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Sul Pdl la benedizione del Vaticano

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Il giornale ufficiale della Santa Sede prende posizione: Berlusconi è grande e il suo partito è in linea con la Chiesa. Il laicismo di Fini? Al momento di decidere rientrerà nei ranghi. E si spera in un effetto traino sui cattolici del Pd

di Frank Barretti

La rutilante messa mediatica della Fiera di Roma, quel Berlusconi incontenibile a braccia alzate in mezzo alle sue ministre glamour, devono aver prodotto un vago effetto esilarante persino sulle austere colonne dell’Osservatore Romano. Austere sì, ma non ingesate, incapaci di intendere e di volere, di provare emozioni pur rattenute, e di decidere a tamburo battente sulla nuova tappa riformatrice del Cavaliere. Che è cosa buona e potente.

Leggere per credere. “L’immagine del Popolo della Libertà che esce dal primo congresso nazionale è quella di una formazione forte, già più forte, secondo molti analisti, dello stesso Partito Democratico, il primo nato con l’ambizione di unire differenti culture politiche”. Il Gigante e il Nano, se si guarda alle proporzioni. Ma non di questo si tratta. La differenza risiede ben più in alto. “Più forte non solo in termini percentuali stando ai più recenti risultati elettorali, il PdL appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni del popolo italiano, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria”. Una patente, un affido in concessione di valori e gesti politici da tempo covati in seno e finalmente approdati nelle mani giuste di chi sarà in grado di affermarli e difenderli. Chi non è capace di innalzarsi a certi livelli, si faccia educatamente da parte. “Nel partito si è affermata, in linea di principio, la libertà di coscienza sui temi etici più sensibili. Ma al momento di assumere iniziative concrete il PdL si è trovato unito”. Traduzione: si dibatta, si litighi al limite, si firmino petizioni o condanne, ma al momento giusto tutti allineati dietro i suggerimenti o i voleri espliciti di Santa Romana Chiesa.

Il Papa stesso ha detto e ripetuto che i cattolici in politica mai e poi mai potranno rivolgersi contro i fondamenti della loro stessa fede. Non la Democrazia Cristiana della fondazione dell’Italia post- fascista, non è questo che serve oggi, ma qualcosa di più, di diverso, di prontamente utile e utilizzabile, il partito ubbidiente che sa prevenire e comunque attuare. L’era delle mediazioni è morta da un pezzo e neppure quella del dialogo sta troppo bene. C’è molto di Ratzinger, al di là delle enunciazioni ufficiali, e, a guardar bene, molto della Chiesa sociale tratteggiata a suo tempo da Karol Wojtyla. Quello dell’egemonia è un peccato da cui nessuno è immune. La cronaca, del resto, offre materia correlata su cui discutere, come la Legge di Fine Vita nella stesura assai contestata uscita dal Senato e tuttora oggetto di roventi polemiche. Riconosce, l’Osservatore, che “lo stesso Fini” aveva “espresso qualche dubbio sulla bontà del testo della legge” chiedendosi, nel suo discorso al congresso, “se imporre determinate visioni sul tema del fine vita sia ‘più da Stato etico che non da Stato laico’ lasciando trasparire il desiderio di una revisione del testo nel suo passaggio a Montecitorio”. Un interrogativo non solo legittimo ma di proporzioni macroscopiche che l’Osservatore subito accantona ricordando come, fin dalla fase costituente, il PdL abbia saputo sempre dribblare questo genere di trabocchetti morali e “ritrovarsi unito” nel momento di tradurre in legge i desiderata della Chiesa. Alla lunga, Fini farà il buono e rientrerà nei ranghi, senza insistere troppo sulle prerogative da terza carica dello Stato. Se così non fosse…

Senz’ombra di dubbio Gianfranco Fini attraversa un momento da osservato speciale, anche al di là del Tevere. Se ne seguono le mosse, si soppesano le sue uscite “laiciste”, anche in rapporto al momento in cui avvengono. Ma se si fa perno sugli assetti istituzionali, l’attenzione è di segno diverso. A petto di un Berlusconi “diritto alla meta”, “costi quel che costi”, “il dialogo è impossibile”, “faremo da soli e subito”, non dispiace il Fini che insiste sulla necessità di riforme condivise. Lo stesso Osservatore Romano ricorda che il Presidente della Camera “è più volte intervenuto “a difesa delle prerogative del Parlamento, opponendosi a qualsiasi eventualità di mutamenti della costituzione materiale, senza passare cioè per una revisione formale della Costituzione”. Ma è tutto qui. Non si manifesta una preferenza o almeno non la si ribadisce oggi, in un momento cruciale. Se è vero che esiste l’asse preferenziale con il Colle, non sarebbe male che qualcuno dai Palazzi Apostolici ne ribadisse, adesso, i contenuti e la portata. L’impressione, sgradevole, è altra. Quasi stesse prevalendo la sindrome di non disturbare il manovratore proprio nella sua campagna conclusiva.

L’Osservatore Romano, all’indomani del congresso berlusconiano, si interroga se al gran corpaccione del PdL riuscirà la traversata senza perdite significative. Riuscirà Silvio a tagliare il traguardo del 51%? La Lega gli procurerà fastidi eccessivi? E tutto il resto riuscirà a rinsaldarsi al 49%? Calma, per favore. Il problema è un altro, come si dice: quali scelte, alla fine, compirà la Chiesa nel suo ambito; se sarà in grado di farle e in che misura peseranno sul riassetto del Paese.



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TAGS berlusconi pdl vaticano

31/03/2009 21:10

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