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4 aprile

Al Circo Massimo la voce del lavoro

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La manifestazione racconterà a tutto il paese quello che i lavoratori sanno già. E cioè che siamo al punto in cui non si sta solo tentando di salvare quello che è rimasto del lavoro ma anche di disegnare un futuro nel quale non siano cancellati i diritti

di Tarcisio Tarquini

Questa mattina il ministro Sacconi afferma che la manifestazione del 4 aprile non serve a nulla perché la “crisi è globale” e non si risolve certo manifestando. Sempre questa mattina, il giornalista Piero Ottone, scrivendo di scioperi ma forse pensando alla manifestazione, dice che ci sono scioperi che hanno senso e altri che non lo hanno, dipende dai contenuti e dagli obiettivi. “Lo sciopero – sottolinea l’editorialista di Repubblica – sacrosanto quando si tratta di spartirsi il guadagno, è privo di senso se non c’è niente da spartire”.

Sull’inutilità della manifestazione giurano da settimane i sindacati firmatari dell’accordo separato, che invitano a puntare su un’altra strada, quella del patteggiamento con il governo per ottenere qualche misura che alleggerisca per quanto si possa il peso della crisi su chi lavora; anche loro, dunque, schierati nel partito di chi, come ancora il già citato Sacconi, è dell’idea che la crisi è qualcosa di assai simile al maltempo, alla pioggia contro cui è vano battersi (e tuttavia, sembra sfuggire, sarebbe utile persino un ombrello).

Sfugge al ministro, ai sindacalisti giudiziosi e autodefinentisi “privi di pregiudizi politici”, ai giornalisti esperti delle cose del mondo, che manifestare – la manifestazione del 4 aprile – serve a una cosa essenzialmente, ad affermare con la straordinaria forza che solo le grandi mobilitazioni possono assicurare, che le politiche e le misure anticrisi devono mettere al centro delle loro attenzioni coloro che stanno pagando più di tutti pur avendo meno responsabilità di tutti. Nel silenzio della società, della parte più debole della società, la voce spetterebbe solo ai poteri economici e finanziari più forti, il campo sarebbe completamente invaso dalle ricette dei banchieri, dalle proteste degli imprenditori a caccia di aiuti pubblici ma refrattari all’esercizio di quella responsabilità pubblica che la drammaticità dei tempi richiederebbe, dalle formule degli economisti provetti nei modelli econometrici ma distratti nei confronti dei bisogni delle persone, delle furbizie meschine dei politici di lungo corso (ma ahimé prontamente imitati anche da quelli più in erba) che in ogni crisi vedono l’opportunità di regolare i conti con chi disturba la loro onnipotenza.

La manifestazione del 4 aprile racconterà a tutto il paese quello che lavoratrici e lavoratori sanno già. E cioè che siamo al punto in cui non si sta solo tentando di salvare quello che c’è rimasto da salvare di lavoro, reddito, consumo, serenità; ma anche di disegnare un futuro nel quale non siano cancellati i diritti di oggi. E in cui ognuno conterà per quanto avrà deciso di contare adesso.



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TAGS cgil 4 aprile

03/04/2009 17:18

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1
Io penso sia giusto questo sciopero,la gente è stanca e ha diritto di gridare la sua rabbia contro un governo che ci sta portando al 68, dove i nostri genitori hanno lottato x farci avere dei diritti!Forza compagni dobbiamo essere come le tigri!HASTA LA VICTORIA SIEMPRE E ALTA LA CABEZA!

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