pregiudizialmente contraria alle proposte della maggioranza, ha affermato che l’articolo 42, nel prevedere un’attenta valutazione delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, anche ai fini del ricongiungimento familiare richiesto dall’immigrato, risponde a logiche di puro buon senso, connesse a non eludibili esigenze di tutela della salute pubblica, mentre le disposizioni contenute nelle lettere h) e t) del comma 1 dell’articolo 45 risultano pienamente in linea con gli orientamenti affermatisi nei Paesi dell’Unione europea più sviluppati (come la Germania, nella quale è previsto un test di lingua analogo a quello previsto dal presente provvedimento), nell’ambito dei quali, peraltro, non si dispone alcun divieto a carico del personale sanitario di segnalare alle autorità gli immigrati irregolari. Altrettanto infondate risultano, secondo il relatore, le critiche espresse dagli esponenti dei gruppi di opposizione al comma 1, lettera f), del medesimo articolo, mentre le norme in materia di permanenza dei clandestini nei centri di identificazione ed espulsione sono perfettamente in linea con la normativa comunitaria e risultano indispensabili ai fini del mantenimento dell’ordine pubblico e del rispetto delle ordinarie regole di convivenza civile. In conclusione, facendo seguito a quanto già preannunciato nella seduta introduttiva dell’esame del provvedimento in titolo, il relatore ha proposto di esprimere parere favorevole sul testo risultante dagli emendamenti approvati dalle Commissioni di merito.

Dopo che l’on. Paladin (Idv) ha annunciato il voto contrario del suo gruppo alla proposta di parere favorevole formulata dal relatore, stigmatizzando l’atteggiamento della maggioranza sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, improntato ad un demagogico rifiuto della diversità che porta a ricondurre la problematica della convivenza tra le diverse culture a una mera questioni di ordine pubblico, la Commissione ha approvato la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.
Nella seduta di martedì 28 aprile la Commissione ha ascoltato il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Brunetta, che ha riferito sugli esiti della recente rilevazione dei contratti di lavoro flessibile nella pubblica amministrazione. Sono intervenuti, per porre quesiti e formulare osservazioni, i deputati Paladini (Idv), Miglioli (Pd), Cazzola (Pdl), Delfino (Udc), Fedriga (Lnp) e Damiano (Pd), ai quali il Ministro ha risposto, fornendo ulteriori precisazioni.

Nella seduta di mercoledì 29 aprile sono state svolte le seguenti interrogazioni a risposta immediata: 5-01353 Delfino e 5-01354 Damiano: Crisi occupazionale degli stabilimenti Saint Gobain; 5-01352 Antonino Foti: Revisione dell’articolo 71 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Sono state svolte altresì le seguenti interrogazioni: 5-00930 Cazzola: Situazione del personale della IGEI SpA; 5-01256 Gatti: Crisi occupazionale degli stabilimenti Continental nell’area di Pisa.


Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

È proseguita nella seduta di martedì 28 aprile della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato, l’indagine conoscitiva sul livello dei redditi di lavoro e sulla redistribuzione della ricchezza in Italia nel periodo 1993-2008, con l’audizione di una delegazione dell’Istat.

Il presidente dell’Istituto, professor Biggieri, ha fornito un quadro analitico delle fonti informative disponibili sui redditi da lavoro e sulla distribuzione della ricchezza, si è soffermato sulle tendenze del mercato del lavoro dal 1993 ad oggi, con riferimento anche ad alcune statistiche di genere e, rispondendo ad un quesito del presidente Giuliano, ha confermato l’esistenza di forti differenze di genere, legate al maggior peso familiare sostenuto dalle donne e dalla carenza di servizi sociali, con forti differenze tra Nord e Sud del Paese.

La dottoressa Sabbadini, direttore centrale per le indagini su condizioni e qualità della vita, ha precisato che, a fronte di una notevole crescita dell’occupazione femminile, prevalentemente concentrata nell’area Centro-nord, si assiste ad un incremento nel Sud della popolazione femminile inattiva, con una controtendenza registrata nell’ultimo anno. Dopo un ulteriore breve intervento del professor Biggieri, la dottoressa Sabbadini ha fornito alcune ulteriori precisazioni in relazione ad un quesito posto dal senatore Nerozzi (Pd) con riferimento specifico alla distribuzione geografica per regione dell’incremento dell’occupazione femminile. Il professor Biggieri e la dottoressa Baldassarini, dirigente della direzione centrale della contabilità nazionale, hanno quindi fornito alcuni dati al senatore Treu (Pd), riservandosi di fornirne di più circostanziati, in risposta ad un quesito sui differenziali retributivi per genere e per aree del Paese.

