Intervista a Guglielmo Epifani. “La cultura di questo governo è quella di far sentire le persone sole e di indurle ad arrangiarsi, ma in questa arte i più forti ce la fanno mentre i più deboli no. I più deboli hanno bisogno di stare uniti”
“Voglio rivolgere un grande ringraziamento a tutti coloro che stanno salendo sui pullman, sui treni, sulle navi, che con ogni mezzo stanno raggiungendo Roma per partecipare alla manifestazione nazionale della Cgil e farla grande. A differenza del 2002 è molto più difficile oggi partecipare: la crisi è molto più profonda e per chi ha perso il posto di lavoro o è in cassa integrazione oppure ha un lavoro precario, un salario o una pensione insufficienti, diventa un sacrificio essere con noi a Roma”. Guglielmo Epifani, Segretario Generale della Cgil affida a Rassegna un messaggio di solidarietà e di affetto per tutti coloro in arrivo nella capitale.
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Nell’intervista al settimanale della Cgil, Epifani rileva che “c’è una grande spinta, specie nei luoghi di lavoro, a partecipare alla manifestazione perché le lavoratrici e i lavoratori, ma anche i pensionati, i cittadini, si rendono conto della posta in gioco. Parliamo di diritti fondamentali, da quelli della contrattazione a quelli sulla sicurezza del lavoro, di tutele che mancano o vengono meno che vanno conquistate. E’ una partita dai valori molto profondi”.
Rassegna Uno scontro di valori?
Epifani Si può dire così: c’è una partita molto dura che si sta giocando nel paese e che vede la Cgil impegnata a contrastare i segni negativi della politica economia e sociale del governo. Anche perché quando il governo, come noi lamentiamo, non fa scelte in realtà le fa, perché anche scegliere di non scegliere vuol dire far pagare la crisi soprattutto ai più deboli. Anche rimandare gli investimenti di politica industriale, cosa che i governi di altri paesi non fanno, vuol dire fabbriche a rischio di chiusura e lavoratori in cassa integrazione.
Rassegna Una crisi dagli effetti pesantissimi.
Epifani. Certo. A questo proposito mi permetto di dire che è davvero sbagliato attribuire a chi esprime preoccupazioni serie il ruolo di allarmista. Mi permetto di dire è singolare dire, parafrasando una vecchia canzone di Sergio Endrigo, che la crisi appena cominciata è gia finita. Se fosse così ne saremmo lieti, ma non è così. Non siamo neanche al picco della crisi che ci sarà nel secondo semestre di quest’anno. La cui fuoriuscita dipenderà non solo dalle scelte che faranno gli altri governi ma anche da quelle che farà il nostro. Il quale, purtroppo, non riesce a fare quelle operazioni di sostegno alla domanda e agli investimenti che sarebbero necessarie. Ci vorrebbero scelte che rendessero subito il paese più coeso per evitare che quando usciremo dalla crisi le disuguaglianze saranno più forti.
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Speciale 4 aprile: Roma, Circo Massimo
Rassegna Con gravi conseguenze per gli anziani, per i giovani?
Epifani Certo, anche continuare a stare zitti sul funzionamento e la possibilità di estendere la social card vuol dire escludere tante centinaia di migliaia di anziani in condizioni di povertà dall’avere un sollievo. Per i giovani, le difficoltà di estensione degli ammortizzatori sociali verso i precari vuol dire lasciare queste persone da sole. Essere tanti in piazza significa non sentirsi soli. In fondo, la cultura di questo governo è quella di far sentire le persone sole e di indurle ad arrangiarsi, ma in questa arte i più forti ce la fanno mentre i più deboli no. I più deboli hanno bisogno di stare uniti. Il 4 aprile l’unità dei lavoratori, dei giovani, degli anziani, dei più deboli per fronteggiare questa crisi, per chiede che si cambi, anche il segno culturale del modo con cui il governo sta affrontando l’attuale difficile momento.
Rassegna I dati della Cgil e dell’Ires sui salari e sul fisco parlano chiaro.
