Centinaia le iniziative in tutto il paese per sostenere la manifestazione della Cgil. Gli studenti medi: “Vogliamo una scuola gratuita e di qualità”. Gli universitari: “Molti atenei faticano a chiudere i bilanci, basta tagli”
Il dato provvisorio dell’11 marzo riportava la programmazione di circa 300 iniziative di differente tipologia – 200 organizzate dalla Rete degli Studenti medi e 100 dall’Unione degli Universitari – per sostenere la partecipazione alla manifestazione del 4 aprile. È prevista inoltre la realizzazione di almeno 550 iniziative – 400 ad opera della rete degli Studenti medi e 150 ad opera dell’Unione degli Universitari – per coinvolgere scuole, facoltà, atenei, piazze e luoghi di aggregazione degli studenti.
» Speciale 4 aprile
UNIVERSITARI L’Unione degli Universitari, in particolare, ha organizzato nelle principali città universitarie italiane (Ancona, Bari, Brescia, Cagliari, Catania, Cosenza, Ferrara, Firenze, Forlì, L’Aquila, Lecce, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Potenza, Roma, Siena, Teramo, Torino, Verona), per un totale di 100 iniziative, assemblee in facoltà e nell’ateneo, volantinaggi e distribuzione di questionari sulla condizione studentesca, giornate di lezioni in piazza, seminari. Il 4 marzo a Milano sono intervenuti alcuni delegati all’assemblea studentesca. A Torino è prevista per il 26 marzo un’assemblea cittadina con la partecipazione di Donata Canta, segretaria generale della Camera del lavoro di Torino. A Pavia il 24 si è tenuta un’assemblea-seminario con l’intervento del segretario generale della Cgil di Pavia. L’Unione degli Universitari ha inoltre preparato un volantino con lo slogan “Vogliono farcela pagare” in cui si motiva la partecipazione alla manifestazione del 4 aprile con l’opposizione all’aumento delle tasse universitarie e con la richiesta di una redistribuzione più equa delle spese.
“La legge 133/08 – si legge nel volantino – ha introdotto consistenti tagli ai finanziamenti statali alle università. Molti atenei italiani già faticano a chiudere i bilanci a causa della scarsità dei fondi e a causa degli sprechi, che sicuramente vanno corretti ma che non troveranno soluzione attraverso una diminuzione massiccia dei finanziamenti”. “L’investimento sulla formazione dei cittadini – prosegue il volantino – è un investimento per tutto il paese e non possono essere gli studenti a pagare interamente il conto, con somme ingenti. Per questo difendiamo il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario come limite massimo per la quota di bilancio proveniente dalla tassazione. Per questo chiediamo che vengano introdotte sanzioni certe per gli atenei che non rispettano questo limite. Per questo chiediamo che venga stabilito a livello nazionale il vincolo che i sistemi di tassazione universitari si basino su una fasciazione continua, evitando in questo modo che studenti con un reddito di poco differente paghino tasse consistentemente differenti”.
STUDENTI MEDI La Rete degli studenti medi ha organizzato nella maggior parte delle province italiane un totale di 238 iniziative, che vanno dai volantinaggi alle assemblee di istituto, dai banchetti al coordinamento dei rappresentanti, dalle assemblee e iniziative cittadine agli “aperitivi sociali”, dai presìdi alle assemblee-concerto, dagli striscioni nelle scuole alle iniziative congiunte con gli studenti universitari. Anche la Rete degli Studenti medi ha preparato un volantino con lo slogan “Non sulla nostra pelle” (di cui riproduciamo il logo in queste pagine), nel quale si chiede agli studenti di scendere in piazza nelle loro città il 18 marzo e di partecipare alla manifestazione del 4 aprile per chiedere una scuola migliore contro la crisi. “I tagli si fanno sentire – si legge nel volantino –. Saltano i corsi di recupero, le gite costano sempre di più, i laboratori scompaiono, mancano i fondi per le supplenze brevi, manca il personale tecnico e amministrativo: molti contratti non sono stati rinnovati già da quest’anno! Quindi meno laboratori e attività pomeridiane”.
Il volantino attacca anche la privatizzazione (le scuole diventano fondazioni e dovranno trovare finanziamenti per le loro attività, scatta la concorrenza tra le scuole e le private vengono finanziate al pari delle pubbliche), la diversificazione del diritto allo studio e all’accesso formativo tra zone e regioni, la fine della democrazia, con la scomparsa degli organi collegiali, dal consiglio di classe al consiglio d’istituto, e la riduzione del peso degli studenti nei consigli d’amministrazione, nonché il rischio di perdita di qualità nell’insegnamento. “In ogni scuola – si legge – ci sarà un nucleo di valutazione dell’efficienza, che non valuterà la didattica e la qualità ma solo, in termini tecnici e burocratici, il raggiungimento degli obiettivi della scuola; anche i docenti verranno valutati su criteri di efficienza, diventando molto più sottomessi alle volontà del singolo preside”. “Non possiamo accettare lo smantellamento della scuola pubblica – conclude il volantino –. Vogliamo una scuola gratuita e di qualità”.
Approvato il dlgs. Le “correzioni” del Cdm riguardano soprattutto le sanzioni alle imprese che non rispettano le norme di prevenzione e sicurezza. Le sanzioni saranno proporzionate al “rischio d’impresa”. Aumenta il ruolo degli enti bilaterali