La Commissione ha altresì proseguito nella seduta di mercoledì 29 aprile l’indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari, con l’audizione del presidente della Covip, dottor Finocchiaro che ha preliminarmente rilevato come le riforme succedutesi nell’arco degli ultimi 15 anni abbiano dato luogo ad una previdenza complementare con un assetto solido, ma quantitativamente insufficiente, in termini di adesioni e di patrimonio accumulato, rispetto alle necessità del Paese. Il rilancio dei fondi pensione richiede quindi non interventi strutturali, ma adattamenti, mirati soprattutto a favorire l’adesione di categorie di lavoratori finora largamente escluse: lavoratori giovani, autonomi, atipici, delle piccole imprese, del pubblico impiego. Nel rilevare la parzialità dei risultati finora conseguiti, il dottor Finocchiaro si è detto convinto che con la ripresa economica i fondi pensione sono destinati a rafforzarsi come elemento essenziale di un sistema previdenziale equilibrato, e a tal fine ha segnalato l’esigenza di una concentrazione della struttura dell’offerta e di una trasparenza delle relazioni, a tutela sia del singolo aderente che della stabilità del sistema, nonché di un ammodernamento della disciplina degli investimenti dei fondi, che risale al 1996, e nella quale riterrebbe utile introdurre elementi di flessibilità atti a favorire una maggiore efficacia gestionale, con particolare riguardo all’adozione di diverse metodologie di monitoraggio del rischio; ha altresì osservato che la portabilità del contributo datoriale al di fuori dei fondi negoziali e di quelli aperti ad adesione collettiva è materia che investe la contrattazione collettiva e il ruolo delle parti sociali; accordi che identificassero le condizioni alle quali subordinare la portabilità potrebbero favorire la diffusione della previdenza complementare, ampliando le scelte dei lavoratori e stimolando una concorrenza virtuosa tra i diversi fondi. Compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, sarebbe poi opportuno estendere al pubblico impiego gli istituti della previdenza complementare, nonché dare impulso alle iniziative previdenziali dedicate al settore.



Il ministro per la Pubblica amministrazione riferisce al Senato sulla situazione del precariato nella pubblica amministrazione


Nell’ambito dell’esame in sede referente, presso le Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, previdenza sociale, del disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica n. 1167, recante delega al governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali, già approvato dalla Camera dei deputati, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Brunetta ha riferito sull’attività di monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni, precisando che l’operazione di censimento del lavoro flessibile rappresenta uno strumento essenziale per individuare adeguati percorsi di regolarizzazione della normativa in materia e per porre conseguentemente termine alle situazioni di incertezza che gravano sui rapporti di lavoro pubblico a contratto. (Si ricorda che il disegno di legge n. 1167 sopprime le disposizioni contenute nelle leggi finanziarie 2007 e 2008, relative ala stabilizzazione dei lavoratori precari nel pubblico impiego).

Nella prospettiva di procedere in tempi adeguati ad un razionale procedimento di stabilizzazione, il ministro ha precisato che l’indagine compiuta è stata particolarmente complessa, poiché negli ultimi tre anni non è stato effettuato alcun tipo di monitoraggio del fenomeno. Le amministrazioni che hanno comunicato i propri dati – richiesti tramite un questionario spedito per via telematica - rappresentano in termini di popolazione di riferimento oltre il 90 per cento per Regioni, aziende sanitarie, Comuni capoluogo, nonché per tutti i maggiori enti di ricerca. La rilevazione ha interessato oltre il 90 per cento del personale in possesso dei requisiti per la regolarizzazione.

Nella grande maggioranza dei casi – ha quindi affermato il Ministro - , le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno risorse economiche adeguate e posti in pianta organica sufficienti per procedere alla regolarizzazione, Tali amministrazioni hanno dichiarato un interesse elevato, seppur non totale, all’assunzione di quanti sono in possesso dei requisiti.

Nel complesso, i dati raccolti confermano una tendenziale maggiore rilevanza del fenomeno nelle regioni del Sud: in particolare, il dato della Sicilia si presenta particolarmente anomalo, dal momento che i lavoratori siciliani rappresentano da soli oltre il 54 per cento del personale che viene dichiarato regolarizzabile, a fronte di una disponibilità in dotazione organica di molto inferiore. Peraltro, i dati delle amministrazioni siciliane sono stati elaborati separatamente da quelli complessivi, per ragioni connesse ai diversi requisiti previsti da specifiche leggi regionali. Inoltre, escludendo il settore della scuola, che non è stato preso in esame dalla ricerca, la maggioranza del personale in possesso dei requisiti opera presso i Comuni e, in misura di poco inferiore, presso le aziende sanitarie.

