Negli ultimi cinque anni, mezzo milione di persone coinvolte grazie ai finanziamenti del Fondo interprofessionale. Il direttore generale Lignola: “Abbiamo fatto progressi, l’obiettivo è raggiungere la media europea”
Dal 2004 a oggi sono circa 500.000 i lavoratori delle aziende italiane formati grazie ai finanziamenti Fondimpresa. Questi i risultati raggiunti dal Fondo interprofessionale per la formazione continua, gestito insieme da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che ha impiegato circa 250 milioni di euro in 2.230 piani formativi. Altri 75 milioni di euro, si apprende da una nota, sono già stanziati per i progetti di formazione imprese tramite Avvisi pubblici. Tra questi l'Avviso 1/2009, dedicato alla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
“Il nostro sforzo – spiega il direttore generale di Fondimpresa Michele Lignola – è costantemente teso a rimuovere per quanto possibile i fattori che rendono problematico praticare la formazione. Abbiamo puntato molto su meccanismi che consentono certezza delle risorse, rapidità dei tempi, flessibilità organizzativa”. Per questo Fondimpresa ha adottato, tra l’altro, il meccanismo del ‘Conto Formazione’, in cui sono direttamente le aziende, in accordo con i sindacati, a decidere come usare il 70 per cento delle risorse accantonate.
“La formazione continua in Italia ha fatto progressi – fa presente Lignola riferendosi al Rapporto 2008 del ministero del Lavoro e dell’Isfol – oggi circa il 32 per cento dei lavoratori viene impegnato in attività formative, ma la media europea arriva al 60 per cento. C’è molto da fare e noi offriamo soluzioni per accelerare e diffondere il più possibile la formazione nelle imprese italiane”. Quanto alla promozione della formazione su salute e sicurezza, già nel 2008 il Fondo ha pubblicato un Avviso specifico, che ha riscosso massimo apprezzamento dalle imprese: i 12 milioni di euro inizialmente stanziati sono stati portati a 24,7, per la quantità e qualità delle domande pervenute, finanziando 147 piani che coinvolgono circa 100.000 lavoratori.
CGIL: GIU’ LE MANI DAL TESTO UNICO. In tema di sicurezza sul lavoro, siamo oggi (18 marzo) alla vigilia di una riunione del Consiglio dei ministri che potrebbe svuotare il Testo Unico. A lanciare l’allarme è la segretaria confederale della Cgil, Paola Agnello Modica. Già nei giorni scorsi il sindacato aveva sottolineato i rischi di pesante manomissione da parte del governo del Dlgs 81/08. Un allarme “fondato”, a giudizio della segretaria confederale, perché “ne sono chiari segnali le ripetute dichiarazioni del ministro Sacconi, la sua scelta di non dare attuazione al Testo Unico e di non attivare i raccordi istituzionali con le Regioni e tra gli Enti, così come quella di rinviarne l'entrata in vigore di parti essenziali, anche entrando in rotta di collisione con lo Statuto dei Lavoratori”. Se il governo dovesse procedere, utilizzando la fase di crisi per ridurre i diritti di chi lavora, “la Cgil – conclude Agnello Modica – reagirà con forza, anche chiamando i lavoratori e le lavoratrici alla mobilitazione, sicura di non essere sola”.