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Norma salva manager, retromarcia di Sacconi

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Sulla responsabilità dei vertici aziendali in caso di infortuni il ministro del Lavoro accoglie i rilievi di Napolitano. Il Capo dello stato ha chiesto un intervento “anche agli effetti del processo Thyssen”. Sacconi: “La norma sarà riscritta”

Serve una riscrittura della cosiddetta norma "salva-manager" del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il provvedimento si rende necessario, dice, "per evitare interpretazioni che non sono state volute e che sarebbero pesanti anche agli effetti del processo Thyssen". Nella vicenda del lodo salva manager (denunciata dalla Fiom Cgil) entra, con tutta la sua autorevolezza, il Capo dello stato, chiedendo al governo di riscrivere la norma in modo che sia trasparente e non consenta sospetti sul fatto che i vertici delle aziende possano essere sgravati da responsabilità in caso di incidenti sul lavoro. Incidenti anche gravissimi, vere e proprie stragi. Come, oltre la vicenda Thyssen, il caso della Umbria Olii di Campello sul Clitunno (4 operai morti, vicino Spoleto, nel 2006), il cui amministratore è stato rinviato a giudizio poche settimane fa.

Sensibilizzato anche dalla lettera ricevuta dai familiari delle vittime Thyssen, Napolitano pone un altolà sostanziale che produce subito i suoi effetti. “Il presidente Napolitano ha detto la verità. Ben prima della segnalazione della Fiom Cgil, avevamo avuto modo di vedere insieme il testo e abbiamo parlato dell'opportunità di renderlo più chiaro e certo”. Questa la replica, a stretto giro di posta, del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Pur sostenendo che il decreto attuativo della delega “non ha nulla a che fare con il processo della Thyssen”, Sacconi aggiunge che “la norma sarà riscritta con la stessa finalità”, che è quella di chiarire i casi di responsabilità del datore di lavoro quando vi è anche la responsabilità di un sottoposto.

» La norma incriminata
» Pd: vigileremo

Un bel cambio di rotta, se non altro nel linguaggio. Appena due giorni fa, il 20 aprile scorso, Sacconi aveva reagito alla denuncia della Fiom etichettando i rilievi del sindacato metalmeccanici come "frutto di un odioso pregiudizio e di un processo sommario alle intenzioni".

La Fiom, ricordiamo, denunciava la “novità contenuta nell'articolo 10 bis”, in base alla quale “i livelli alti dell'azienda non saranno più responsabili di gravi infortuni”. Per il sindacato “una norma 'ammazza processi', un lodo Alfano per i top manager”, che farebbe ricadere invece “le responsabilità su lavoratori, medici, fornitori e progettisti”.

E, dopo l’intervento di Napolitano, da Corso Trieste arrivano segnali di soddisfazione. “Esprimiamo vivo apprezzamento per l'intervento del presidente della Repubblica”, dichiara Giorgio Cremaschi, segretario nazionale e responsabile dell’Ufficio Salute e Sicurezza della Fiom. “L'intervento del Capo dello stato – prosegue Cremaschi - non ci stupisce, perché il presidente della Repubblica ha sempre manifestato grande attenzione e rigore nel denunciare gli incidenti mortali sul lavoro. In ogni caso, siamo comunque grati al presidente Napolitano per le sue parole.” Adesso la Fiom attende dal governo “i fatti, e cioè una coerente modifica dei testi del decreto relativo al Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Modifiche tali da garantire il rigore della giustizia nei confronti di tutte le responsabilità di eventuali comportamenti che possano mettere a rischio la salute e la vita stessa delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Dunque il ministro dovrà rimettersi al lavoro, e precisare meglio i punti delle modifiche al Testo unico che tanto precisi, evidentemente, non erano. Lo conferma anche un esponente della maggioranza, Oreste Tofani (Pdl), presidente della commissione sugli Infortuni sul lavoro del Senato, che dichiara: "Siamo certi che il ministro Sacconi al più presto farà conoscere il nuovo testo riguardante la responsabilità dei datori di lavoro in caso di infortuni". Ieri, prosegue Tofani, "il ministro nel corso dell'audizione presso la commissione Infortuni sul lavoro del Senato, ha fornito ampie assicurazioni circa la disponibilità del governo per una riscrittura della norma, contenuta nello schema di decreto legislativo recante integrazioni e correzioni al Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che in parte riforma il principio generale sulla responsabilità dei datori di lavoro in caso di infortuni".

Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è intervenuto sulla vicenda. “Dietro a ogni incidente di lavoro non c’è quasi mai la semplice fatalità – afferma Fini -. Spesso c’è una colpa o un errore da parte di qualcuno, e nei casi più gravi una piena e delittuosa indifferenza alla tutela della sicurezza, della salute e della vita”. “Se le responsabilità vengono accertate dalla magistratura penale – ha aggiunto Fin riferendosi alle polemiche sulla norma 'salva manager' – è moralmente giusto che le pene siano adeguate alla gravità della colpa. Non ho dubbio che questa è e sarà l'intenzione autentica e non equivocabile di governo e parlamento”.

Anche in questo caso, il ministro Sacconi è stato costretto a una replica: "Ho apprezzato l'intervento del presidente Fini che ha detto di essere certo che il governo vuole un sistema sanzionatorio certo. Ed e' quello che noi vogliamo”.



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TAGS sicurezza sul lavoro testo unico

22/04/2009 18:55

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1
è il solito problema che si ripete sempre in maniera ciclica, chi ha il potere economico riesce a fare ogni cosa mentre chi sta nei livelli sociali più bassi, ossia i lavoratori, deve subire ogni sopruso. Perchè si continua a dire che non si deve "morire di lavoro" e ai piani alti invece si continua a giocare con la vita altrui?
le deleghe scritte di responsabilità, i preposti che poi si incriminano le hanno? no. il DdL che fa licenzia chi non accetta? E la formazione x qualificare i preposti?

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