Il senatore Nerozzi (Pd), premesso di essere in possesso di dati che forniscono indicazioni molto diverse rispetto a quelle comunicate dal Ministro, ha sottolineato la necessità di attendere quelli che a breve verranno resi pubblici dalla Ragioneria generale dello Stato.

Dopo che il presidente Giuliano ha dato conto di ulteriori emendamenti presentati ai relatori, e riaperto conseguentemente il termine per la presentazione di sub emendamenti, spostato a martedì 5 maggio alle ore 16, il seguito dell’esame è stato rinviato.



Conclusa l’audizione del ministro Sacconi presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro

Nella seduta di martedì 28 aprile è proseguita, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, l’audizione del ministro Sacconi sullo schema di decreto legislativo recante modificazioni ed integrazioni al decreto legislativo n. 81 del 2008, recentemente approvato dal governo e al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Si rammenta, a tale proposito, che la Conferenza delle Regioni, il giorno successivo all’audizione, ha espresso un parere contrario sullo schema stesso.

Dopo una introduzione del presidente Tofani, che ha ricordato come, grazie alla presenza del Ministro, sia stato possibile, senza interferire con il prescritto iter di esame dello schema di decreto e con le competenze delle Commissioni di merito, disporre in una sede parlamentare di una prima, importante informativa su un argomento di estrema attualità e complessità, il senatore Nerozzi (Pd) ha chiesto conferma di alcuni indiscrezioni secondo le quali, in un incontro informale svoltosi con la Conferenza Stato-Regioni in merito al citato schema di decreto, il Ministro avrebbe segnalato il carattere non modificabile degli articoli 2-bis e 15-bis che lo schema stesso prevede di inserire nel decreto legislativo n. 81 del 2008.

Il ministro Sacconi ha precisato che la sua dichiarazione dinanzi alla Conferenza Stato-Regioni riguardava unicamente l’articolo 15-bis, rispetto al quale ha voluto segnalare che, trattandosi di una disposizione riguardante la responsabilità penale del datore di lavoro, tratta una materia che rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato e non può quindi essere oggetto di trattativa con le Regioni. Peraltro, ribadendo quanto già affermato in più occasioni, ha confermato che la suddetta norma sarà oggetto di una nuova formulazione, volta a meglio precisarne il senso e ad escludere i possibili equivoci interpretativi segnalati da più parti.

Il senatore Nerozzi (Pd) nell’accogliere con soddisfazione la precisazione del Ministro sull’articolo 15-bis, ha sottolineato il ruolo positivo svolto dall’opposizione nel ripensamento del governo ed ha ribadito le perplessità in merito all’articolo 2-bis, con il quale si prevede che gli enti bilaterali e le università possano rilasciare certificazioni sui modelli organizzativi e gestionali adottati dalle imprese, certificazioni che costituirebbero presunzione di conformità alle prescrizioni in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo il senatore Nerozzi, tale attribuzione per gli enti bilaterali è impropria, sia per le dimostrate difficoltà di funzionamento degli enti stessi in contesti dove vi sia una forte dialettica tra le parti sociali, sia perché il compito di verifica e di controllo sul rispetto delle norme dovrebbe essere affidato ad enti terzi.

Il ministro Sacconi ha quindi ribadito che lo schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri non comporta assolutamente innovazioni o stravolgimenti del quadro normativo vigente, tracciato dalla legge n. 123 del 2007 e dal relativo decreto legislativo n. 81 del 2008, ed è coerente con la legge di delega stessa, secondo la quale eventuali decreti integrativi e correttivi possono essere emanati solo nel rispetto dei principi e criteri direttivi di delega e del divieto di abbassamento dei livelli di tutela dei diritti e delle prerogative dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Lo schema di decreto correttivo rispetta espressamente tali vincoli e si limita a introdurre una serie di indispensabili correzioni a taluni errori e criticità rilevate nel decreto legislativo n. 81.

Con riferimento alle osservazioni svolte nella precedente seduta, in replica alla senatrice Donaggio, il Ministro ha negato che lo schema introduca un’attenuazione degli obblighi a carico dei soggetti responsabili di tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro, che conservano tutti quanti, compreso il datore di lavoro, gli obblighi e le responsabilità previsti dalle norme vigenti, in particolare per quanto concerne la valutazione dei rischi all’interno del luogo di lavoro e l’adozione delle misure atte a ridurli. Per quanto riguarda le preoccupazioni della senatrice Donaggio circa la cancellazione dell’ipotesi di sospensione dell’attività come sanzione per le violazioni in materia di riposi e di orari di lavoro, ha sottolineato che le norme e le sanzioni relative restano quelle previste dal decreto legislativo n. 66 del 2003 e che lo schema di decreto correttivo intende solo sostituire la sanzione della chiusura dell’attività, di difficile applicazione, con l’imposizione all’impresa di misure di riorganizzazione dell’attività, in modo da consentire il rispetto della normativa sugli orari di lavoro.
Il Ministro ha quindi affermato di ritenere infondate le critiche circa una presunta generale riduzione delle sanzioni pecuniarie per la violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, che sono state anzi adeguate all’accresciuto livello del costo della vita, così come sono rimaste immutate le sanzioni di carattere penale.