Epifani I dati testimoniano che la produttività italiana è più alta di quella che viene considerata, ma questa produttività, specie negli ultimi due anni, non ha inciso sulle retribuzioni nette a causa della mancata restituzione del fiscal drag. Questo meccanismo ha fatto si che si sia allargata la forbice dell’indice di disuguaglianza tra lavoro dipendente e altri redditi. Occorre quindi una diversa politica salariale, a cominciare dai rinnovi contrattuali. Quella parte della produttività che non è andata ai redditi netti deve essere restituita al lavoro dipendente. Per questo chiediamo che il governo assuma l’obiettivo di restituire in busta paga ai lavoratori, magari sotto forma di detrazioni fiscali, almeno cento euro. Sostenendo i redditi da lavoro, da pensione, quelli dei giovani precari.
Rassegna Seguirete questa linea anche nei negoziati contrattuali?
Epifani Certamente, non avendo noi sottoscritto l’accordo del 22 gennaio ci sentiamo liberi di affermare la necessità di recuperare salario reale in busta paga.
Rassegna Il referendum tra i lavoratori sull’accordo separato del 22 gennaio ha avuto un risultato inequivocabile:…… Come ne giudichi l’esito?
Epifani Abbiamo praticato il nostro obiettivo, che è quello di consentire ai lavoratori di esprimere il loro giudizio sugli accordi. Abbiamo detto che quando vi sono opinioni diverse solo i lavoratori possono dirimere le ragioni di chi firma e di chi non firma. Abbiamo promosso una grande prova di democrazia, in condizioni molto difficili, tra crisi e casse integrazioni. E’ stata una prova davvero importante. Hanno votato più della metà dei lavoratori che hanno votato per l’altro referendum unitario ed abbiamo avuto tanti, tanti sì. E’ evidente che abbiamo avuto, per una via democratica, la con ferma che la scelta della Cgil è stata una scelta giusta.
Rassegna Il nostro settimanale pubblica in questo numero una cronologia dei misfatti che in dodici mesi ha prodotto il governo con le critiche della Cgil. Davvero un disastro su tutti i fronti?
Epifani Cerco sempre di dare dei giudizi onesti. E’ un governo che ha paura del confronto, per apparire decisionista. Decisionista su quasi tutto tranne che sulle cose che riguardano il sostegno ai redditi da lavoro, la restituzione fiscale, la salvaguardia dei diritti dei lavoratori, quindi un governo no labour. Questo mi pare evidente. Un governo che sbaglia perché è stato votato da molti lavoratori, ma non ha nelle proprie corde il sostegno dei diritti e delle condizioni retributive e fiscali dei lavoratori e dei pensionati.
Rassegna Che ti senti di dire a Cisl e Uil mentre la Cgil va alla grande manifestazione di Roma?
Epifani Spero davvero che almeno sui punti della crisi e della sua gestione, degli ammortizzatori sociali, della mobilitazione per sostenere i lavoratori che perdono il posto di lavoro, si possa riprendere a lavorare insieme. In molte parti lo si fa ma con grande fatica. Mentre sulla riforma contrattuale registriamo purtroppo differenze profonde.
Rassegna Qui la ferita resta profonda.
Epifani Già. L’accordo dimostra, anche per i dati che abbiamo reso noti nei giorni scorsi, l’incapacità di salvaguardare il valore reale delle retribuzioni. Abbiamo così, infatti, una sostanziale riduzione dei salari. Le nostre proiezioni ci consentono poi di dimostrare che se negli ultimi anni avessimo applicato quell’intesa oggi i salari di fatto sarebbero ancora più bassi di quello che già oggi sono. Il protocollo del 22 gennaio rappresenta quindi una ferita che purtroppo è destinata a durare. Vorrei pertanto che Cisl e Uil si ponessero rispetto a questa divisione con lo stesso senso di responsabilità che noi abbiamo dimostrato di avere. Non siamo contenti di questa ferita, ma siamo convinti che l’accordo sui contratti non va nella direzione giusta.
Rassegna Come vedi il futuro, dopo la manifestazione?
Epifani E’ presto per dirlo. Intanto festeggeremo il 25 aprile e toccherà a me parlare a Milano. Poi gestiremo unitariamente il Primo maggio con la manifestazione di Siracusa sulla crisi, sulla politica industriale nel mezzogiorno, per la legalità e per i diritti. E poi, secondo me dovremmo essere in condizione di proporre al Paese qualcosa che può avere l’ambizione di rappresentare un piano del lavoro con il quale fronteggiare la crisi al tempo di oggi.