Il censimento del ministro minimizza il fenomeno nel pubblico impiego. “La metà stanno in Sicilia”. Le persone da stabilizzare non saranno più di 10-12 mila. Ma sono state censite solo 10 mila delle 28 mila amministrazioni italiane: poco più di un terzo
I precari della pubblica amministrazione, esclusi i comparti scuola e università, risulteranno circa 40 mila, dei quali la metà solo in Sicilia. Ne è convinto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che in una conferenza stampa a Palazzo Chigi ha diffuso i dati parziali del monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile che terminerà il 31 marzo. Il fenomeno del precariato in tutti gli uffici pubblici è stato censito con l'invio di
10 mila questionari ad altrettanti enti. Secondo il ministro si tratta di “un fenomeno, per fortuna, molto più gestibile di quello che credevamo. La montagna ha partorito un topolino, non ci sono né grandi numeri né grandi scontri con buona pace della Cgil”.
Chiamata in causa dal ministro la confederazione risponde facendo notare che quei 10 mila questionari sono stati inviati a meno della metà delle amministrazioni italiane: come rileva il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, gli "enti presenti nel paese” sono "27-28 mila". Ragionevole dedurne che il numero dei precari sia più alto di quello emerso dal censimento. Aggiunge Gentile: “Aspettiamo che i dati, aggiornati al 2008, siano inseriti nel conto annuale della Ragioneria generale e allora cominceremo a discutere e a capire come risolvere il problema”.
Anche secondo le stime della Fp Cgil (diffuse a febbraio),
i numeri dovrebbero essere molto diversi: i lavoratori precari del pubblico impiego saranno 70 mila a luglio, 120 mila nel 2010 e 200 mila nel 2011. “
I numeri sul precariato forniti dal ministro Brunetta sono attendibili come lo sono i giudizi che spende sulla Cgil”. A dirlo in una nota è Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil. “Prescindendo dal fatto – afferma il dirigente sindacale – che il campione utilizzato non ha alcuna caratteristica di rappresentatività, e che l'attendibilità di tale indagine è più simile a quella di un televoto che a quella di una rilevazione statistica, vale la pena di ricordare che gli enti che gestiscono la maggior parte del lavoro pubblico (Regioni, Province, Comuni) e in cui si annida la piaga del precariato, hanno contestato la rilevazione, dando disposizione alle proprie strutture di non fornire i dati, e contestando la potestà del Ministro su questa materia (in allegato lettera unitaria di Anci, Upi e Conferenza delle Regioni). Prendiamo comunque atto che in questa rilevazione fatta ad ‘un tanto al barile’ si è passati in una settimana dall'avere poche migliaia di precari, ad averne 40.000”.
Dei 15-20 mila precari da stabilizzare che potrebbero risultare a fine monitoraggio,
riprende Brunetta, “nel 25 per cento dei casi le amministrazioni non hanno intenzione di assumerli a tempo indeterminato”. Pertanto, il numero reale scenderebbe a circa 10-12 mila. Ad oggi sono 13.173 i lavoratori in possesso dei requisiti per la stabilizzazione secondo la normativa Prodi-Nicolais e 13.717 quelli che non hanno i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato".
Concluso il monitoraggio, il ministro della Funzione pubblica invierà un rapporto al governo e al Parlamento: “Ne parlerò anche con gli amici del sindacato, poi ci sarà tutto il tempo utile per avviare i concorsi”. Intanto, domani si terrà sempre a Palazzo Vidoni un incontro tra i tecnici del ministero e i rappresentanti di Regioni, Comuni e Province, proprio per discutere di precari.
Aggiornato alle ore 19:29