Sugli enti bilaterali, il Ministro ha osservato che la destinazione di almeno 50 per cento delle risorse di cui all’articolo 52 del decreto legislativo n. 81 (fondo Inail di sostegno alla piccola e media impresa) agli organismi paritetici, anziché alla rappresentanza dei lavoratori, è coerente con il rafforzamento del ruolo della bilateralità già previsto nel decreto stesso, ed espressione di una visione moderna del sindacalismo; l’articolo 2-bis consente agli enti ed alle università la certificazione dei soli modelli organizzativi e gestionali, ove idonei a ridurre i possibili incidenti sul lavoro, al fine di favorire la diffusione delle buone pratiche aziendali, senza per questo dare a tale certificazione alcun valore formale o sostitutivo rispetto alle normali attività di vigilanza e controllo.

Dopo avere precisato che per la sorveglianza sanitaria, sono stati realizzati interventi di semplice razionalizzazione, il Ministro ha respinto le osservazioni della senatrice Donaggio circa il carattere poco chiaro delle norme in tema di appalti, di cui si conferma l’impianto vigente, mentre si è dichiarato d’accordo con il senatore De Luca sulla necessità di vigilare affinché nelle gare di appalto non vengono assoggettati a ribasso anche i costi per la sicurezza ed ha assicurato un’attenta sorveglianza delle attività nei cantieri edili. Analogamente, il Ministro ha dichiarato di condividere le preoccupazioni del senatore De Angelis riguardo alla sicurezza degli edifici scolastici, che, peraltro, essendo a tutti gli effetti luoghi di lavoro, sono assoggettati alle disposizioni del decreto legislativo n. 81. Ha quindi ribadito che lo schema di decreto correttivo rimodula ma non riduce le sanzioni amministrative e, con riferimento alle obiezioni del senatore Roilo, ha precisato che la prescrizione obbligatoria delle violazioni passibili di ammenda ovvero di sanzione pecuniaria amministrativa non mira a cancellare la violazione bensì alla sua correzione sostanziale, obbligando il datore di lavoro al cosiddetto ravvedimento operoso.

Sempre in replica ad una obiezione del senatore Roilo, che ha rilevato l’assenza di un avviso comune delle parti sociali in materia di sicurezza, il Ministro ha affermato che un avviso comune delle parti sociali, inteso come una sorta di minimo comune denominatore tra le varie posizioni, si è registrato su molte questioni, mentre su molte altre non si è trovato un accordo. Tornando sull’articolo 15-bis previsto dallo schema di decreto, ha ribadito che la disposizione si propone di esplicitare i principi di imputazione della colpa per i soggetti obbligati a provvedere in materia di sicurezza sul lavoro, con particolare riguardo al datore di lavoro, al fine di contrastare un improprio orientamento giurisprudenziale che vorrebbe ricondurre sempre e comunque la responsabilità penale degli infortuni sul lavoro al titolare dell’azienda, a prescindere dai comportamenti concreti di altri soggetti obbligati, configurando così una sorta di “responsabilità oggettiva”. Resta ferma, peraltro, ad avviso del Ministro, l’assoluta inapplicabilità della disposizione in esame al procedimento in corso a Torino per la vicenda della Thyssen Krupp, essendo stata in quel caso formulata addirittura un’accusa di omicidio colposo.

Alle dichiarazioni del Ministro è seguita una breve discussione, sulla possibilità di portare il nuovo testo dell’articolo 15-bis a conoscenza della Commissione d’inchiesta prima dell’inizio dell’esame in sede consultiva dello schema di decreto correttivo presso le Commissioni parlamentari competenti, nella quale sono intervenuti il Ministro, il Presidente Tofani e, per il gruppo del Partito democratico, i senatori Roilo, De Luca e Nerozzi. Al termine, dopo le precisazioni del presidente Tofani sulla necessità di rispettare la competenza delle Commissioni chiamate ad esprimersi sul merito dello schema di decreto correttivo, Il Ministro si è dichiarato comunque disponibile ad una nuova audizione con la Commissione, ove la riformulazione dell’articolo 15-bis sia predisposta prima della trasmissione ufficiale dello schema di decreto alle Commissioni parlamentari competenti.



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04/05/2009 16:42

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